Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
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Libri B periodici
del iniriUtaliu. Mentre cinquantamila uomini dell'esercito francese presidiavano la Lombardia garantendo così gli Italiani dalle eventuali minacce austrìache, il mini* stro Dobormida inviava il 28 settembre un memorandum alle potenze, invitandole ad intervenire nel senso espresso dalle popolazioni del centro-Italia. La restaurazione dei vecchi principi appariva ogni giorno più impossibile: Napoleone III non cessava dall'esortare tuttavia Vittorio Emanuele all'accettazione del principio federalistico e del fantomatico Congresso sulle sorti dell'Italia.
Il re dì Sardegna aveva il suo asso nella manica da giuocare: il e pericolo mazziniano e garibaldino che avrebbe travolto l'Italia nel caos, compromettendo le giuste conquiste fatte. Bisognava giungere nelle Romagne, nell'Emilia e nei Ducali prima che vi piangesse il capo dei repubblicani e fermare a tempo Garibaldi prima che compisse una marcia sull'Umbria e sulle Marche o addirittura su Roma; a questo fine. Francia e Inghilterra avrebbero dovuto appoggiare la causa unitaria italiana.
Sta di fatto che Napoleone, malgrado l'italofobia del suo ministro degli esteri, non prese in considerazione le richieste di Fio IX rivoltegli con lettera del 2 di cembre, e nello stesso tempo diffidò l'Austria dal l'intervenire direttamente (e quest'ultima, abbiamo visto si conformò all'invito, condizionata com'era da problemi interni).
Il 22 dicembre uscì la famosa brochure intitolata Le Pape et le Congrès di ispirazione napoleonica, che non si adattava più con i termini dei preliminari di pace; l'Imperatore dei Francesi aveva fiutato la nuova atmosfera internazionale, ammaestrato anche dalle inequivocabili aspirazioni delle popolazioni centro-settentrionali della penisola.
Il 31 dicembre 1859 egli scrisse a Pio IX consigliandogli di rinunciare all'Emilia e Romagna onde garantirsi in cambio la conservazione del resto dei suoi domini temporali; il 27 gennaio 1860 s'indirizzò a Vittorio Emanuele proponendogli il plebiscito non solo per il centro-Italia, ma anche per Nizza e Savoia.
Era chiara l'allusione: Napoleone IH avrebbe lasciato carta bianca al centro pur di poter annettersi i territori transalpini (tranne che per Nizza, le aspirazioni napoleoniche erano, ammettiamolo, conformi al principio di nazionalità!).
H serrato ed interessante dibattito promosso da: Valsccchì, Boyer, Wandruszka, Godechot, Kienievicz, Contamihe, Dethan, Garoso, Cessi e Guichonnet, ha inquadrato l'argomento da più punti di vista aggiungendo nuovi elementi di giudizio ed ha finito in bellezza questo vitalissimo XLII Congresso.
Le conclusioni a cui sono giunti gli studiosi intervenuti, hanno ih parte chiarito talune lacune, in parte hanno aperto prospettive nuove.
Dagli avvenimenti del 1859, per un concorso quasi miracoloso di ardore popolare, di sacrifici cruenti, di abilità diplomatiche e di prospettive internazionali, nacque dunque la Nazione italiana con tutte le sue speranze, i suoi ricordi ed i suoi limiti.
L'Italia tornava ad inserirsi nel vivo della storia d'Europa, anche se non nel senso sognato dall'apostolo dell'indipendenza e dell'unità: Giuseppe Mazzini.
GIANFRANCO DB PAOLE
Le conferenze e la pace di Zurigo nei documenti diplomatici francesi, HI serie: 1848-1860, voi. unico (11-12 luglio 1859-24 giugno 1860), a cura di ARMANDO SAITTA (Fonti per la storia d'Italia, 74); Roma, Istituto storico italiano per l'Età moderna e contemporanea, 1965, in 8, pp. X-410. L. 4.000.
Uscito con notevole ritardo sul previsto a causa del tempo lodevolmente quanto sfortunatamente perduto dal curatore per essere ammesso alla consultazione delle carte Walewski (un argomento che, data la sua annosa insolubilità, e l'internazionale rilevanza, ben meriterebbe il voto solenne d'un qualche congresso storico, se non anche passi ufficiali di organismi culturali internazionali e di rappresentanze diplomatiche) il presente volume raccoglie un tema ben circoscritto nel tempo e nelle