Rassegna storica del Risorgimento
ELEZIONI AMMINISTRATIVE PADOVA 1866-1870; ELEZIONI POLITICHE IT
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1967
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Elezioni e parliti a Padova '6()'70
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gimento veneto: eppure il ritorno nella sua città, di lui incarcerato dall'Austria, poi emigrato, e quindi capo del Comitato centrale, non fu scevro di grosse delusioni. Forse le antiche virtù di cui parla la motivazione della sua meda* glia d'oro preludono già all'appunto che gli sarà fatto pochi mesi appresso, di avere ormai fatto il suo tempo .
La sua storia personale è presto tracciata: nato a Padova nel 1813 da famiglia di modeste condizioni, seguiva gli studi di matematica ed entrava poi nei ruoli dell'amministrazione come ingegnere del Genio civile. Combattente a Padova nel '48, era poi passato a Venezia dove era deputato dell'Assemblea legislativa e partecipava alla sua difesa fino alla capitolazione. Nel 1852 fu arrestato e condannato a morte per i suoi rapporti con il Comitato rivoluzionano veneto: la condanna fu poi commutata in sedici anni di carcere. Quasi tre anni egli scontò a Josephstadt, da dove poi, per motivi di salute, gli fu concesso d'esser trasferito a Lubiana. Fu soprattutto in questo periodo che maturo la sua adesione alla linea monarchica e costituzionale di Camillo Cavour. Amnistiato nel dicembre '56, tornava nella sua città, ma ben presto nel gennaio 1859 emigrava a Torino, dove nel dicembre dello stesso anno si costituiva il Comitato veneto.
Al suo ritorno nel 1866, perciò, Alberto Cavalletto mancava da Padova da circa tredici anni, salvo un breve periodo intermedio: e non fu questo l'ultimo tra i motivi del suo isolamento. 11 quale, se poteva anche dipendere da cèrte rigidezze del carattere, trovava probabilmente la sua vera ragione d'essere nella profonda diversità delle esperienze, sue e dei moderati patavini. Questi vissuti, si può dire, all'ombra del campanile, occupati nelle loro questioni locali e amministrative, o a distribuir premi agli agricoltori attraverso la Società d'Incoraggiamento: autori di una discussa resistenza passiva con quei Comitati segreti, che miravano ad assicurarsi il potere non meno che a liberare il Veneto; non alieni dalle aspirazioni municipalistiche e riluttanti a un'immediata unificazione legislativa. Il Cavalletto invece, capo del Comitato veneto a Torino dopo il '59, nella temperie unitaria che accomunava i governi di Cavour agli emigrati d'ogni regione; dimentico delle differenziazioni regionali, incurante delle istanze locali, già da allora vedeva nell'nnificazione legislativa lo strumento essenziale dell'unità italiana. In una lettera al Legnazzi dell'I 1 novembre 1859 egli approvava il governo che aveva sostituito a molte leggi della Lombardia le leggi piemontesi, e criticava aspramente quei milanesi che se n'erano mostrati offesi." Più tardi scriveva sempre al Legnazzi, il 18 maggio 1860: Ora non è più tempo di pensare alla conservazione degli Stati italiani, non è più tempo di bonapartisti, di murattiani, di federalisti, di municipalisti... Aboliamo tutte le vecchie denominazioni municipali e diciamoci tutti italiani e siamo tali di fatto e di cuore... Indipendenza e unità nazionale dev'essere la sola nostra divisa . 2>
Altrettanto netto era il suo atteggiamento in materia di politica ecclesia-stira, dove dimostrò un anticlericalismo dettato da una chiara visione storica e politica. Sostenitore della politica del governo nel '67 e nel '70, caldo fautore della rivendicazione di Roma, si batté in ogni occasione per la soluzione separatista dei rapporti tra Stato e Chiesa: così ad esempio, ancora nel '96,
2ì< G* SOMTHO, / Fenati ciL, p. 1388, n. 1.
2) S. CELLA, Alberta Cavalletto patriota di., p. '84.