Rassegna storica del Risorgimento

ELEZIONI AMMINISTRATIVE PADOVA 1866-1870; ELEZIONI POLITICHE IT
anno <1967>   pagina <266>
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Raffaele Vergami
A pochi giorni, ormai, dalle elezioni Alcuni cittadini non meglio identificati stampavano in un opuscolo un rapido esame della situazione: ') il Negri era ineleggibile perché pubblico funzionario; il Gianelli, troppo avan­zato d'età per assolvere con regolarità e vigore al mandato; il Bernardi, non abbastanza dotato per l'alto incarico; non restava che la candidatura del dott. Francesco Piccoli. Il nome del Piccoli era già stato fatto dal Salom al Circolo Popolare, il che fa pensare che i cittadini proponenti appartenessero a quel gruppo, vicino al Giornale di Padova, che più di altri ai preoccupava di rico­stituire l'unità del partito moderato.
La quinta candidatura infine era quella del conte Pietro Venier. Senza fracasso pubblicitario, non proposto apparentemente da alcuno, osteggiato dal Giornale di Padova,2) ignorato da altri, il nome di questo notabile guadagnava terreno nell'elettorato, sfruttando probabilmente i tradizionali canali delle clientele e delle relazioni personali.
La campagna elettorale fu caratterizzata dalla completa assenza di motivi anche in largo senso politici. Si esaltava nei propri candidati e se ne criticava la mancanza negli altri la preparazione culturale e la competenza amministrativa, l'assiduità nel lavoro, il parlar facile, elegante e lo scriver forbito e sapiente. A prescindere dal progressista Bernardi, è probabile che il Negri, il Cianelli, il Piccoli, il Venier aspirassero, ciascuno in varia misura, ad essere quell'uomo nuovo intorno, al cui nome dovevano ricongiungersi le disperse forze del moderatismo locale.
La ridda di candidature, di proposte e di controproposte che s'erano sus­seguite nell'ultima settimana e la presenza di nomi ancora poco noti al pubblico non potevano non sconcertare profondamente il corpo elettorale, che reagì con mi notevole aumento delle astensioni. Il 20 gennaio 1867, infatti, si presenta­vano alle urne soltanto il 55 degli elettori, contro il 77 che s'era registrato nel novembre 1866. I più votati furono il Pìccoli, il Venier e il Bernardi, che ottenevano nell'ordine 136, 78 e 64 voti. Lo smarrimento dell'elettorato era anche confermato dall'alto grado di dispersione dei voti: i due candidati più votati Piccoli e Venier ottenevano insieme il 59 dei voti, contro il 91 ottenuto dai due più votati nel '66. Ovviamente, nessuno dei due raggiungeva il numero di voti prescritto dalla legge 3) e perciò si doveva far luogo al ballot­taggio, da tenersi nel giorno 27 gennaio. In vista della nuova votazione, il Giornale di Padova prendeva nettamente partito per il Piccoli,4) che d'altronde esso non aveva mai osteggiato ed anzi in un primo momento aveva proposto come candidato al collegio di Este.
I pochi voti raccolti da Lauro Bernardi il 20 gennaio erano voti e di par­tito > e rappresentavano con ogni probabilità il massimo seguito che poteva avere allora, nell'elettorato patavino, una posizione dichiaratamente progressista.
Meno facile poteva apparire l'interpretazione del discreto successo otte­nuto dalla candidatura del Venier. Fatte le debite distinzioni, la personalità di quest'ultimo presentava molti punti di contatto, per trascorsi e per estrazione
*) Il deputato di Padova al Parlamento Nazionale, Padova, 1867,
2) Giornale di Padova, IO gennaio 1867.
*) L. 17 dicembre 1860, n. 4513, IL 91-92. Un candidato, per essere proclamato eletto, doveva ottenere un numero di voti superiore alla meli del numero dei vo­tanti e a un terzo di quello degli elettori.
*) Giornale di Padova, 24 gennaio 1867.