Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
anno <1967>   pagina <294>
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Libri e perioditi
le chiose su terzine dantesche od altro, non esclusi i saggi epigrafici, e non escluse tante altre esercitazioni (parola inesatta) che testimoniano altrettanti interessi.
A tutto ci richiama Vindice, poiché la compQatrice non ha trascurato nulla; nemmeno i nomi di personaggi mitologici o romanzeschi che figurano naturalmente nei poemi o in libri narrativi passati sotto lo sguardo attento del formidabile anno­tatore; e tanto meno ha trascurato i nomi di personaggi appartenenti, sia pure, alla più. remota storia; né i titoli di giornali o riviste. Un indice insomma che è anche un emporiuni-
Or bene se teniamo conto di tanta quantità e di tale varietà di cose, se pen­siamo che le stuoie di Yill anova di Bagnacavallo che Farini faceva arrivare a Cavour per le sue risaie possono avere un legittimo posticino nella storia del Risorgimento, allora non sarà impossibile trovare un interesse scientifico anche in quelle pagine dove noi non siamo riusciti a trovarlo.
Restiamo dunque in tranquilla attesa degli altri volumi che la nuova Com­missione promette e prepara. Sii mio certi che essi, riguardo al contenuto, testimo-nieranno una maggiore maturità mazziniana, e siamo anche certi che i volumi stessi vedranno la luce molto prima che si celebri il centenario del regio decreto 13 marzo 1904 col quale fu nominata la tanto benemerita Commissione che ci ha dato dal 1906 in poi i 94 volumi degli Scritti, i 6 dell'appendice; i 6 del Protocollo, e testé un primo volume degli Indici e lo Zibaldone, e quant'altro è in cantiere.
Attesa tranquilla dunque, propria di chi, anche a proposito di studi mazziniani, non corre pericolo di restare in ozio.
A prescindere dallo Zibaldone, rimane difatti da scavare tuttora in profondità ed in ampiezza nei cento e più volumi su ricordati; e la ricchezza da portare in superficie, alla luce, è ancora tale che molto gioverebbe a liberare la personalità di Mazzini e la storia del Risorgimento da qualche ostinato accento apologetico, da sonorità linguistiche che ci richiamano a declamazioni teatrali, da invadenze pole­miche e da denigrazioni, falsi fi razioni e menzogne di natura farsesca, che sono il sollazzo di pseudo storici del nostro tempo.
Una ricchezza davvero si può ricavare da quella che chiameremmo l' intimità di quei cento e più volumi. Valevole - e non diciamo nulla di nuovo a confor­tare gli studiosi che seriamente lavorano per una storia risorgimentale più aperta alla varietà e complessità dei problemi politici e sociali, certamente più povera di artificiosi effetti scenici, rivissuta da noi lettori più umanamente, con quella fraternità e quella comprensione che lega e ce n'è bisogno, tanto bisogno le generazioni del presente a quelle del passato, e, consacrando nella nostra coscienza l'altissimo concetto di patria, ci rende più consapevoli dei nostri doveri.
PIEBO ZAMA
Le relazioni diplomatiche fra la Francia e il Regno delle Due Sicilie, XI serie: 1830-1848. Voi. I, 25 agosto 1930-24 dicembre 1835, a cura di ARMANDO SAITTA (Fonti per la storia d'Italia, 78); Roma, Istituto storico italiano per l'Età moderna e con­temporanea, 1966, in 8, pp. XHI-472. L. 4.000.
II primo quinquennio ferdinandeo, cosi ricco di aspettative e di speranze, in buona parte fondate su vistosi fraintendimenti (come questo volume ci conferma an­cora una volta) è l'oggetto della recentissima fatica documentaria del Saitta. È un lustro il cui inizio viene a coincidere quasi esattamente con le giornate di luglio, instaurando in tal modo un significativo parallelismo nell'evoluzione di forze sodali moderne, che poco dovevano, o avrebbero dovuto, spartire col legittimismo sette­centesco della Restaurazione, soverchiato dalla forza delle armi rivoluzionarie. A Napoli, è vero, poca o nessuna eco delle trois glorietues, ma appunto questa som*, brava essere una controprova di prestigio per la dinastia, un atto di fiducia nelle risorse del giovane Ferdinando, nella moderazione legalista ed illuminatamente libe­rista del ministero del principe del Cassero, pur valutato a Parigi con diffidenza non