Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
anno
<
1967
>
pagina
<
301
>
Libri e periadici 501
BIANCA MONTALE, Antonio Mósto. Battaglia 0 cospirazioni mazziniane 1848*1870 (Col* lana scientifica della Domus mazziniani!, 9i; Pisa, INistri laschi. 1966, in li", pp. 259. L. 2.800.
Con lucido e fervido intelletto d'amore mazziniano la Montale traccia la biografia di una personalità tra le più risentite e cospicue della democrazia ottocentesca, sottraendola al fascino ed alle suggestioni della leggenda (i carabinieri genovesi) per calarla in una realtà documentato ed operosa. 11 nome di Mosto è infatti ben familiare agli studiosi cosi dell'umiliente mazziniano come di quello garibaldino, .ea e altresì presente nelle aggrovigliate vicende dell'estrema genovese post-unitaria, dalle polemiche del Bcllazzi agli scandali giornalistici del Bizzoni (ed agli esordi tempestosi del popolarissimo Cantini in) fino all'eloquente candidatura operaia di Valentino Armirotti. In questa prospettiva egli rappresenta un filone ben determinato e del più grande interesse, il ceto commerciale che finanzia l'estrema nella sua organizzazione partitica e nelle sue iniziative annate, ma poi si dedica anche ad attività e speculazioni in proprio, una sorta di copertura, di diversione rispetto alla politica toni court? che vale tuttavia ad illuminare certi atteggiamenti di quella politica, certe predilezioni e certe chiusure come nel caso del Bertoni studiato a fondo da Alberto Caracciolo.
L'importanza organica , per così dire, del Mosto e dunque non inferiore a quella sua strettamente individuale, ed è merito dell'A. aver suggerito questi spunti, questi agganci* su cui converrà ancora lavorare in profondità. Una trama del genere, del resto, inserita in un quadro sociale vastissimo, richiamata e circoscritta su una traccia individuale ricca di venature psicologiche, pronta peraltro a slargarsi a mille suggestioni dell'ambiente, è quella meglio congeniale all'esempio tante volte ripetuto, al magistero di metodo e di sensibilità di un maestro davvero indimenticabile come Giorgio Falco, a cui l'opera è degnamente e nobilmente dedicata.
Mosto, prima del decennio di preparazione, è semplicemente uno degli assediami di Peschiera: la sua cultura approssimativa non gli ha permesso di cogliere e d'intendere le infinite suggestioni pre-quarantottesche azegliane, giohertiane, e via dicendo, ma la sconfitta della guerra regia e di quella di popolo gli ha aperto concretamente gli occhi sulla necessità di una preparazione capillare, minuta e paziente per il riscatto patriottico. Uomo d'azione e facoltoso, Mosto non gode del complesso ascendente di un Savi su operai e popolani, ma sa ben far fruttare i circoli, i tiri a segno, le associazioni mutualistiche, tutta insomma la struttura organizzativa che diventa caratteristica del mazzinianesimo con ramificazioni sociali sempre più ampie ed impegnate, una struttura che a Genova acquista dimensioni cittadine non prive di reminiscenze autonomistiche repubblicane, se è vero che uomini come il Castagnola e fl Caearetto forniscono a lungo la loro collaborazione, fino alle soglie del loro revirement lealista. Quanto ad ispirazione politica, infatti, anche, e forse soprattutto per influsso degli esuli, l'organizzazione democratica abbraccia linee estremiste ohe conducono al fallito moto del giugno 1857, così ambiguo nella natura della sua certamente larghissima partecipazione operaia, al limite tra la consapevolezza corporativa e la vecchia disponibilità terroristica come semplice massa di manovra. Mosto, contumace, è condannato a morte, in un processo le cui enormezze giuridiche richiamano alla mente la recente severissima indagine di Mario D'Addio. La fuga è per lui provvidenziale sotto il profilo politico perché lo pone in contatto personale con Mazzini, un vincolo strettissimo di reciproca fiducia e di affinità di gusti latamente borghesi (Appartiene alia nostra classe: ed è bone educato questa la formula epigrafica di Pippo nel presentare Mosto) destinato a non infrangersi mai, una comune passione unitario non sufficiente peraltro ad indurre Mosto a separarsi dall'astensionismo dei repubblicani ortodossi dinanzi alla guerra bonapartista del 1859 ed a prender parte a quella campagna (intensa, viceversa, la sua attività di propagandista e di negoziatore presso gli ambienti armatoriali per la preparazione d'imprese distintamente democratiche, su cui ameremmo conoscere il pensiero mercantile , del dare e dell'avere, di uomini come gli Orlando). La spedizione dei Mille