Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
anno <1967>   pagina <308>
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Libri e periodici
della definizione del debito pubblico lombardo, ma tale da essere politicamente soverchiato dalla contemporanea nota di Palmerston sul non intervento, che Pcroigny commentava a Napoleone con sfumature di linguaggio e di recitazione perfettamente attagliantesi alla personalità del Bonaparte. Quanto alla confederazione, l'ostacolo politico apparentemente più sostanzioso, tale da suscitare l'immediato allarme del gabinetto di S. Giacomo, esso non tarda ad apparire un po' per tutti una scappatoia, uno schermo dietro il quale, malgrado l'opposizione dell'alta ufficialità, la diploma­zia austriaca procura di far passare e prontamente risolvere i propri grossi problemi interni, finanziari e civili, e desolamento internazionale. Ben diversa la concretezza e la fermezza onde Napoleone insiste perché a Zurigo si dichiari espressamente qu'on ne recourera pas à la force. Lo stesso Bourqueney si rende conto dell'eva­porarsi <en banalités del progetto confederale ed è il solo Walewski, tenace nella interpretazione conservatrice e antirivoluzionaria del bonapartismo, e perciò pros­simo alla clamorosa rottura con l'imperatore, colui che cerca di tenere in piedi alla men peggio la macchinosa architettura di Yillafranca. A Zurigo i delegati austriaci, premuti dalle improcrastinabili esigenze viennesi, non esitano a cedere sullo spinoso affare della frontiera e delle fortezze, retrocedendo al corso del Mincio e solo impo­stando per Peschiera un lungo cavillo sul rayon che ai concluderà anch'esso con la loro sconfitta. "Walewski cerca di combinare un nuovo incontro tra i due impera­tori, Napoleone si studia di attirare Francesco Giuseppe in un ginepraio inestricabile di compromessi e di compensi, si torna a fantasticare di congressi, a Zurigo gli spa­zientiti delegati francesi pensano perfino ad un ultimatum per piegare la caparbietà austriaca sul marginale affare di Peschiera, ma il nucleo della vicenda si -trova sintetizzato in un'espressione del 28 agosto di Persigny al Bonaparte: Ce que vous avez voulu et voulcz encore c'est l'anéantissement de l'in fin once autrichienne en Italie . Se questo è l'autentico obiettivo napoleonico, l'obiettivo tradizionale di po­tenza in grado peraltro di non scompagnarsi (ciò che "Walewski non riusciva esatta­mente ad intendere) dal proposito liberatore e rivoluzionario illuminato dal prin­cipio di nazionalità, non è meraviglia che già la prima redazione del cosiddetto memorandum di Biarritz, il 5 settembre, arieggi per il Veneto formalmente austriaco e confederale una soluzione, o quanto meno un'atmosfera, da Regno Italico, e ciò sia pure a prezzo di una mossa restauratrice puramente tattica in Toscana. Ciò che interessa dunque precipuamente sul momento (e Persigny lo nota bene, lavorando a Londra piò o meno direttamente di concerto con Palmerston) è affrettare le tratta­tive di Zurigo, mettere l'Austria, che non può e non vuole perdere smaccatamente la faccia, fuori del gioco. Poi, magari, si parlerà di congresso europeo, ed il Bona, parte potrà anche far viso benevolo ai patetici presagi di Francesco Giuseppe sull'av­venire conservatore del giovane principe ereditario delle Tuileries. Per ora, come afferma epigraficamente Persigny, Napoleone è ad un tempo il vincitore dell'Austria ed il liberatore dell'Italia, né intende venir meno a tale duplice compito cosi squisitamente francese.
Il memorandum di Biarritz, il 4 ottobre, i ducati spartiti sostanzialmente fra Torino e Vienna, la restaurazione in Toscana, lo stretto organamento del Veneto nell'ambito della confederazione italica, può ben essere valutato da Walewski come un proprio capolavoro di compromesso, ma non e in ultima analisi che un passo ulteriore per costringere i delegati di Zurigo a firmare. Il problema del debito lom­bardo, invero, ri è qui complicalo con considerazioni politiche, le frettolose e su­perficiali assicurazioni di Napoleone a Rechberg nell'incontro di Veleggio avendo compromesso a fondo il ministro imperiale dinanzi agli ambienti finanziari ora più che mai onnipotenti a Vienna. L'imperatore, per riuscire ad evadere in qualche modo dall'impasse, è costretto a rimettersi in un primo tempo all'arbitrio di una terza potenza, una potenza minore, mentre l'Austria s'irrigidisce su cavilli formali e Walewski comincia a perdere la pazienza: sappiano gli Italiani eque nona no recommencerons pas la guerre pour eux: e ciò anche se Russell tempesta, su posizioni davvero estremiste e temerarie, almeno nella delinoazione drammatica