Rassegna storica del Risorgimento

ELEZIONI AMMINISTRATIVE PADOVA 1866-1870; ELEZIONI POLITICHE IT
anno <1967>   pagina <237>
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ELEZIONI E PARTITI A PADOVA DOPO L'UNITA'
(] 866-1870)
1. - La generale evoluzione degli spiriti verso la soluzione moderata aveva trovato, nel decennio di preparazione, un terreno più che mai propizio nelle province venete. Ben di rado infatti le aspirazioni all'indipendenza, già vive qui molti anni avanti il '48, erano state collegate a quelle istanze di rinno­vamento economico e giuridico che avevano caratterizzato il movimento nazio­nale in altre regioni d'Italia. La ricca borghesia terriera sorta dai rivolgimenti economico-sociali dell'età napoleonica non si era configurata, nel Veneto, come una nuova classe dirigente necessariamente in contrasto con la nobiltà aristocratica: e questa, se come risulta dal catasto austriaco entrato in vi­gore nel 1846 aveva perduto a favore di quella il predominio economico, man­teneva tuttavia nella regione una spiccata egemonia culturale e politica. Il com­promesso tra le nuove forze e le vecchie aveva impedito, in queste province, una pronta evoluzione verso forme più moderne di vita sociale e civile. Una grande proprietà, nobile o borghese, non di rado assenteista, che deteneva oltre la metà della terra nella bassa pianura veneta; un'agricoltura arretratissima, e sul piano tecnico e su quello sociale; una classe contadina che l'abbondanza di manodopera e uno sfavorevole regime contrattuale condannavano a una esistenza misera e senza speranza: tale, nei suoi lineamenti fondamentali, la società veneta intorno al 1860, che l'esiguità dei nuovi ceti mercantili e indu­striali non era valsa a scuotere dal suo torpore. -1) Professionisti, impiegati, bottegai, artigiani costituivano ancora, per lo più, una classe media eterogenea, scarsamente autonoma nei confronti della possidenza, cui era in gran parte legata da rapporti di clientela o addirittura di sudditanza.
Ma il compromesso tra le vecchie forze e le nuove, e l'insufficienza di queste ultime, avevano altresì condizionato profondamente la natura e il ca­rattere del movimento liberale veneto. Ferme restando le aspirazioni nazionali, perseguite con tenacia instancabile lungo tutto l'arco del Risorgimento, l'an­tico attaccamento della nobiltà alla sua terra, garanzia insostituibile della sua posizione sociale, s'era andato comunicando alle nuove classi della società, e il timore di spezzare un certo equilibrio economico-sociale era divenuto man mano patrimonio comune alla grandissima maggioranza dei patrioti veneti. Fn ben viva in costoro, specie dopo l'esperienza quarantottesca, non meno forte delle aspirazioni nazionali, la preoccupazione dell'intangibilità dell'or­dine sociale .z) Il loro liberalismo, stretto tra queste due esigenze contradditto­
ri MARINO BERENCO, L'agricoltura veneta dalla caduta della Repubblica all'unità-, Milano, 1963, passim, e spec. pp. 83*92, 153-173, 337-342. Nelle note che seguono sono anale fé seguenti abbreviazioni'. A.P. = Archivio di Stato di Padova; M.C.P. = Museo Civico di Padova; A.C.S. = Archivio centrale dello Stato, Roma. Per un primo orientamento sulla stampa periodica sono utili le rassegne di MANLIO BENETTON, It giornalismo a Padova nell'ultimo cinquantennio (18504900), in L'Adriatico, 30 luglio 1914, e SERGIO CELLA, Profilo storico del giornalismo padovano, in Nova Histaria, I960, n. 2, pp. 89-100.
2) ROBERTO CESSI, Il problema veneto dopo Villa franca (1859*1860), in Studi sul Risorgimento nel Veneto, Padova, 1965, p. 316. Più oltre (pp. 316-326) il Cessi trai-