Rassegna storica del Risorgimento
ELEZIONI AMMINISTRATIVE PADOVA 1866-1870; ELEZIONI POLITICHE IT
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1967
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Elezioni e partiti a Padova '66-70 243
slore Legnazzi H Comitato di Padova, che entro certi limiti doveva dimostrarsi relativamente il più attivo nella preparazione e nella guerra del '66, costituito com'era da quadri organizzati e fedeli, e facilitato nelle comunicazioni dai rapporti d'amicizia che intercorrevano tra il Cavalletto e il Coletti. La composizione del Comitato era molto varia: prevaleva naturalmente il ceto intellettuale e professionista oltre al Coletti e al Legnazzi, v'erano l'aw. Zaccaria Leonarduzzi, il doti. Antonio Antonella il doli. Antonio Barbò-Soncin, l'editore-tipografo Angelo Draghi, il dott. Giovanni Alessio, il dott. Francesco Marzolo, per non citare che i più noti , non sempre nettamente separabile dalla possidenza, rappresentata tra l'altro dal dott Antonio Tolomei e dal barone Guglielmo Berlolini; ma non mancavano gli studenti Annibale Pignolo, Carlo Vitto-relli né qualche popolano, come Andrea Micheli o Luigi Piron, quest'ultimo ucciso dagli Austriaci nel 1866 mentre portava un messaggio al di là del Po.
A prescindere da questi ultimi, è certo che in non più di cento, centocinquanta nomi s'esaurivano tutti i membri del Comitato segreto, del Gabinetto di Lettura, della Società d'Incoraggiamento nonché della massima parte dell'amministrazione locale. Oltre alla ristrettezza numerica, un altro aspetto colpisce di questa classe dirigente in fieri z il singolare attaccamento alla città, l'orizzonte provinciale o addirittura municipale degli interessi e delle aspirazioni. Un'equa valutazione di queste tendenze deve tener conto del controllo austriaco, che impediva l'espressione della critica liberale al più alto livello politico lasciandola invece libera di esercitarsi nel piccolo cabotaggio economico amministrativo e comunale. Ma essa non può prescindere da un'antica tradizione municipalistica che risaliva ancora ai tempi della Repubblica veneta, quando il disinteresse di questa per le città dell'entroterra salvo il pagamento dei tributi le aveva assuefatte a un regime di larga autonomia, destando nel contempo profondi risentimenti di ceti nobiliari e intellettuali di terraferma contro la Dominante. Queste tendenze centrifughe si sarebbero poi manifestate con vigore durante il biennio di agitazioni prima di Campoformio,l) e anche più tardi, nel '48, incontrandosi con il nuovo fusionismo di stampo monarchico e costituzionale.*) Da parte sua la dominazione austriaca pur nel rìgido controllo politico che la caratterizzava e con le oscillazioni dettate dalle diverse circostanze aveva lasciato campo libero alle aspirazioni autonomistiche, per quel tanto di autogoverno che i Veneti esercitavano attraverso le Congregazioni municipali e provinciali.3)
La tematica autonomistica occupa anche una posizione di rilievo nella rivista dei moderati patavini, Il Comune,*) uscita a Padova nei 1864 ad opera soprattutto di Antonio Tolomei, Emilio Morpurgo ed Enrico Salvagnini. Sorta
i) ROBERTO CESSI, ti Veneto nel Risorgimento, in Stadi sul Risorgimento eit, pp. 20-23.
3) VINCENZO MARCHESI, Settantanni di storia politica di Venezia (1798-1866), Torino-Roina, 1892, pp. 113 e 120; M. BEBENCO, op. c'u., pp. 341-342.
3) ANTONIO SANDONÀ, // Regno lombardo-veneto {I lì 11-1,859). 1. Costituzione e VAmministrazione, Milano* 1912, pp. 89 e agg.
4) // Comune, Periodico dHnteressi umministrativi e varietà, Padova, 186446. Tra i fondatori, oltre ai tre citati nel testo, v'erano anche Giovanni Cittadella, Pietro Selvatico, Francesco Sacchetto e Teodoro Zecco. La rivista cessava le pubblicar zi orti nel maggio '66, alle prime avvititigli della guerra. V. anche SBRCIO CELLA. <Il Comune > di Padova (1864-1866), in Padova, settembre 1958, pp. 23-26.