Rassegna storica del Risorgimento
ELEZIONI AMMINISTRATIVE PADOVA 1866-1870; ELEZIONI POLITICHE IT
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1967
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246
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246 J/ Raffaele Vergarti
pronunciava al consiglio comunale di Padova nn forte intervento contro l'inse-gnamento religioso nelle scuole. *) Più sfamalo era, in genere, l'atteggiamento dei moderati patavini: come nel caso delle incertezze manifestate dà taluni sulla legge per la liquidazione dell'asse ecclesiastico e più tardi, nel '70, sull'occupazione di Roma e sul problema dei rapporti tra Stato e Chiesa. Ma probabilmente tali divergenze nel '66 non erano ancora avvertibili,2)
Vera certo tra il Cavalletto e i moderati patavini una larga base comune, che in fondo faceva sì ch'essi fossero, l'uno e gli altri, moderati : la decisa volontà di lasciare comunque l'iniziativa al governo, l'avversione agli intemperanti e agli impazienti , la paura della rivoluzione, il conservatorismo sociale. È su questa base che l'Unione liberale di Padova, dopo Mentana, avrebbe riunito in sé l'intero partito moderato della città, ivi compreso il Cavalletto. Per qualche tempo, tuttavia, i motivi di divisione dovevano prevalere su quelli di unione.
3. - Nel 1866, quando l'esercito italiano venne a liberarci dalla dominazione austriaca, l'ebbrezza prodotta da un tale immenso risultato, l'entusiasmo per l'indipendenza, la fede nell'avvenire della patria, furono cosi grandi, che nel Veneto non era permesso di essere altro che moderati.
Dal 1859 al 1866 quasi tutti i giovani più determinati erano partiti; rimasti i Comitati lafariniani soli rappresentanti del patriottismo militante nell'interno
mentre i giovani fuorusciti sarebbero stati il lievito delle audaci imprese, i paladini dei principi di libertà i rimasti, uomini maturi e di natura pacifica, ispiravano la calma e la pazienza. E i rimasti, essendo i soli capitani, postisi alla testa dei movimento nazionale, dominavano coll'adesione universale il paese;
Scarsi gl'impazienti essi erano accorsi all'esercito, tra i volontari, nelle agitazioni dell'emigrazione scarsi e deboli di mezzi e di prestigio.
La moltitudine degli emigrati, composta di giovani sconosciuti, riedeva nel 1866 in patria, carica di allori raccolti su tutti i campi di battaglia, ma priva affatto di autorità, la quale si acquista o con le grandi opere che acquistano fama, o con le aderenze e le numerose relazioni personali.
Nel 1866 adunque i Comitati lafariniani, appoggiati dal Governo, che in essi aveva avuto dei fedeli interpreti, trionfavano dappertutto la giovane generazione del 1859, del 1860, del 1866 non era affatto conosciuta.
I pochi uomini maturi, non aggregati ai Comitati lafariniani, sospetti al paese che a questi soli lasciava l'incarico d'inalzare alle stelle e di precipitare negli abbiasi, non stretti da vincoli fra essi, perché altresì militanti in frazioni diverse dello stesso partito, rimasero isolati.
Le elezioni provarono l'onnipotenza dei Comitati.
Comuni, Provincie, Stalo, istituzioni di beneficenza, cattedre, onori, tutto fu da essi e dai loro adepti coperto, ottenuto, conquistato. Appena se Lendinara,
U Ibidem, pp, 96-100.
s) Saranno pero avvertibili dopo il 1876, quando l'evoluzione clcrico-modoruta dei diligenti patavini indurrà un groppo di liberali - - tra cai il Cavalletto, Beggiato, Cuerzoni a fondare, nel 1881, un'ultra associazione liberale moderata e a concludere un'alleanza elettorale coi progressisti (Il Bacehigllone, 28 giugno 1881; v. anche SEIICIO CEUA, Arturo Colmati direttore de L'Euganeo , 1882-18M, in Padova, nov. 195S, pp. 18-21).