Rassegna storica del Risorgimento
ELEZIONI AMMINISTRATIVE PADOVA 1866-1870; ELEZIONI POLITICHE IT
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1967
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Elezioni e parliti a Padova ì66-'70 253
pegno per farlo riuscire una grande manifestazione di italianità. Il suo carattere nazionale non poteva, in questa occasione, non agire come elemento unificatore di tutti i liberali, al di sopra d'ogni tendenza: e infatti, almeno a Padova, le poche polemiche intorno al plebiscito toccarono aspetti marginali, senza mai nietlere in dubbio la positività dell'annessione. Come quando, oltrepassando il Giornale di Padova i limiti del buon gusto nel segnalare continue manifestazioni spontanee a favore dell'unificazione, il Corriere della Venezia precisava che queste erano state organizzate dal podestà e dalla giunta, ed eseguite in perfetto ordine dalla guardia nazionale.
Nell'adunanza del 7 ottobre 1866 il Circolo Popolare eleggeva un comitato-elettorale composto di undici membri. Subito dopo il comitato pubblicava un manifesto per il plebiscito, atto politico più solenne della sua [della Venezia] nuova vita indipendente , in cui si esortava a una massiccia presenza alle urne e ad illuminare gli inesperti, a spingere i neghittosi, a rendere rassegnati gHndispeltiti .1) Il comitato includeva sia esponenti liberali moderati consorti , sia conservatori moderali.
Ma il plebiscito, a Padova, costituì soprattutto l'occasione per il manifestarsi, da parte cattolica, d'una chiara iniziativa conciliatorista. È questo, negli anni 1866>67, l'unico atto di presenza cattolico di qualche rilievo nella vita di Padova. Il fenomeno del clero liberale, che aveva avuto dopo Villafranca un ruolo notevole nella diffusione delle nuove idee, si era ormai esaurito. La presenza di Giovanni Guglielmi, prete liberale ex-parroco a Padova e amico del Cavalletto, non fa testo. Àncora più silenzioso se ne stava, forse per timore di rappresaglie, il gruppetto dei clerico-intransigenti Sacchetti, De Besi, Baschirotto che d'altronde era stato fino allora più una isolata espressione sul piano culturale che un vero movimento d'opinione.2) L'iniziativa veniva invece, inaspettatamente, dagli esponenti del vecchio legittimismo austriacante, che tradivano così ancora una volta le loro propensioni gìnrisdizionaliste e concordatarie. Già nella prima metà di settembre era apparsa in vari punti
Giornale di Padova, 8 ottobre 1866.
2) Per la storia dei cattolici veneti dal '59 al '66 si vedano i fondamentali lavori di LETTERIO BRICUCMQ, Questione romana e clero veneto, in Ateneo Veneto, 1960, n. 1, pp. 49-61; Lo spirito religioso nel Veneto durante la tersa dominazione austriaca (Fortuna di Ernesto Renan), in Rassegna storica del Risorgimento, 1955, i<i'. 22-57; Saggio introduttivo al Carteggio Volpe-Cuvalletto (1860-1866), Padova, 1963, pp. VII*VI. Trattano solo parzialmente il perìodo in questione ANGELO GAML-BASUf, Orientamenti spirituali e stati d'animo dei cattolici intransigenti veneti, in Chiesa e Stato nell'Ottocento, Miscellànea in onore di Pietro Pirri, I. Padova, 1962, pp. 246-261} e MARIO SABBATICI, Profilo politico dei clericali veneti (1866-1913), Padova, 1962, p. 5 sgg. A Padova, un gruppo di preti liberali costituitosi fra i professori del Seminario e denominato il e Santissimo Sodalizio era stato severamente colpito e disperso ad opera del vescovo Federico Manfreditù, ancora nel 1862. H Man f redini, che resse la diocesi dal 1856 al 1882, era annoverato tra gli elementi più conservatori e austriacanti (L. DRIGUGLIO, Saggio introduttivo eli., p. XXXIV). Più tardi, tra '68 e '64, sorgeva a Padova un primo nucleo di cattolici e zelanti - - Giuseppe Sacchetti, Alessio De Beai, Antonio Baschirotto - - con un prò* gramma rigidamente papista ma libero, ormai, dall'ipoteca austriaca. Sul Sacchetti - che s'affermò ben presto come una delle massime personalità deBIntransigentismo cattolico si veda la suggestiva biografia di GABRIELE DB ROSA, Giuseppe Sacchetti e CO perà dei Congressi Roma, 1957, nonché l'ampia recensione critica fattane da Attcsto GAMBASTO, in Rivista di storia della Chiesa in Italia, 1959, pp. 407424.