Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
anno
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1967
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pagina
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282
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il. LIBRI E PERIODICI ZM
KOHEHTO HEKAKIr, Didattica della storia. Lezioni e documenti (Collana dell'Istituto di storia della Facoltà di Magistero del TU ni ver* Uà di Torino, 2); Torino, Giappichelli, 1956 in 8, pp. 225. L. 2.200.
Il titolo del volume corrisponde esaltamento al suo contenuto, la documentatone occupandone gran parte, e sia pure nell'anonima e perentoria prosa ministeriale, non solo italiana, che non lascio al lettore gran che di ricreazione e di possibilità effettiva di riflessione. Senza dubbio, chi, come il sottoscritto, ha fatto lezioni per anni in aule chiuse da inferriate o ricavate con mura di cartone entro locali più vasti o illuminati permanentemente da luce elettrica per assenza di sole non potrà trattenere il sorriso dinanzi a programmi cosi lucidi, tirati ed efficienti come quelli delineati dall'A. Certo, le attrezzature non condizionano né l'insegnante né gli alunni, ma li limitano fortemente, e rivelano l'ambiente. Gli scolari che appaiono in queste pagine sono tutti come quelli della fotografìa di copertina* incravattati e con vezzo di perle al collo. Eppure tutti noi insegnanti, specie di scuola media, sappiamo che cosa vuol dire aver da fare con scioperati che vengono a scuola soltanto perché i genitori non li vogliono lasciare sul marciapiedi. E sappiamo come si lavora, senza libri di testo, senza vocabolari, perché costano troppo, e così via di seguito. A me il lavoro di ricerca a casa è sempre apparso come un'odiosa sperequazione sociale che isola l'elite ben fornita dai genitori aggiornati, efficienti e danarosi. H lavoro va svolto esclusivamente in aula: e, per farlo bene, occorre evitare all'alunno, innanzitutto, la levataccia alle cinque di mattina, le dozzine di chilometri in treno, le mezze ore in tram e così via. Si ha dinanzi un materiale giovanile afflosciato e denutrito che vuol parlare, sì, di politica, ma di quella d'oggi, del divorzio e del Vietnam, e non dei supremi principi dello Stato, acquista Paese Sera e VEspresso per la cantante suicida e l'inchiesta sulla sessualità, non perché orientato a sinistra o desideroso di istruirsi sulla struttura organizzativa di un grande settimanale. La gioventù asettica e cerebralistica che l'A. ci descrive, i nipotini della FIAT, i cuginetti della Stampa e del Giorno per dirla con una battuta cattiva, coloro che hanno raggiunto la più falsa delle obiettività, quella che verrebbe fuori dalla cultura, non esiste in maggioranza in Italia. Ed è una fortuna: perché la scuola è gran problema umano e sociale, che non si risolve con mutamenti di programmi anche radicalissimi (io ricordo con stupefazione due ragazzini di scuola media, a Portici ed a Ostia, che traducevano il latino all'impronta, con le inversioni e il verbo alla fine, un vero spettacolo di agilità mentale) ma si vive soltanto giorno per giorno. E poi, a dirla francamente, ho forse io appreso la rivoluzione dei prezzi prima della battaglia d'Austerlitz? No, perché i fatti famigerati, le date, le guerre, precedono logicamente le idee, e non si possono pretendere riflessioni sulla religiosità degli Egizi, e su ciò che ad essi noi dobbiamo, da ragazzi per cui il principale avvenimento della settimana è il gran tiro di Amando che per poco non mandava in vantaggio il Real sull'Inter. E le versioni latine parlano di battaglie non perché riflettano la mentalità parafascista dei compilatori d'antologie ma perché sono più facili. Maxima debetur puero reverentia: e riveriamolo, vivaddio: è lui che ha ragione,
RAFFAELE COLAPIETRA
ANDREA MELPICNANO S. J L'aniicurialismo napoletano sotto Curio III; Roma, Herder, 1965, in 8, PP- 264. S. p.
Chi scrive si è fatto abbastanza conoscere per l'ostinazione, se non altro, con cui ha creduto di dover impugnare la tesi canonica, di remota orìgine crociana, di robusta coloritura etico-politica e di più generica e sfumata ispirazione liberale, secondo la