Rassegna storica del Risorgimento

ELEZIONI AMMINISTRATIVE PADOVA 1866-1870; ELEZIONI POLITICHE IT
anno <1967>   pagina <240>
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che erano poi anche i più anziani, i più colli, i più ricchi d'esperienza, e qual­cuno, come il Cavalletto* con l'aureola d'un già sofferto martirio: ma soprattutto essi* a differenza dei democratici, godevano dell'appoggio del governo e della Società Nazionale, che cooperava con il Comitato vèneto di Torino opponen­dosi ad Austrìaci e rossi.1' Esemplare a questo proposito era l'emigrazione patavina, dal cui seno s'esprimeva tutta una serie d'autorevoli personaggi: Alberto Cavalletto, Andrea Meneghini, Carlo Mal ut a, il conte Antonio Emo Capodilista e qualche altro meno noto, "' Sul piano organizzativo, gli emigrati avevano costituito propri comitati in varie città dell'Italia settentrionale e del-l'Emilia al fine precipuo di tener desta la questione della Venezia: tra questi il comitato di Brescia, guidato dal patavino Multila e particolarmente impor­tante per le comunicazioni con il Veneto; e il comitato di Milano, dove gli uomini del Partito d'Azione esercitavano una certa influenza, evidente soprat­tutto a partire dal '64. A Torino, alla fine del '59, in rappresentanza di tutta l'emigrazione veniva eletto un Comitato centrale veneto di sette membri, tra i quali il Meneghini e il Cavalletto di Padova, Sebastiano Tecchio di Vicenza, Giambattista Ginslinian di Venezia: Comitato che doveva essere, negli anni a venire, la roccaforte del moderatismo e l'interprete fedele della politica go­vernativa.
Parallelamente sorgevano nelle province venete i Comitati segreti, detti anche nazionali 3> o laf arìniani per la loro connessione attraverso il Comitato centrale veneto con la Società Nazionale. Essi credevano nell'opera del governo, convinti che a questo spettasse l'iniziativa: così seguivano le sue istruzioni, e l'aiutavano e lo stimolavano cautamente, sempre rimanendo in stretti rapporti col Comitato centrale nella misura in cui ciò era permesso dalle non sempre facili comunicazioni col regno d'Italia; essi consideravano come capo il Cavalletto, né mutarono il loro atteggiamento dopo che questi nel gennaio 1865 cessò di far parte del Comitato centrale.8) Tra '63 e '64 si costituirono anche alcuni Comitati d'azione tra quanti, garibaldini o mazzi* niani, scontenti dell'indecisione del governo, insoddisfatti della resistenza pas­siva, inclinavano a promuovere tentativi insurrezionali: tutto fa pensare, però, che essi non costituissero che un'infima minoranza. I moti nel Friuli dell'ot­tobre '64, alla cui preparazione partecipò Giuseppe Mazzini, palesarono l'isola­mento dei democratici: osteggiati dopo qualche incertezza dai governo, nettamente sconsigliati dal Comitato centrale veneto, essi non potevano che andare incontro al più completo fallimento. *) Le ripercussioni sulla dirigenza veneta non si fecero attendere. Per la verità, già più volte il Comitato centrale era stato fatto segno ad aspre crìtiche per la sua eccessiva acquiescenza al go­verno, e qualche suo membro, per esprimere il proprio dissenso, non parteci­pava più all'attività collegiale. La crisi conclusiva soppraggiunse dopo i moti
1) RAYMOND GUEW, A Sterner Pian for Itali un Unity. The ltalian National So­ciety in the. Risorgimeutot Princeton, 1963, pp. 437438.
0 GIUSEPPE Sonino, / Veneti nella, preparazione e nella guerra del 1866, in Alti dall'Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, a. acc 1931-1932, to. XCI, p. 1458.
9) G. SOMTHO, l Veneti cit, >. 1389. Sui Comitati segreti si veda inoltre SERGIO CELLA, Le origini dei Comitati segreti veneti, in AA.VV., La crisi dell'impero au­strìaco cit., pp. 331-336, e GIUSEPPE SOLITRO, / Comitati segreti della Venezia prima e durante la campagna del 1866, in Nuovo Archivio Veneto, 1916, pp. 238410.
*) C. TIVAHONI, op. cUn pp. 462 Hgg.; dello stesso, I nu>U del Veneto nel 1864. Genova, 1887.