Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
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1967
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labri e periodici
ha che da raccomandare una strenua resistenza sol principio dell'autonomia con dense sono le nubi elio accompagnano il tramonto dell'anno dui portenti e sia pare un'autonomia egemonizzata da un arciduca austriaco secondo i machiavellismi del Montanelli le cui idee di Costituente por lasciano il Gar molto perplesso. Manin rigetta senza esitazione queste avances, e nel frattempo anche al Nostro cresce la fiducia per la sicura maggioranza parlamentare guadagnatasi dal Montanelli per l'ottima opera d'organizzazione militare del d'Ayala (e ciò quantunque l'Intrinsichezza con Torino, e più particolarmente col sempre sospettato Gioberti non finisca di per* suadere). Minacce, sormoni, tentativi di corruzione, invero, si rovesciano da Torino sul Guerrazzi proprio mentre l'allontanamento furtivo e subdolo del granduca pone in Toscana problemi delicatissimi, disorientando Io stesso Gar con la spiacevole ascesa del Mordini al portafoglio degli Esteri e con l'evidente inizio di disfacimento nelle forze armate. Questo chiaro peggioramento della situazione induce il Gar ad abbandonare senz'altro la pregiudiziale antjpiemontese, a sconsigliare assiduamente la fusione repubblicana con Roma eccellente in teoria, intempestiva e dannosa in pratica e ciò sebbene la funesta < ostinazione dottrinaria del Gioberti, l'ambiguità e gli avvolgimenti della sua politica nella stessa Toscana non consentano molte speranze. Anche da Venezia, del resto, il Manin si proclama fautore del temporeggiare , sottolinea la propria ragionevole titubanza dinanzi ad una situazione che in ultima analisi è dominata dal ritorno in campo delle baionette dell'esercito sardo. Senonché in Toscana lo sfacelo, anche a causa del moto legittimista contadino, prende allarmanti proporzioni e sembianze sì che lo stesso Gar deve convenire nella suprema necessità della ripresa della guerra regia: Per l'Italia non v'ha quiete se non ricuperata l'indipendenza . La missione Valerio schiarisce efficacemente i rapporti tra Torino e Firenze, gli stessi Montanelli e Guerrazzi si adattano ad nna provvisoria parentesi albertista nella prospettiva dell'inevitabile soluzione repubblicana. Tremende nuove. Tutto è perduto : il commento bellissimo, estremamente drammatico, alla notizia di Novara, taglia d'un subito tante speranze, fa precipitare rapidamente queste vicende verso la loro catastrofe. Sono cose da impazzare e da sbattezzarsi!... La mia fede nella bontà e giustizia di Dio va mancando . Parole atroci, queste del Gar, che danno il senso d'una cupa ed irrimediabile tragedia. Nessuna fiducia nel giovane principe successo a Carlo Alberto, di cui si conosce d'anima austriaca anzi croata (notazione interessantissima, questa, che mette in luce il timore generato dal ben noto temperamento autoritario ed accentratoro di Vittorio Emanuele). E tuttavia, a Firenze, solita indecisione e spensieratezza ! L'intervento francese, il vecchio, infallibile toccasana del liberalismo prequarantottesco e della democrazia repubblicana, torna a sorridere come estrema speranza anche al Gar, ed egli scrive a Luciano Bonaparte (forse dovette anche dispiacergli un tantino il particolarismo ostinato di Manin in questo settimane, il suo rinserrarsi nella neutralità, nell'astensione dinanzi alle disastrose notizie toscane, la sua dura insistenza sulla necessità di mantenere imperturbata la quiete pubblica ricusando armi ed armati d'ogni parte d'Italia). Onta principalmente olla Francia se non accorre: è questa l'estrema maledizione la suprema e disperata protesta del Gar prima che la restaurazione toscana gli distenda intorno nna coltre rassegnata di opinione pubblica in cui si consumano le ultime convulsioni della democrazia livornese. Una fiammata di speranza ad Ancona, sui bastioni e tra le artiglierie che si apprestano ad accogliere gagliardamente gli Austriaci. Poi il ritorno a Venezia, alla città he non é simile che a se stessa. Su questo nota di patetico patriottismo, nell'orgoglio, municipale repubblicano del letterato e del patriota, il volume si chiùde.
RAFFAELK COLAPIKTIU