Rassegna storica del Risorgimento

ELEZIONI AMMINISTRATIVE PADOVA 1866-1870; ELEZIONI POLITICHE IT
anno <1967>   pagina <249>
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Elezioni e partiti a Padova '66-'70 249
posizione manifesta della pattuglili progressista. La polemica dì questa si ap puntò specialmente su alcuni licenziamenti e nomine di docenti del l'Uni ver-sità, che venivano attribuiti a manovre presso il Pepoli e il ministero della pubblica istruzione di chi. in nome del patriottismo e dei servigi prestati alla patria, esercitava le proprie vendette e provvedeva ai propri interessi. *) Ap­pena venuto il commissario del re in Padova, con poteri illimitati, cadde come un fulmine una lista di proscrizione quasi unicamente sull'Università} e spe­cialmente sulla facoltà medica... L'impero della legge sopra ogni cosa: si legge nell'ultimo messaggio del re, ma il favoritismo di pieno arbitrio, con vero sfre­gio senza pari, destina ricompense! dispensa impieghi, eleva a cariche, insedia a cattedre, senza che la legge entri menomamente nei movimenti di queste promozioni ,s) Uno dei neo-professori, e non a caso, era il dott. Ferdinando Coletti, già capo del Comitato segreto e ora nominato alla cattedra di farma­cologia. E d'altra parte nella polemica del medico e progressista Lauro Ber­nardi, oltre alla giusta protesta per la scarsa liberalità dei provvedimenti, non mancava un certo risentimento nel vedersi di fatto escluso dal palio delle cattedre e degli impieghi.
L'eco di queste polemiche sarebbe giunta molto lontano negli anni, ampli­ficata anche dalla stampa dì opposizione che se ne serviva nelle sue battaglie politiche del momento: fino ad accreditare, negli ambienti progressisti, la pas­sata esistenza d'un mitico periodo commissariale nel corso del quale la con­sorteria patavina, con l'avallo del commissario, avrebbe afferrato nelle sue grinfie tutta la vita politica, economica e sociale della città. Secondo un giornale democratico del 1870, i moderati di Padova sorpresero la buona fede, per non dire la buaggine del Pepoli commissario regio nel 1866 e... gli strapparono dimissioni di professori... si fecero concedere cattedre... s'ebbero cavalierati e commende... . :*J Nulla di più impreciso. La vera consorteria era quella dei conservatori moderati e, tra essi, della grande proprietà terriera, che domi­nava le campagne ed anche, attraverso una vasta clientela di impiegati e liberi professionisti, le città; che aveva dominato con l'Austria, e continuava ora a dominare con l'Italia. Certo, l'errore della stampa progressista posteriore è facilmente spiegato dal fatto che l'unità dei moderati patavini, così incrinata in questo scorcio del '66, si sarebbe poi ricomposta nel giro dì un anno; e questa breve crisi, in prospettiva, avrebbe perso ogni importanza. Non è irrilevante tuttavia che la ricomposizione avvenisse, nel '67, sulle posizioni dei conserva­tori moderati e non su quelle dei liberali moderati come il Pepoli, il Caval­letto e seguaci, che furono cosi i veri sconfitti.
La polemica dei progressisti non mancò di avere un certo seguito anche nelle file dei conservatori moderati. Ma anche al di là di una adesione puntuale eu questa o quella rivendicazione, i primi venivano obiettivamente ad affian­carsi ai secondi nella resistenza alla politica governativa. Si profilava così, pur nella diversità d'accenti e di tendenze, una convergenza tra i rossi > e i neri .
Quali forze costituivano la cosi detta consorteria? Il governo, intanto,
*) G. SOLITHO, / Veneti eh., pp. 1548-1549; LAURO BERNARDI, Le nuove nomine dei proiettori a Padova ed il favoritismo, Verona, 1867 (Estratto da 11 Tempo di Venezia).
2) L. BERNARDI, op. rff, pp. 9-10 e 22.
s) Avanti Sempre!Il, 16 novembre 1870. Un giudizio analogo in M. C. PM B. P. 3200: ALFREDO MA NETTI. Cronaca di Padova (4 voli, ras.), X, e. 497 v.