Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
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1967
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290
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290 Libri e periodici
nuche la costruzione di opifici per la stampa di tele di cottone A foggia di Indiane e persiane ,
Il primo opificio meccanizzato, eorse nel 1810 per opera dello svizzero Gian Giacomo Moller ad Intra; mancava la manodopera e furono fatti venire 75 operai dalla Svizzera. Diversa la situazione dopo che nel 1842 si ridussero i dazi interni nel Piemonte; gli opifici già numerosi mostrarono la tendenza alla concentrazione, fé* nomeno accentuatosi dopo l'anità. Lo sviluppo divenne assai rapido, tanto che nel 1852 ad Intra e a Pallanza, vi erano 8 cotonifici per 50.000 fusi e 400 telai. Si arrivava nel 1886 a 109.600 fusi, ed il ninnerò degli stabilimenti, da 10 nel 1840, passava a 19.
H lavoro del Castronovo è, fino a questo punto, ben equilibrato tra l'aspetto economico ed il problema storico-politico. Si passa poi (cap. Ili), ad un esame delle famiglie imprenditoriali pia note: i Cobìanchi, i Miillcr, i Guidotti-Pariani, i Bollati, i Grivelli-Airoldi, i Vanzina, i Ceriani, i Poma, i Turati, i Varzi, etc. Qui l'interesse è tutto nei dati biografici raccolti ed ordinati dal Castronovo, dati che, anche se abbastanza ampi, non soddisfano del tutto la curiosità del lettore.
Strettamente tecnico il capitolo sull'evoluzione tecnologica, in cui avrebbe forse meritato maggior sviluppo l'accenno a alcuni tentativi di coltivazione del cotone in Piemonte in ispecie durante la guerra di secessione americana. Gli ultimi capitoli riguardano la struttura aziendale e la storia tecnico-economica della lavo* razione: si passa dall'esame dei costi di produzione, alle condizioni di mercato e dai rapporti tra occupazione operaia all'esame dei salari e del regime di fabbrica. Questi sono i capitoli più ricchi di informazione. Vi si legge che anche nella industria cotoniera, dall'azienda a patrimonio familiare si passò ad un esercizio industriale basato sul capitale azionario,; Le condizioni degli operai, poi, non erano delle più felici perché vigeva il regolamento del 1829 che vietava l'assunzione del lavorante sprovvisto del benservito del precedente padrone. I regolamenti di fabbrica erano duri, e le concessioni sempre di natura paternalistica, enunciate, per es., tutte in questi termini: la ditta Poma contraeva l'obbligo, accettando l'operaio, di trattarlo con umanità e giustizia, di assumere le difese in tutto ciò che potesse riferirsi ai diritti, agli interessi, alla dignità degli operai . Caratteristico dell'indù stria cotoniera fu il graduale aumento in assoluto ed in percentuale della occupa* rione femminile ed infantile. Nel 1887 le donne rappresentavano il 55 ed i ragazzi sotto i 15 anni il 14 del personale occupato. Questo portava o grandi risparmi e seguiva l'esempio dell'industria inglese. Il personale maschile lavorava poi nella industria cotoniera solo saltuariamente, ed i salari di donne e bambini erano assai bassi anche perché il loro guadagno era considerato integrativo a quello che produceva l'uomo nei campi e nell'artigianato. È caratteristico notare che le paghe diminuirono con gli anni, con punte maggiori nel 1845, quando al boom cotoniero non corrispondeva in Piemonte un numero sufficiente di personale specializzato. Unici ad essere ben retribuiti erano i capo-filatoti ed i disegnatori*
In campo internazionale, l'industria cotoniera piemontese si affermò quando la politica doganale dello Stato divenne protezionistica, tanto che nel 1875 fra greggi, stampati, operati e ricamati furono esportati tessuti per 1.873 quintali.
Avremmo desiderato una analisi dei superprofitti industriali e un più approfondito esame dello sfruttamento del lavoro femminile ed infantile, cosa forse possibile, tenendo conto della accuratissima ricerca dei dati; si sono esaminati direttamente ben 85 archivi di comuni, aziende e famiglie private, oltre, naturalmente, alle fonti archivistiche edite e alla bibliografia*
ALESSANDRO CHIARAVAUOTJ