Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
anno <1967>   pagina <299>
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Libri e periodici
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berli formò il nuovo Governo, nominando ministro l'onestissimo Buffa (che in un primo momento rifintò). Era il coronamento di nna attività politica ineccepibile.
GIANFRANCO DB PAOLI
Lettere di Tommaso Gart raccolte a cara di MARIA CESSI DRUDI (Pubblicazioni del comitato trentino dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano); Trento. Comitato per le celebrazioni della battaglia di Bezzecca, 1966, in 8, pp. 181. S.p.
Si tratta di nn manipolo cospicuo di lettere del Gar, durante il secondo e più rilevante suo soggiorno fiorentino, quello quarantottesco, opportunamente ed effica­cemente integrato da una nutrita corrispondenza del Manin.
Scelta felice, quella di quest'ultimo, nel l'affidarsi agli uomini più rappresentativi del momento, dell'ambiente romantico, dell'atmosfera rivoluzionaria (con tutto ciò che di politicamente approssimativo e velleitario tale scelta recava con sé) per far giungere all'Europa liberale il messaggio della risorta Venezia repubblicana. Il Gar è uno di questi uomini, non dei più autorevoli, né dei più autonomi nel suo giudizio (significative le suggestioni non tutte feconde esercitate su di lui di volta in volta dal Tommaseo o dal Montanelli), ma certo zelantissimo, appassionato, non destituito di capacità propagandistiche rimarchevoli, fermissimo nell'ostilità all'olbertismo sem­pre vigoreggi ante in Toscana. Questa parentesi politica cosi intensa, lo nota assai bene la curatrice, brucia ed estingue hi virtualità attivistica del Gar, che resta un sopravvissuto letterato nel prosieguo del Risorgimento. Ma appunto qui è da accen­trarsi la simpatica attenzione del critico, nel cogliere la felice rispondenza di que­st'uomo ad un'età brevissima, ma fervidissima, che fu sua, ed in cui egli si riconobbe e s'identificò con tutta devozione. Certi svolazzi letterari, enfatici, retorici del Qua. rantolio non possono dispiacere, né debbono sorprendere, ove soltanto si abbia la mente al turbine che trascinava i protagonisti dallo scrittoio alla barricata ed alla galera, un'atmosfera in cui il pensiero e l'azione erano condizioni di un clima, dati di fatto culturali e ambientali, prima ancora che specifico programma politico.
All'indomani dell'armistizio Salasco, quando comincia il carteggio, Gar è già molto sfiduciato; la mollezza toscana e la scarsa diffusione del sentimento indipenden-tistico non lo spingono a confidare se non in Venezia e Garibaldi, un accostamento che fa riflettere, la democrazia repubblicana subito affermata quale alternativa al fallimento della guerra regia. Senonché gli impressionanti dati di Manin sulla defi­cienza d'armamenti in Venezia, il suo allarmato grido di soccorso, ripropongono la solidarietà e l'urgenza d'una collaborazione nazionale. Danaro molto e presto : questo, ancora una volta, il nerbo della guerra veneziana. Ma a Firenze la debolezza del ministero Capponi sfiora l'incredibile, la freddezza, l'indifferenza, il gretto mate* ri a lismo della popolazione esasperano il Gar. Qualche recita filantropica, il fallimento odioso del raid albertista di Giovanni Prati, non bastano a restituire la fiducia; la questua nelle chiese, le sollecitazioni personali presso il granduca, sono cose che lasciano il tempo che trovano.
L'espulsione di Mordi ni da Venezia e l'occhiuto irrigidimento conservatore di Manin sono ostacoli ulteriori che si frappongono in mezzo, ora che la democrazia livornese sta sormontando decisamente in Toscana. Gar vede con simpatia l'ascesa dì Montanelli, anche se non esita a far suo il duro giudizio di Manin su Mordini e e gli altri frenetici . Le pressioni dalla città assediata si moltiplicano, perciò, e si fanno insistenti, benché' una certa sfasatura permanga tra il governo e il suo in­viato, questi tutto caldo per Garibaldi, quello pensoso, di tenerlo lontano abbando­nandolo alle fazioni dei partigiani e tutto preso, viceversa, dal problema cenere* tissimo di accreditare in Italia, la circolazione cartacea veneziana (un'offerta del Tommaseo di girare per l'Italia limosinando biscia scettico lo stesso Gar). Scansata l'eventualità di lasciar Firenze per Francoforte, confortato solo dalla solidarietà cor­dialissima del ministro francese Benoit Champy, turbato dallo stesso Manin con le voci angosciose di pace all'Adige già concordata fra Torino e Londra, il Nostro non