Rassegna storica del Risorgimento

ELEZIONI AMMINISTRATIVE PADOVA 1866-1870; ELEZIONI POLITICHE IT
anno <1967>   pagina <259>
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Elezioni e parlili a Padova '66-70 259
Grande proprietario terriero, il Cavalli aveva un profondo interesse per la vita dei campi. In nn saggio del "51 egli giudicava tristissime le condizioni della campagna padovana intorno al 1846, annotando l'irrazionalità e arretra* tezza dei metodi di coltivazione, l'insufficienza (lei lavori idraulici per il do* saggio delle acque; 1 ma anche le misere condizioni dei contadini, dimenticati dalla beneficenza pubblica, analfabeti e ignoranti delle nozioni più elementari di agricoltura, tenacissimi negli usi antichi: poiché, nel Cavalli, l'interesse produttivistico era indissolubilmente legato a una genuina preoccupazione per la sorte delle classi inferiori. La Società d'Incoraggiamento, per l'appunto, era stata anche questo, l'espressione pratica del suo paternalismo riformatore. Questi tratti da signore di campagna, l'indiscusso impegno, l'assoluta buona fede facevano del Cavalli un personaggio entro certi limiti accettabile anche dai liberali progressisti.
Contro il Cavalli, il Giornale di Padova proponeva pochi giorni appresso la candidatura appoggiata anche dal commissario regio di Alberto Caval­letto, l'esule più popolare, il tenace assertore dell'indipendenza veneta. Tutta la sua vita scriveva il foglio governativo risponde per lui. Combattere una tale candidatura sarebbe rinnovare l'esempio del villano ateniese, il quale volò l'esilio di Aristide stanco di sentirlo nominare il giusto . '-) I giorni seguenti non vedevano una campagna elettorale di particolare violenza. Contribuiva a ciò, senza dubbio, il fatto che allora l'unico periodico pubblicato a Padova fosse il Giornale di Padova: tuttavia, la difesa dei candidati del Circolo Popolare era stata assunta quasi d'ufficio dal quotidiano // Tempo, di Venezia, di tendenza progressista.3) Le accuse al Cavalletto erano quelle consuete, di capitanare mia non meglio identificata * consorteria a Padova: né maggior contributo offriva per la comprensione dei dissensi un manifesto apparso alle cantonate della città con la scritta: Abbasso la consorteria Sacchetto Vogliamo Cavalli e non Cavalletto a deputato al Parlamento nazionale. Francesco Sacchetto era l'editore-tipografo del Giornale di Padova. I conservatori moderati tacevano: o, più probabilmente, lavoravano a livello di relazioni personali, fiduciosi nella propria tradizionale influenza.
Le elezioni del 25 novembre 1866, riuscite a primo scrutìnio in tutti e sei i collegi della provincia, segnavano una netta sconfitta per il governativo Gior­nale di Padova. I suoi candidati erano battuti in tre collegi Padova 1, Pa­dova 2, Piove-Conselve; riuscivano in altri due, ma solo perché il giornale, dandone per scontata l'elezione, aveva appoggiato i candidati locali: il Cavalli (a Este-Monselice) e 1 conte Andrea Cittadella, notorio clerico-moderato (a Cittadella-Camposampicro). A Montagnana il giornale non aveva preso posizione per alcuno. Nessun consorte andava a rappresentare al Parlamento la pro­vincia di Padova: i Cavalletto, i Meneghini, i Maluia, i Coletti erano stati posti brutalmente da parte. Il conservatorismo moderato patavino riportava in tal modo una vittoria decisiva, mentre rivelava nelle persone degli eletti, la sua vera base sociale. Sopra sei collegi, almeno cinque avevano prescelto i rap­presentanti della, grande proprietà terriera: e cioè il Cavalli, onorato di triplice
Ì-) P. CAVALLI, Studi economici eli., pp. 158 sgg.
2) Giornale di Padova, 20 novembre 1866.
8) // Tempo, Giornale politico commerciale del Veneto, Venezia, 1860 ggg. Nei periodo in esame fu spesso definito dal Giornale di Padova organo ufficioso del Circolo popolare .