Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
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1967
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302
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302 Libri e periodici
prende con vita sa uno sfondo quanto mai composito di cui Mosto è uno dei più. operosi tessitori, e nel quale la democrazia intellettuale e quella mercantile vanno strettamente a braccetto con la Sinistra parlamentare a base industriale ed impren-ditorìale nonché con la stessa aristocrazia radicaleggi ante, sa presupposti repubblicani, e, ripetiamo, squisitamente autonomistici e genovesi, che mal si adattano al possibilismo di Garibaldi. Mazziniani ardenti, gente ben provveduta, colta, elegante i carabinieri genovesi nel giudizio sia pur generalizzante dell'Abba, rappresentano un*aristocrazia politica non meno che militare destinata a segnare una traccia tutta sua nella storia della democrazia ed a confluire con propri caratteri irrinunciabili (il riformismo corporativo a fortissima base operaia) persino in quella del socialismo come distinto partito polìtico. L'appello 21 maggio 1861 a Garibaldi del comitato di provvedimento genovese di cui Mosto è magna pars, con la sua scaltrita sensibilità politica* col ragionato e coerente antibonapartismo che rifiuta la facile scappatoia anticlericale, è in certo senso il documento di nascita di questa tradizione, che si evolve rispetto allo stesso mazzinianesimo e segna rigidamente i suoi confini rispetto all'approssimazione spesso attivistica e pasticciona del garibal-dinismo di stretta osservanza, ma anche rispetto a quei fermenti più interessanti, più autenticamente popolari ed unitari, che continuano ad identificare la presenza di Garibaldi col riscatto del Mezzogiorno, un'alternativa potenzialmente rivoluzionaria di massa, alla Pisacane, dinanzi al politicismo ed al tatticismo dei circoli settentrionali. Non per nulla. Mosto figura in questo delicato periodo a fianco di Bertani e di Mario, gli uomini che tengono ben viva, nel seno della democrazia, la presenza di Cattaneo, con tutta la sua concretezza realistica e tutti i suoi limiti.
Seguire le vicende personali del Mosto cosi chiaramente e dottamente ricostruite dall'A. è a questo punto impossibile ed inutile, anche se taluni episodi, come le trattative col re ai tempi della politica segreta , s'inseriscono decisamente nel quadro di quell'evoluzione lealista e monarchica della Sinistra garibaldina dei Mordini e dei Cadolini (per Crispi, s'intende, il discorso è ben più complesso) che attende ancora mia ricostruzione adeguata, anche se il traforo del Gottardo, con l'iniziativa di Cattaneo, i suggerimenti di Iaculi, le avances di Balduino, è li ad illuminare vistosamente i particolarissimi aspetti del microcosmo genovese di cui Mosto è così responsabile protagonista. Tutta questa storia, ripetiamolo, hi storia di Genova affaristica e bancaria pur nelle sue mille incrostazioni democratiche e filantropiche (Mosto è direttore della banca popolare) è ancora da scrivere, da intendere nel suo ruolo e nella sua funzione accanto all'evoluzione ben più lineare della società lombarda, a quella più accidentata e soffocata, ma parimenti coerente, della società toscana recentissimamente rievocata dallo Spadolini. Abbiamo qui, intanto, una miniera di fatti, di date, di aperture (l'internazionalismo del Dovere di Gnocchi Viani nel corso del drammaticissimo anno 1868, il garibaldinismo ambiguo e sfuggente di Canzio e Bruzzesi, le loro intricatissime iniziative e relazioni d'affari ad esempio col Corte, un personaggio che tocca i vertici della burocrazia e, tramile Domenico Farini, sfiora Yentourage del Quirinale, l'arricchimento ed il ruolo politico sempre più cospicuo di Felice Dagnino ecc. ecc.). Su queste basi occorrerà lavorare con perseveranza. La conoscenza di una figura considerevole come quella del Mosto (si notino i realistici apprezzamenti contenuti nella sua lettera 6 luglio 1858) sarà a tal fine d'utilità e d'efficacia innegabili.
RAFFAELE COLAPIBTRA
Atti del XLJI Congresso di storia del Risorgimento Italiano (Ravenna 2-5 ottobre 1965) (Biblioteca, scientifica. Atti dei Congressi, 10); Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1966, in 8, pp. 192. L. 3.500.
Il XL1I Congresso per una coincidenza di date si è iniziato sotto gli auspici di Dante. Alberto M. Ghisa!berti, nel discorso introduttivo, e Giovanni Devoto, nella prima relazione vertente appunto su: Il dibattito linguistico nella visione dantesca e nella risorgimentale, hanno ricordato quello che: significò Dante per le