Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
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1967
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307
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Libri e periodici 307
vicende. Si parte, classicamente, dai patti di Villafranca, con quel progetto originario ai Napoleone cosi drastico in senso rivoluzionario > (il voto popolare come giustificazione della cessione della Lombardia a Vittorio Emanuele, il ricorso alle armi espressamente escluso per le restaurazioni, la separazione amministrativa delle Legazioni dallo Stato ecclesiastico esplicitamente affermata). Inclusione di tutte queste punte nella stesura definitiva di Francesco Giuseppe, il generico accordo tra il Bo-naparte ed il Recidi erg, che darà tanto da fare ai plenipotenziari di Zurigo, per il carico alla Lombardia di una parte del debito pubblico austriaco proporzionale alla cifra della sua popolazione.
In verità la condiscendenza di Napoleone non era presa troppo sul serio se è vero che già il 17 luglio Persigny, rendendosi interprete della virtuosa indignazione di Palmerston e Russell per la delusione inferta agli Italiani, per la presidenza onoraria al papa, per i disegni di Parigi su Venezia, non mancava di aggiungere l'opinione dei due teaders liberali eque rEmperenr veut au fond les me-mes choses et est anime des mémes senti ruents . Già la lettera napoleonica del 24 luglio a Francesco Giuseppe, del resto, svuotava in sostanza tutte le sue modifiche ed avanzava la pregiudiziale di una opposition presane insunnontable che rendeva t bien difficile la stessa posizione personale dell'imperatore (e ciò a parte le solite variazioni scacchistiche su Parma, che meriterebbero una trattazione adeguata). Quanto all'Austria, poi, i suoi irrigidimenti formali in senso antisardo ed anglofobo non facevano che rincalzare la solidità della posizione francese. Bour-queney, primo plenipotenziario francese alla conferenza della pace, aveva un bello stillarsi le meningi sulle incongruenze e le genericità formali di Villafranca: il problema non era li, era nell'intenzione, nettamente espressa fin dal 29 luglio da Napoleone a Walewski (ma questi l'aveva prevista e anticipata già una settimana prima a Persigny) di creare un principio di nazionalità, e cioè un presupposto ideologico e culturale, che servisse all'Italia da preambolo all'istituzione confederale, il cui massimo risultato politico veniva ravvisato nell'esclusione definitiva e assoluta di ogni ingerenza straniera nella penisola. Rispetto ad un fondamento cosi capitale poco potevano valere le capziose circonlocuzioni dello stesso Walewski circa l'obbligo morale contratto per la reasturazione della duchessa di Parma (prontamente rintuzzate, del resto, dall'imperatore), poco la me fi ance estrème serbata a Vienna nei confronti della Sardegna, pochissimo infine, il 2 agosto, il tentativo personale di Francesco Giuseppe, cosi stoltamente sincero nell'auspicare l'intesa austro-francese quale fondamento della pace d'Italia, così sentimentale e cavalleresco nel suo engagement d'honneur a favore dei principi, così malaccorto e, diciamolo pure, ottuso nell'i eleni ilicare tout court la bandiera piemontese con quella della rivoluzione. Francesco Giuseppe, del resto, non era altri che l'uomo del colloquio di Verona di qualche settimana addietro col principe Gerolamo (colloquio il cui resoconto Saitta opportunamente ristampa), l'uomo del concerto europeo delle potenze cattoliche già anacronistico nel Settecento, del diritto scritto nei trattati, del punto d'onore con la Sardegna, l'uomo che dinanzi aUe formulazioni esplicite e durissime di condanna dell'intervento armato da parte di Gerolamo non si era rassegnato a cedere sul principio ma parimenti si era mostrato impotente a definire le modalità ed i mezzi della esecuzione sospirando pateticamente sul grand sacrifice da lui compiuto col cedere la Lombardia.
I plenipotenziari, dunque, che ai riunivano l'8 agosto 1859 a Zurìgo avevano dinanzi a loro iuta via tecnicamente abbastanza ben tracciala e circoscritta già a Vii* lafranca e Verona, ma in sostanza impraticabile se essi avessero dovuto o voluto affrontare i decisivi dibattiti di principio la cui risoluzione, viceversa, si agitava, per così dire* sulle loro teste e traeva norma dalla forza incoercibile del fatti. La presidenza onoraria della confederazione e l'opera di riforma che il 10 agosto Walewski dava a Montebello ambasciatore a Pietroburgo come già accettate da parte del pontefice, si sarebbero, ad esempio, Volatilizzate per rincalzate di circostanze ben più stringenti delle trattative di Zurigo. Grosso geo gito tecnico, è vero, quello