Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
anno <1967>   pagina <304>
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Libri e periodici
Quando sull'onda degli entusiasmi d'italianità* il Ricasoli, il Farìni ed il Cìpriani costituirono quella Lega dell'Italia centrale che avrebbe impedito ogni restaurazione, ebbero bisogno di due generali cbe potessero porsi a capo delle forse armate dei vecchi Stati; cosi giunsero il Fanti ed 11 Garibaldi. Quest'ultimo inten­deva puntare sui territori pontifici ed un colloquio con il Re non valse a dissua­derlo del tutto. A Torino si temeva un colpo di testa e si venne presto in contrasto con il governo della Lega; il 2 novembre 1859 il Fanti fini per dimettersi, passando le consegne a Garibaldi, d'accordo con il Farìni. Ma neanche il Nizzardo era un conformista capace di assecondare i temporeggiamenti governativi, cosicché dopo un colloquio con il Re del 15 novembre, lasciò l'esercito toscano e quello emiliano, non rinnegando, però, la sua divisa di far l'Italia con Casa Savoia. Alla fine del *59 Garibaldi sarà a capo della Nazione Armata , strumento del Brofferìo e s'atti­rerà i giudizi sfavorevoli, dal punto di vista politico, del Pallavicino; presiederà con il Bertani la sottoscrizione per il milione di fucili e nel maggio 1860 intrapren­derà, spìnto dal Crispi e dal Pilo, la leggendaria impresa dei Mille.
Dopo alcune interessanti puntualizzazioni del gcn. Montesoro e di Camcrani e Cessi, l'argomento è stato continuato da Augusto Torre con una relazione su: I governi della Lega .
L'oratore ha ricordato l'adesione di molti repubblicani, dopo il fallimento dei moti del 1853-57, al programma unitaria della monarchia ed in particolare il nome del cesenate Eugenio Valzania. Sorse in tal modo hi Società Nazionale, verso cui lo stesso Mazzini non si pronunciò in senso contrario, che per i suoi fini patriottici immediati contribuì grandemente a fondere gli Italiani, al di là delle opinioni di parte e delle preclusioni istituzionali, durante la seconda guerra d'indipendenza. Fu per opera della Società che il 27 aprile 1859 il popolo fiorentino insorse pacifi­camente provocando la partenza incruenta del Granduca; intanto dal 9 al 13 giugno governi provvisori vennero proclamati in Parma, Modena e Romagna. Poi suben­trarono, nell'azione di governo, elementi più moderati; da parte piemontese si nominarono tra questi ultimi i Commissari. È giusto porre in risalto a questo pro­posito i nomi del Ricasoli e del Farìni, infaticabili e coraggiosi patrioti che riordi­narono gli Stati alla cui testa erano stati chiamati, garantendo ordine pubblico e stabilità delle istituzioni. Un intervento successivo del gen. Tahellinì ha messo a fuoco l'atteggiamento di Garibaldi verso le Marche (argomento già trattato dalla Morelli).
Veniamo ora agli altri temi svolti nel corso del Congresso da tre studiosi stranieri di chiara fama: Adam Wandruszkn, Harry Hearder, Louis Girard, i quali, assieme a Boyer, Guiral e Koltay Kastner (per limitarsi a pochi nomi) testimoniano l'interesse non Bolo italiano per la storia del Risorgimento e quindi la validità di quest'ultima.
II Wandruszka ha tenuto un'interessante relazione intorno a: L'Austria dopo YiUafranea , dimostrando che il fatidico armistizio portò un mutamento anche nella struttura interna dell'Austria. Prima del 1859 preoccupante era la situazione di disagio politico-economico dell'Impero ; anche lo stato d'isolamento diplomatico (che poi favori tanto Cavour) era imputabile alla classe dirigente neo-assolutistica dei Buoi, dei Bach, degli Schwarzenberg, degli Stadion... Cosicché il giovane Francesco Giu­seppe, preceduto da una fama di soldato coraggioso (guadagnata sui campi di Sol­ferino) sostituì tutti costoro con altri conservatori meno centralizzatoli, e preparò il terreno od un graduale, se par lentissimo miglioramento interno. A partire dal 1861 l'Impero si avviò a diventare uno Stato costituzionale.
L'Italia comunque, che l'Imperatore austriaco s'illudeva di sottomettere alla prima occasione, divenne sempre più un problema secondario per Vienna e dopo il 1866 tale fatto divenne definitivo. Il merito naturalmente non andava ai pochissimi scrittori liberali filo-italiani come il Moering, ma se mai alla presenza diplomatica e militare della Francia e olla minaccia dolio Prussia,
Infatti nel 1860 il Recbberg fu costretto ad annunciare all'ambasciatore fran­cese che l'Austria non sarebbe intervenuta nell'Italia centrale.