Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
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Libri- e periodici
temi di stretta e bruciante attualità: le riforme inattuale sul piano interno, le con* dizioni dei Lombardi, la costituente napoletana, le suppliche a Pio IX, i privilegi elettorali, i fini dell'Italia ecc.
Nel frattempo gli avvenimenti incalzavano: il 21 marzo, alla notizia delle bar* ricalo milanesi, il Buffa, nonché il RoBsellini ed il Doria, partirono alla volta della Lombardia e a Novi si unirono ad altri volontari piemontesi e liguri, tra cui ai trovavano Mameli, Cambiaso, Farini, Deferrari. Fra tutli erano in seicento circa ed il 24 marzo passando per Pavia entrarono in Milano.
Nello stesso giorno scrivendo ai genitori egli raccontò : <t leti non vi scrissi perché fui tutto il giorno in marcia per Milano dove ora mi trovo: nella via da Pavia a Milano, le popolazioni ci venivano incontro battendo le mani A Milano, poi, vi ripeto fu un vero trionfo. Le vie, le finestre erano piene di persone che salutavano, applaudivano! Descrivervi l'aspetto di questa città è impossibile. Tutte le vie, tutte senza eccezione, sono piene di barricate: i prodigi di valore che i milanesi hanno fatio durante cinque giorni e cinque notti di continuo combattimento sono cose inaudite. Le barbarie, le scellerataggini che commisero gli austriaci sono affatto difformi da quanto si conosce dei tempi presenti: tenete per certo che i tempi d'Attila furono rinnovati. Quel poco che ho potuto raccogliere, lo leggerete golia Lega... .
Contemporaneamente confidava al fratello Ignazio rimasto in redazione: ...le prodezze di Milano ne* cinque giorni e nelle cinque notti che durò il combattimento, sono veramente favolose. Un francese mi diceva: che sono mai le nostre giornate di luglio e di febbraio a paragone di quelle di Milano? Gli Italiani sono giganti. Intendete bene che l'averle dette un francese è cosa straordinaria....
Prima del suo ritorno a Genova il 12 aprile (data in cui lasciò la direzione della Lega, essendo seguito due giorni dopo dagli altri compilatori) il Buffa continuò ad inviare articoli particolarmente efficaci sulle prospettive indipeudentistiche dell'Italia. Ma il 17 aprile la Lega Italiana cessò le pubblicazioni per motivi economici e fu sostituita da II pensiero italiano sotto la direzione di Filippo Bellini.
Il 21 aprile il Nostro riparte per Milano e quivi, il giorno 30, riceve la notizia della sua nomina a deputato di Ovada.
L'8 maggio è a Torino alla solenne apertura del Parlamento e ritrova sue conoscenze tra i ministri Balbo, Pareto, Ricci e tra i deputati; deciso assertore del decreto d'unione al Piemonte della Lombardia e del Veneto (esclusa Venezia) presentato dal Ratta zzi, il Buffa si fa notare per la decisione ed il patriottismo.
Il 2 agosto è nominato, dal ministro Plezza, Commissario governativo per l'ordinamento e la mobilitazione della guardia nazionale nella Divisione di Savona ed il 6 e inviato con il medesimo incarico presso la Divisione di Alessandria.
Brano momenti tristi, con l'armistizio Salasco incombente e la minaccia di una alleanza tra aristocratici legittimisti piemontesi e gesuiti, ma in questo tempo il Buffa continuò con lena la sua attività.
Il 16 ottobre, riaprendosi il Parlamento, egli ritornò al suo posto di deputato e fu tra gli oppositori piò decisi del ministero Perrone-Pinelli* il suo gruppo parlamentare era quello raitazziauo-gioberliano. Tra i suoi colleghi ed avversari si trovò ad argomentare contro di lui Camillo Benso di Cavour, allora alle prime armi di parlamentare.
Uno dei tanti motivi per cui il Buffa battagliò in quegli ultimi mesi del 1848, era rappresentato dall'accettazione della mediazione anglo-francese, che avrebbe potuto pregiudicare i destini della nazionalità italiana come una nuova Campoformio. Tale problema fu poi trattato a mezzo di un opuscolo stampato a parte (che riproduceva il testo del discorso parlamentare); la conclusione dello scritto era pertanto questa: e Quando una parte dello Stato è occupata dal nemico, si può egli pensare se si debba o no fare la guerra? Ora, o signori, tre quarti di esso sono occupati dal nemico, dunque la guerra è necessaria, è inevitabile. Pensiamo ancora che la Lombardia ed il Veneto non possono durare lungamente nello stato in cui si trovano... . Finalmente essendo caduto il 4 dicembre il ministero Perrone-Pinelli, il Gio*