Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
anno <1967>   pagina <305>
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Ubri e periodici
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Oca c'erano da risolvere pravi problemi intenti ed insieme a questi quelli rela­tivi olla Confederazione germanica i ch'era poco più d'un mito). Sa questo ponto i>i sono dichiarali d'accorilo anche i professori: "l'aniborra, Vallecchi, Aubert. Gode* chot, Nouscbi, Kieniewicz e Cessi. Hearder h'c occupato dell'argomento Polir ili cu ed opinione pubblica inglese verso l'Italia dal Inglio 1859 al marzo 1860, che possiamo segnalare con particolare evidenza agli studiosi. 11 relatore s'è soffermato ad esporre quanto popolo e governo britannici fossero stati in linea di massima favorevoli all'unità e indipendenza d'Italia anche prima del 1859, poiché il problema stava prendendo consistenza europea. Mei 1859 e 1860 in particolare, sotto il mini' stero Polmerston-Kussell. l'Inghilterra si preoccupava che il nuovo governo italiano dovesse prendere consigli a Londra anziché a Parigi o peggio a Vienna. Sì trattava di nn Paese guidato da esponenti ichie che detestavano la politica filo-assolutistica del lontano Gabinetto Castlercagh e lo conseguenze dell'ordine stabilito in Europa dopo il 1815.
Esso diede un appoggio decisivo alla graduale formazione dell'Italia unita, sia diplomaticamente, sia finanziariamente e sia con tramite lo sua flotta.
Il Russell era filo-italiano come il Gladstune, il Gibson e naturalmente il Palmer* ston, ed era anche a mi-papista; l'eccezione pio: vistosa a queste diffuse simpatie per il Risorgimento era la regale coppia costituita dalla Regina Vittoria e dal principe Alberto.
Dopo Villafranca l'atteggiamento britannico di fronte alla proposta francese di indire un Congresso si concretò nella decisione di rispettare in ogni caso il prin­cipio del non intervento a favore dell'Italia e farlo rispettare agli altri.
11 3 gennaio 1860 1 PaLrucrston ed il Russell avevano anzi proposto ai loro col* leghi di Gabinetto di minacciare all'Austria un intervento militare della Gran Breta­gna in caso di un'azione austriaca nell'Italia centrale. Tale proposizione non fu ac­cettata dai colleglli, tuttavia il semplice appoggio diplomatico a favore dell'Italia da parte della Gran Bretagna frenò l'Austria ed influì senza dubbio sullo stesso Napoleone III.
Il Palmerston ed il Russell erano anche interessati ad impedire l'annessione di Nizza e Savoia onde stornare la minaccia d'una espansione massiccia della Francia in Europa, ma il Cavour per aver le mani libere ritenne di dover attuare quanto era stato promesso a Plombières. L'argomento è stato oggetto di varie puntualizzazioni da parte di Wandruszka, Fateseli ini, i mischi, Blakiston, Garose! e D et bari.
L'ultimo relatore, Louis Girard, s'è soffermato sulla Politica francese da Villa* franca ai plebisciti dell'Italia centrale . Riporto per ultimo questo contributo, non meno interessante degli altri, perché mi pare riassuma e comprenda gli argomenti essenziali dei precedenti, facendo il punto sull'atteggiamento francese nel biennio 1859-60.
Dopo aver ricordato i motivi che spinsero Napoleone III ad intervenire in Italia, allo scopo di realizzare una Confederazione di Stati, devitalizzando l'iniziativa mazzi* ninna, l'autore si è chiesto: come giudicarono i Francesi l'armistizio di Villafranca? Innanzitutto lo schieramento minoritario di centro-destra che già s'era dichiarato avverso all'intervento in Italia a fianco della Rivoluzione, cioè composto di: legitti­misti filo-austriaci come i partigiani del conte di Chamhord, reazionari come il Veuillot del giornale L'Univers, e cattolici liberali come il Duponloup ed il Monta* lembert, sì dichiarò favorevole all'applicazione letterale dell'accordo armistiziale (e lo stesso ministero Walcwski era dell'identico avviso). Il centro sinistra che faceva capo ai giornali: Débnts, Itevuc des Detix Manda o che, almeno qualitativamente, aveva un suo peso politico, rimase scosso, mentre il grappo di sinistra composto dai democratici del Siede organo di stampa notoriamente anticlericale, protestò contro le decisioni prese e reclamò un Veneto italiano.
Ma intanto la situazione dell'Italia scottava: poiché il Piemonte mostrava dì scartare il progetto di federazione, Francesco Giuseppe invitò Napoleone a metter fine al complotto piemontese , ma ottenne un significativo rifinto dn parte del sovrano francese e si senti rivolgere contro-proposte circa un più giusto assetto del