Rassegna storica del Risorgimento

ELEZIONI AMMINISTRATIVE PADOVA 1866-1870; ELEZIONI POLITICHE IT
anno <1967>   pagina <248>
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Raffaele Vergami
sue precedenti esperienze nell'Italia centrale del 1859-60; ma, come il Cavai-letto, presentava quelle storture e quei pregiudizi tipici dell'atteggiamento piemontese e volti a una integrale svalutazione di tutto ciò che c'era stato prima dell'Unità: l'Italia, per lui, doveva respingere le lusinghe del passato, sgomberare il terreno senza dubbiezza dai frantumi dei mali ordini ammini­strativi dei governi caduti e non raccoglierli per edificare il nuovo edificio dell'Unità Italiana... . 1> Affermazioni, queste, che non dovevano essere molto gradile a quella parte dei moderati, pur membri del Comitato segreto, che ave­vano più intensamente partecipato alla vita cittadina, che erano consci della relativa bontà di parecchie leggi austriache specie in materia amministra­tiva , e che in ogni caso, per posizione sociale e per temperamento, diffida­vano d'ogni proposito di fare tabula rasa, da qualunque parte esso venisse. Inutile dire che in questo settore campeggiava la possidenza, la grande proprietà terriera dei Morpurgo e dei Cittadella, naturalmente timorosa d'ogni brusco mutamento che potesse mettere in pericolo il suo potere economico. Si profi­lava così a Padova una opposizione conservatrice alla conquista regia , all'affrettato accentramento ch'era nei voti dei patrioti più ardenti, opposizione che nasceva dall'interno stesso di quel Comitato che aveva lavorato per la libe­razione del Veneto. Occorre però aggiungere che l'ultimo periodo antecedente alla liberazione aveva visto l'accorrere al Comitato degli opportunisti, dei tie­pidi benpensanti, dei patrioti dell'ultima ora: i liberali più conseguentemente unitari erano stati, forse, numericamente soverchiati, e nel Comitato s'era raf­forzata la coloritura conservatrice e reazionaria o nera , secondo la ter­minologia dell'epoca. Gli anni successivi, d'altra parte, avrebbero visto l'indi­sturbata ascesa di personalità già largamente compromesse col regime austrìaco. a'
Uno degli obiettivi principali del governo e perciò del marchese Pepoli fu quello di piazzare nelle cariche di maggior responsabilità e prestigio degli uomini che godessero della sua completa fiducia eliminandone, del caso, i personaggi già compromessi con l'Austria o comunque poco favorevoli al muta­mento di regime. Si trattava ovviamente di una prevedibile operazione di ri­cambio della classe dirigente, non nuova alla politica piemontese, e non tanto d'una ricompensa come sosteneva il giornale governativo a coloro che in premio di lunghi studii o di offerti sacrifici, di pericoli sfidati o di prestati servigi ebbero impiego o cattedra, croce o commenda . ) Comunque questa operazione non riuscì che molto parzialmente, per la sorda resistenza opposta dai conservatori moderali di Padova e culminante, a novembre, nella caduta del candidato governativo al Parlamento. La politica del governo riusciva in­fatti a realizzare i suoi intenti soltanto nei casi in cui questo disponeva d'un diretto potere di nomina, ma veniva nettamente sconfitta nelle consultazioni popolari, politiche o amministrative. Non le era bastata, a ingraziarsi i con­servatori moderati, la pioggia di onorificenze che era caduta sui patavini, e stavolta senza discriminazioni, facendo sì che più tardi, su quaranta consiglieri comunali, vi fossero ben trentasei cavalieri o commendatori.
Alla resistenza dei conservatori moderati, tenace ma inespressa e celata setto un mante dì formale solidarietà, s'aggiungeva in queste circostanze Top-
3J -Discorsi pronunciati in Padova dal Commissano del Re marchese Gioacchino Pepali, Brescia, 1866, p. 27.
2) . CELLA, Alberto Cavalletto tra Deatra e Sinistra, vìi., p. 41. a) Giornale di Padova, 29 novembre 1866 (Polemitid!)',-.