Rassegna storica del Risorgimento

ELEZIONI AMMINISTRATIVE PADOVA 1866-1870; ELEZIONI POLITICHE IT
anno <1967>   pagina <239>
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pratico della predominante ideologia moderala.!) Moderata era quasi tutta la possidenza; moderati erano larghi strati del ceto commerciale e impiegatizio, e molto numeroso, specie nei primi anni dopo il '59, il basso clero. Nel campo opposto, il fronte dei legittimisti era assai scarsamente rappresentato: un nu­mero esiguo di ricchi possidenti, e Paltò clero il patriarca di Venezia, ve­scovi e arcivescovi, i canonici più anziani , il più attaccato all'Austria con­cordataria del 1855.
Riprendeva intanto, nei territori dello Stato sordo, la resistenza attiva, la mai sopita protesta di patrioti e fuorusciti contro la persistente dominazione austriaca. Il fenomeno dell'emigrazione politica veneta, iniziato già nel 184849 in seguito alla rioccupazione austriaca e alla caduta di Venezia, aveva trovato un ulteriore incentivo nei processi del 1851-53; ma è dopo Villafranca che esso avrebbe assunto proporzioni tali da farlo ritenere l'episodio più glorioso della resistenza veneta. Dopo il luglio 1859, e nel giro di pochi mesi, migliaia e migliaia di Veneti abbandonarono le case e gli averi, i parenti e gli amici per correre incontro, al di là del Po o del Mincio, alla nuova Italia una e costi­tuzionale. Uomini d'ogni condizione, ma specialmente giovani; più spesso stu­denti e popolani, e molti democratici e volontari garibaldini, come Ippolito Nievo, e i soliti avventurieri che sempre s'accodano in situazioni del genere.s) Ma anche tra l'emigrazione, quando essa a partire dal '59 si diede una propria organizzazione, le mansioni direttive furono assunte per lo più da moderati, sia pure con qualche contrasto. La gran parte degli uomini del '48 aveva ormai abbandonato lo spirito rivoluzionario e propendeva per i procedimenti della legalità diplomatica, già prima del '59. I vecchi repubblicani avversi alla solu­zione dinastica erano morti, come il Manin, o stavano in disparte, come il Castellani; gli agitatori di oggi erano perciò gli stessi che nel '48 diretta­mente o indirettamente avevano aderito al voto di fusione della Venezia col regno sardo.8) Moderati erano ormai quasi ratti i Veneti più autorevoli.
1) Afferma giustamente il Bri gii gì io che in questo particolare dramma della coscienza politica dei grappi moderati veneti... è da ricercare -. il segreto di quella loro resistenza passiva, su coi la moderna storiografia ha inteso costruire un'opera di revisione sostanzialmente inutile (L. Bnicuctio, Le forze politiche cit., pp. 323-324); e cita, a questo proposito, una serie di scrini del Toma vuol i e del Solitro, nei quali l'intento patri ottico-agio grafico prevale di gran lunga su quello scientifico (ibidem, p. 827, n. 2). Contro il persistere di questi indirizzi ha di recente garba­tamente polemizzato anche il Sestan, invitando gli studiosi a confermare e limitare il luogo comune che rappresenta il Veneto in quel settennio [1859-1866] tutto fre­mente di patriottica impazienza , e a passare, quindi, dall'epos alla storia (ERNESTO SESTAN, Considerazioni tutto slato attuate degli studi storici sulla liberazione
del Veneto nel 1866, in Archivio Veneto, voi. LXXV (1964), pp. 72 e 84).
2) C. TIVABONI, op. citH p. 458; Lutei ZINI, Storia d'Italia dal ISSO al 1H66, I, parte IL, Milano, 1869, p. 499; ADOLFO COLOMBO, L'emigrazione veneta in Lombardia ed in Piemonte negli anni 1859-1800, in Atti del XXIV Congresso di Storia del Risor­gimento italiano (Venezia, 1936), Roma, 1941, pp. 212-253; SERGIO CELLA, L'emigra­zione politica veneta fra il 1859 e il 1866, in Ateneo veneto, luglio-dicembre 1964, pp. 39-79. Alle vicende e all'azione politica dei dirigenti nono per lo più dedicati i lavori di K. CESSI, Il problema veneto dopo Villafranca ni., di GIUSEPPE SOI.ITUO. L'emigrazione veneta dopo Villafranca, in Rassegna storica del Risorgimento, 1925, pp. 824-849; di RAFFAELLO UAHWKHA, Gli emigrati veneti e la diplomazia, in Rasse­gna storica del Risorgimento, 1917, pp. 458*502, e altri minori contributi.
8) R. CESSI, op. cit., pp. 257-268;