Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
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1967
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Libri fi periodici
nesimo tentativo viennese di compromettere Napoli attraverso la mediazione ponti lieta, ma ciò non toglie die Parigi, preoccupata per il crescente disavanzo finanziario e per l'eccesso di spese militasi che sembra essere il porro unum programmatico di Ferdinando, continui a deplorare l'assenza, nella Corte borbonica, di une juste upprécintion dea exigences de la civilisalion actuelle . Con ciò la grande parola è detta, conflitto culturale, ideologico, una diversa ed a tratti opposta interpretazione dell'eredità rivoluzionaria, qualcosa insomma da non potersi ricondurre negli schemi meccanici della scacchiera diplomatica, la temperata austrofilia del principe del Cassero o l'energia preveggente di Del Carretto. Dinanzi al sytème de prepotente che 1 Austria mantiene ed accentua dopo i fatti dell'Italia centrale, Ferdinando non solo tien fermo alla sua susceptihilité d'indépendance ma affetta di civettare con la sovversione orleanista. Si tratta di una predisposizione corroborata ed in certo senso agevolata dalla (latente internazionale che viene in essere nel giugno 1833 a proposito del punctum dolens della questione d'Oriente, prodromo della grande squadratura e ripartizione continentale dei mesi successivi, la coalizione conservatrice di Munchengratz, la quadruplice alleanza dell'Occidente liberale. Quale in questa prospettiva la dislocazione napoletana, al di la degli intrighi, sempre più inquietanti nella loro stessa inconsistenza, della duchessa ili Berry? La morte del re di Spagna, la più gran notizia venuta fuori da Madrid dopo un'altra morte, quella di Carlo II, è in certo senso la pietre de touche che immobib'zza e sottolinea tale dislocazione, Ferdinando, è vero, si mostra malcontento per il durissimo irrigidimento formale dei suoi ministri nei confronti della reggenza della sorella Maria Cristina, per l'implicito estremismo del pronunciamento cartista in esso sottinteso, ma il fatto resta, gli allestimenti militari s'intensificano, gli strascichi del fiscalismo di Medici continuano, anzi ai rendono più incidenti ncll'indebolito tessuto dell'economia meridionale, il problema siciliano rimane aperto e suscettibile d'ulteriori fallimenti nella prospettiva d'uniformità amministrativa onde esclusivamente a Napoli s'intende e si vuole affrontarlo, ed il clima rivoluzionario, di conseguenza, non accenna ad estinguersi, favorito com'esso appare ad un tempo tanto dall'ottusità governativa quanto dalla nuova atmosfera di fermento suscitata in Europa dalla stipulazione della Quadruplice. Come meravigliarsi dunque della confessione di découragement sans espoir fornita da un servitore sperimentato della dinastia quale Florestano Pepe? Ovvero della crescente sensazione d'imprevidenza, strettezza d'idee, suscettibilità morbosa, che Ferdinando genera nei suoi interlocutori francesi? Vi è, sì, il conte di Siracusa, il giovanissimo Leopoldo il cui governo siciliano ha suscitato aspettazioni larghissime sabotate a Napoli o lasciate cadere inutilizzate (a quando una forte mono* grafia critica su questa ricca ed interessantissima personalità?). Ma, appunto, queste iniziative, questi barlumi, restano senza seguito, talora anche per preconcetta diffidenza da parte della diplomazia orleanista (è l'opinione del Latour Maubourg) per non parlare della crescente influenza di Maria Cristina sul giovane sposo, delle stringenti manovre austriache per la organizzazione sistematica, tanto caldeggiata dal duca di Modena, di una polizia segreta in Italia, del definirsi di una personalità politica distinta ed autonoma, ma tuttora enigmatica, nel marchese Del Carretto. Al partito liberale appartient sans doute l'avenir du pays : è una constatazione del settembre 1834 che solo apparentemente si pone in contraddizione con lo stato di fatto. Il tradizionale irrigidimento fjiurisdizionalislico della classe di governo napoletana manda all'aria i negoziati concordatari di Ludolf: ma si tratta di un sussulto antiquato e fuori tempo, non è su questi terreni formalistici settecenteschi che si combattono le battaglie del liberalismo moderno (anche se l'acre ironia di Ferdinando sui gouvernement de prétres > che don Carlos si accinge a consegnare alla Spagna non è da buttar via). Il fallimento della missione matrimoniale Rigny nel settembre 1835 non è che il pretesto vistoso per la constatazione anche formale dell'abisso incolmabile separante Borboni e Orléans: i rapporti tra le due dinastie non possono essere ispirati ormai se non da froideur et réaerve extrèmes: è un distacco di fondo che, tra alti e bassi diplomatici, si protrarrà nella sostanza per tutta la