Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
anno <1967>   pagina <287>
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noi tomo II della Parte moderna della sua monumentale Collezioni; di Scrittori eia* stei italiani di economia politica, su di essa si atese il silenzio. Soltanto in anni rela­tivamente a noi vicini Federico Marconcini (1931) e Luigi Einaudi (1936*1938) la tirarono Cuori dall'oscurità per esaminarla ex professo, con il risultato peraltro di giustificarne l'oblìo e di statuirne il definitivo seppellimento in esso.
Secondo il Caracciolo questa condanna è immeritata. Le argomentazioni tut­tavia sulle quali si sostiene il suo lodevole sforzo revisionistico non approdano al pieno riscatto del trattatista romano e all'invalidazione del severo giudizio einaudiano, sibbene alla valorizzazione se non alla scoperta di un diverso Belloni, che è poi il Belloni autentico, quello per intenderci segnalato, come ricorda lo stesso Ca­racciolo, anni fa da Luigi Dal Pane (Lo Stato Pontificio e il movimento riformatore nel Settecento, Milano 1959) e poi dallo stesso Venturi {Elementi e tentativi di riforma nello Stato Pontificio del Settecento in Rivista storica italiana, a. LXXV, 1963). Mentre invero l'Einaudi {Teoria della moneta immaginaria nel tempo da Carlomagno alla rivoluzione francese, in Rivista di Storia economica, a. I, (1963), n. 1; Una disputa a torto dimenticata fra auturcisti e liberisti, ibidem, a. Ili (1938), n. 2, en­trambi ripubblicati in Saggi bibliografici e storici intorno alle dottrine econo miche, Roma 1953) aveva esaminato la dissertazione belloniana sotto l'aspetto Bcientifico-teorico pervenendo* entro quell'ambito, alla sua demolizione (al suo au­tore, ancorato a uno scadente post-mercantilismo, non può riconoscersi alcuna auto­rità di esponente della scienza economica settecentesca ), il Caracciolo, spostando l'obiettivo, muove dalla biografia dell'uomo di affari romano per penetrare il signi­ficato delle sue scritture economiche ravvisato essenzialmente nel loro valore indi­scusso di importante fonte per la storia dello Stato pontificio nel secolo XVIII.
Diversa preoccupazione, diverso metodo e quindi diverse conclusioni. Del resto, per quanto riguarda le posizioni scientifiche del Belloni, lo stesso Caracciolo am­mette che una rilettura attenta, anche estesa a minori scritti inediti di Belloni sem­bra confermare come l'opera di questi si trovi in posizione poco rilevante rispetto ai filoni centrali e fecondi della moderna economia politica. Anzi, se si eccettua un fugace tentativo di giustificazione con il riferimento di tipo storicistico al di* verso articolarsi di indirizzi e di precetti favorito dalle differenziazioni del li­vello e del dinamismo delle economie europee del tempo, su questo piano il Carac­ciolo va addirittura al di là dello stesso Einaudi, giungendo a interpretare le defi­nizioni e hi generalizzazioni aduggianti la dissertazione come un tributo obbligato all'impianto volutamente dotto * a questa conferito. Ma nel momento che il giudizio einaudiano viene in tal modo esasperato e radicolizzato, esso viene privato del suo fondamento. L'Einaudi, secondo il Caracciolo, ha condannato il Belloni per quello che non era e che non aveva preteso essere. Un vero e proprio Belloni teorico non è esistito. Lo stesso successo della Dissertazione, del quale l'Einaudi si era dichiarato sorpreso, viene dal Caracciolo fatto derivare da pregi assai più. per dirla col linguaggio d'oggi di politica economica che di economia politica, ed anzi di opera relativamente " divulgativa " . La generi di quest'opera, come di tutte le altre numerose scritture riservate del Belloni sostiene il Caracciolo è eminentemente pratica e locale. Il Belloni scrittore ha forti legami con le specifiche esperienze sca­turite dal suo operare privato e pubblico piuttosto che con questa o quella scuòla di pensiero economico .
Tutta l'esegesi compiuta dal Caracciolo sugli scritti belloniani conferma questa impostazione. Cosi per fare alcuni esempi - - hi preoccupazione, estremizzata dal Belloni nella Dissertazione, di far entrare nel proprio paese più valuta pregiata di quanta non ne esca, senza nemmeno porsi il problema della utilizzazione a fini pro­duttivi dell'eventuale massa metallica accumulata, viene dal Caracciolo intesa come una risposta a concreti problemi dell'economia romana, risposta già anticipata in documenti del 1718, in memorie del periodo di Clemente XII e infine in memorie dirette a Benedetto XXV e al suo successore allorché appare chiaro che neppure interventi che oggi chiameremmo anticongiunturali... valgono a interrompere la emorragia eia " penuria di denaro " avvertita in tutto lo Stato; la precettistica ostile