Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
anno <1967>   pagina <297>
immagine non disponibile

labri e periodici
297
dorata della monarchia di luglio, anche allorché questa mostrerà di aver smarrito pressoché del tolto la coscienza delle origini rivoluzionarie che l'avevano fin dal principio resa sospetta o temuta alla corte delle Due Sicilie.
RAFFAELE COLA PIETRA
II Regno dì Sardegna nel 1848-49 nei carteggi di Domenico Buffa* a cura di EMILIO COSTA, VOL I: 28 settembre 1847-18 dicembre 1848 (Biblioteca scientifica, Fonti, 54): Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1966, in 8, pp. 437 con ili. L. 5.000.
Domenico Buffa (1818-1858), uomo politico, patriota, giornalista e scrittore di Ovada (Alessandria), citato da Croce nella sua Storia della storiografia italiana del secolo decimonono (Bari, 1964, voi. I, p. 148) a proposito della sua opera Delle origini sociali (Firenze, 1847), in cui egli si dichiarava d'accordo con il Balbo nel ritenere l'antichità un regresso per l'umanità e l'età cristiana un progresso, e per certi suoi giudizi critici (Ibidem* p. 227) relativi ad opere storiche contemporanee, è una figura di tutto rilievo nella pubblicistica risorgimentale.
Il volume, curato dal Costa, pubblica documenti, lettere e brevi scritti per lo più. inediti dell'ormai dimenticato fondatore del giornale La Lega italiana e colma perciò una lacuna.
A dare un'idea dell'importanza degli scritti lodevolmente portati alla luce in questo primo volume e di quelli che lo saranno tra non molto, basti ricordare che i corrispondenti del Buffa si chiamavano: Gioberti, La Mormoro, Battezzi, Cadorna, Montanelli, Yiensseux, Tenca, Tommaseo, Berchet, Azeglio, Balbo, Mamiani* Farmi ecc. In mia parola il Mostro occupò un posto non trascurabile nella falange dei patrioti, degli scrittori del grande moto rinnovatore filo-unitario pre-quarantottesco e fu membro attivo del Parlamento e del Governo subalpino all'indomani del cla­moroso insuccesso toccato alte velleità indi p e nd en ti s ti che degli Italiani.
Genovese di elezione e frequentatore dei salotti politico-letterari della Superba, si era fatto conoscere all'inizio come letterato, sociologo ed etnografo; di sentimenti cattolico-liberali egli aderì nel 1847 al Comitato dell'ordine , associazione moderata promossa da Giorgio Dona, che si era proposta il compito di fungere da mediatrice tra le istanze popolari e le concessioni sabaude e che propugnava riforme politiche fondamentali senza coltivare intenti sovversivi. A questo Comitato aderirono anche repubblicani e mazziniani come Federico Campanella, Goffredo Mameli, Nino Bizio ed altri. Era l'epoca dei progetti di Lega doganale fra i vari Stati della peni­sola! Gioberti pareva essere il profeta d'un nuovo ordine italiano.
In questo clima di generali speranze, il Buffa fece uscire il primo numero* specimen del suo periodico intitolato appunto La Lega italiana H 5 gennaio 1848 e di cui collaboratori erano Terenzio Mamiani, Lorenzo Ranco, Angelo Orsini, Ignazio Buffa (il fratello) e Maurizio Bensa. Il giornale che intendeva essere politico, eco nemico, scientifico e letterario inalberava i due motti indipendentisti ci del momento : < L'Italia farà da sé di Carlo Alberto, e Dio è con pois di Pio DC. Il suo prò* gramraa era quello : di promuovere con mezzi legittimi e per quanto l'opera di inchiostro il può fare, una Lega italiana, che da parziale ed economica qual'è di presente, divenga generale e politica e le si possa attribuire il nome di santa... Per fermo l'impresa forse migliore e più dementata di bontà e di religione, che val­gano gli nomini ad attuare in ordine alla politica, a noi par quella di aiutare gagliardamente un popolo a costituirsi e durare in essere di nazione .
I primi tre articoli della Lega, che divenne giornale quotidiano solo a partire dal 20 febbraio 1848, erano di grande attualità : uno riguardava il Programma del giornale ed era del Mamiani, uno l'Intervento delle potenze europee legit­timistiche ed era del Buffa ed infine un altro ancora concerneva la Guardia Civica ed era stato scritto dal Ranco.
Apparvero in seguito articoli di: Francesco Dull'Oiiguro, Ferdinando Pio Rosei-j-ni e Grullo Rezasco, oltre a quelli soliti dei compilatori citati, tutti vertenti su