Rassegna storica del Risorgimento
ELEZIONI AMMINISTRATIVE PADOVA 1866-1870; ELEZIONI POLITICHE IT
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1967
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Raffaele Vergarli
e neri, contro la consorteria liberale moderata. Il ruolo svolto dai progressisti in questi, pochi mesi è quanto meno patetico. Liberali avanzati o democratici, essi si posero al servizio d'un programma arretrato e aiutarono la possidenza a mostrare i denti t> al governo. Pochi e privi di seguito, ma polemici e battaglieri, essi lottarono in prima linea, mentre nelle retroguardie i conservatori moderati raccoglievano i frutti senza esporsi, volti già a quella riconciliazione coi governativi che non avrebbe tardato a. venire.
Poco prima delle elezioni politiche il 1 1 novembre il Circolo Popolare pubblicava il proprio programma, d'un inconfondibile tono liberale conservatore. Vi si propugnavano progresso nell'ordine, prudenti riforme, fedeltà allo Statuto, buona amministrazione. In politica estera, si consigliava una dignitosa cautela sulla questione romana e su quella dei confini naturali con l'Austria.1) C'erano tuttavia due punti di particolare interesse: si chiedeva, in primo luogo, di tenere conto nelle province venete delle vecchie leggi, specialmente in materia amministrativa, informate alla sapienza della Repubblica Veneta e del primo Regno d'Italia; in secondo luogo, di allargare le autonomie comunali Ritornava qui la tematica municipalistica già svolta nel 1864 sulle pagine del Comune, a testimoniare la continuità non solo fisica, ma ideale tra i patrioti di allora e l'attuale leadership del Circolo Popolare. L'istanza autonomistica, inoltre, era il solo punto del programma che potesse dare soddisfazione ai progressisti essi l'avrebbero sostenuta costantemente negli anni a venire, dopo il suo precipitoso abbandono da parte moderata. In quel momento, conservatorismo e democrazia si incontravano a mezza strada a testimoniare la fondamentale ambivalenza d'ogni istanza particolaristica, poiché le tradizioni locali e la struttura cittadina non erano solo testimonianze superstiti d'un passato da cancellare, ma elementi positivi d'una varietà ineliminabile ed ancora feconda di possibili benefici... .2)
Il plebiscito per l'annessione delle province venete e di Mantova rappresenta l'ultimo atto, e la conclusione, della guerra del 1866. Finché esso rimaneva nella sfera del possibile, i liberali veneti vi guardarono come a una eventualità sgradita ed umiliante, imposta dalla mediazione francese. Ma quando fu chiaro ch'esso si doveva fare, il risentimento lasciò presto il posto a un attivo im-
1) Giornale di Padova, 15 novembre 1866 (Circolo Popolare di Padova, Relazione del Comitato per le elezioni politiche. Programma). Riprodotto nell'appendice, n. 1. In tema di politica estera, si veda invece la bellicosa posizione espressa dal Cavalletto fin dall'estate; Prima di tutto è necessario scacciare gli Austriaci oltre Alpe e rivendicare all'Italia i suoi naturali confini scriveva egli il 29 agosto 1866 al patriota istriano Tomaso Luciani . Finora gridammo Venezia, Venezia, quind'in-nanzi grideremo Tirolo Meridionale e Istria, né ci stancheremo mai (Carteggio Cavalletto-Luciani, 1861-1866* a cura di GIOVANNI. QUARANTOTTI, Padova, 1962, p. 217). Nel novembre, gli uomini del Circolo Popolare esortavano elettori ed eletti a tendere al conseguimento dei confini naturali, senza fare però questione clamorosa ; e soggiungevano quindi, con trasparente allusione: bando oggi adunque alle ostentate esigenti pose... (Giornale di Padova, 15 novembre 1866, ori. ci*.). Ribatteva indirettamente il Cavalletto, in una successiva lettera del 7 dicembre, sempre al Luciani: Mi fa degno la tendenza dei veneti e degli italiani al quietismo nella politica estera; ciò h un errore, e sarebbe una sventura se durasse... Io non sarò contento che il giorno in cui potrò benedire l'unità d'Italia in Polo ricongiunta alla patria comune (Carteggio eit, p. 21'i.
) CARLO MORARDI, La Sinistra al potere, Firenze, 1944, p. 114.