Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
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dorata della monarchia di luglio, anche allorché questa mostrerà di aver smarrito pressoché del tolto la coscienza delle origini rivoluzionarie che l'avevano fin dal principio resa sospetta o temuta alla corte delle Due Sicilie.
RAFFAELE COLA PIETRA
II Regno dì Sardegna nel 1848-49 nei carteggi di Domenico Buffa* a cura di EMILIO COSTA, VOL I: 28 settembre 1847-18 dicembre 1848 (Biblioteca scientifica, Fonti, 54): Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1966, in 8, pp. 437 con ili. L. 5.000.
Domenico Buffa (1818-1858), uomo politico, patriota, giornalista e scrittore di Ovada (Alessandria), citato da Croce nella sua Storia della storiografia italiana del secolo decimonono (Bari, 1964, voi. I, p. 148) a proposito della sua opera Delle origini sociali (Firenze, 1847), in cui egli si dichiarava d'accordo con il Balbo nel ritenere l'antichità un regresso per l'umanità e l'età cristiana un progresso, e per certi suoi giudizi critici (Ibidem* p. 227) relativi ad opere storiche contemporanee, è una figura di tutto rilievo nella pubblicistica risorgimentale.
Il volume, curato dal Costa, pubblica documenti, lettere e brevi scritti per lo più. inediti dell'ormai dimenticato fondatore del giornale La Lega italiana e colma perciò una lacuna.
A dare un'idea dell'importanza degli scritti lodevolmente portati alla luce in questo primo volume e di quelli che lo saranno tra non molto, basti ricordare che i corrispondenti del Buffa si chiamavano: Gioberti, La Mormoro, Battezzi, Cadorna, Montanelli, Yiensseux, Tenca, Tommaseo, Berchet, Azeglio, Balbo, Mamiani* Farmi ecc. In mia parola il Mostro occupò un posto non trascurabile nella falange dei patrioti, degli scrittori del grande moto rinnovatore filo-unitario pre-quarantottesco e fu membro attivo del Parlamento e del Governo subalpino all'indomani del clamoroso insuccesso toccato alte velleità indi p e nd en ti s ti che degli Italiani.
Genovese di elezione e frequentatore dei salotti politico-letterari della Superba, si era fatto conoscere all'inizio come letterato, sociologo ed etnografo; di sentimenti cattolico-liberali egli aderì nel 1847 al Comitato dell'ordine , associazione moderata promossa da Giorgio Dona, che si era proposta il compito di fungere da mediatrice tra le istanze popolari e le concessioni sabaude e che propugnava riforme politiche fondamentali senza coltivare intenti sovversivi. A questo Comitato aderirono anche repubblicani e mazziniani come Federico Campanella, Goffredo Mameli, Nino Bizio ed altri. Era l'epoca dei progetti di Lega doganale fra i vari Stati della penisola! Gioberti pareva essere il profeta d'un nuovo ordine italiano.
In questo clima di generali speranze, il Buffa fece uscire il primo numero* specimen del suo periodico intitolato appunto La Lega italiana H 5 gennaio 1848 e di cui collaboratori erano Terenzio Mamiani, Lorenzo Ranco, Angelo Orsini, Ignazio Buffa (il fratello) e Maurizio Bensa. Il giornale che intendeva essere politico, eco nemico, scientifico e letterario inalberava i due motti indipendentisti ci del momento : < L'Italia farà da sé di Carlo Alberto, e Dio è con pois di Pio DC. Il suo prò* gramraa era quello : di promuovere con mezzi legittimi e per quanto l'opera di inchiostro il può fare, una Lega italiana, che da parziale ed economica qual'è di presente, divenga generale e politica e le si possa attribuire il nome di santa... Per fermo l'impresa forse migliore e più dementata di bontà e di religione, che valgano gli nomini ad attuare in ordine alla politica, a noi par quella di aiutare gagliardamente un popolo a costituirsi e durare in essere di nazione .
I primi tre articoli della Lega, che divenne giornale quotidiano solo a partire dal 20 febbraio 1848, erano di grande attualità : uno riguardava il Programma del giornale ed era del Mamiani, uno l'Intervento delle potenze europee legittimistiche ed era del Buffa ed infine un altro ancora concerneva la Guardia Civica ed era stato scritto dal Ranco.
Apparvero in seguito articoli di: Francesco Dull'Oiiguro, Ferdinando Pio Rosei-j-ni e Grullo Rezasco, oltre a quelli soliti dei compilatori citati, tutti vertenti su