Rassegna storica del Risorgimento
ELEZIONI AMMINISTRATIVE PADOVA 1866-1870; ELEZIONI POLITICHE IT
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1967
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264 Raffaele Vergarti
negli avvenimenti del '48 e del '59, era entrato più tardi nella carriera amministrativa presso il ministero dell'Interno. Liberale moderato, profondamente interessato al problema amministrativo, lo Zini era tuttavia contrario al sistema accentratoro che dal *59 in poi aveva ispirato la politica piemontese. *) Nella sua Storta d'It'alia dal 1850 al 1866, che proprio allora andava scrivendo, egli analizzava acutamente le cause per cui s'era diffusa tra i Piemontesi la voi* gare ed erronea credenza che di là del Ticino, o poco oltre, non fossero che tenebre e barbarie.>; e notava come questa credenza avesse generato tali malumori, che per poco si esacerbarono fino ad un aperto antagonismo, fomentato per insipienza e fors'anco per malignità di taluni più del loro profitto che del Paese solleciti; antagonismo, il quale fu per un momento di grave pericolo alla Nazione .2' Lo Zini si riferiva qui alle resistenze manifestatesi dopo le annessioni del 1859-60, ma le sue parole potevano applicarsi, senza mutare una virgola, anche al Veneto del '66. Cerio, la sua destinazione a prefetto di Padova non poteva essere stata del tutto casuale.
Poco dopo l'arrivo dello Zini venivano reintegrati nelle loro cariche alcuni impiegati sospesi nel '66, tra i quali il prof. Tito Vanzetti, il cui caso aveva avuto una certa risonanza anche fuori dei confini del Veneto. Il confusionario e pseudo-democratico Antenore, alcuni mesi dopo, inneggiava alla restaurazione della giustizia e del buon diritto: ma non s'accorgeva trattarsi anche e forse soprattutto d'una misura per favorire la distensione nel campo moderato.3) In ogni caso, lo Zini fu effettivamente un ottimo funzionario, rispettoso delle libertà civili e politiche, nemico dei privilegi, alieno dall'intervenire nei contrasti locali: e come tale l'avrebbero ricordato per molti anni, con stima e gratitudine, i progressisti di Padova.4)
Con l'apertura della sessione parlamentare (15 dicembre 1866), l'assemblea si accingeva a convalidare le elezioni nelle province venete e di Mantova. Immediatamente dopo la convalida il conte Ferdinando Cavalli, il 22 dicembre, optava per il collegio di Piove. Rimanevano così scoperti i collegi di Padova e di Este, rendendo necessarie nuove elezioni suppletive. A Padova, la campagna elettorale si iniziava nel segno della più grande incertezza. Non Vera più un autorevole candidato governativo contro il quale avrebbero potuto coalizzarsi le forze di resistenza locali, com'era successo col Cavalletto. D'altra parte l'assoluta assenza di documenti in proposito fa pensare che lo Zini, in questo frangente, si astenesse da interventi di qualsiasi genere. H Circolo Popolare, momentanea ed eterogenea coalizione di conservatori e progressisti, mostrava le prime crepe. Il problema centrale di questa elezione era ormai quello di trovare un candidato che, nel segno d'una ritrovata concordia, ottenesse i voti dei moderati di ambedue le tendenze, dei conservatori moderati e dei liberali moderati, degli elettori del Cavalli e degli elettori del Cavalletto.
Il Giornale di Padova apriva la campagna elettorale il 1 gennaio 1867 con un articolo di Marco Saloni, di una estrema genericità: si raccomandava eli scegliere candidati competenti in politica e amministrazione, di non indulgere
J) W. MATURI, Interpretazioni del Risorgimento, cit, pp. 286-288.
2) L. Ziro; Storia d'Italia cit., I, parte I, Milano, 1866, pp. 22-24.
8) L'Antenore, 2 settembre 1867 (Programma. L'Antenore d'infausta memoria). A MANBTTI, Cronaca di Padova, cit* II. ce. 35 r., 71 r.
) L'Avvenire, 30 gennaio 1870 (Recensione a L. ZINI, Storia d'Italia dal 1850 al 1866).