Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
anno <1967>   pagina <309>
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Libri e periodici
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ohe ne fornisce Persi gny, perché alla Sardegna ai lasci completa libertà d'azione. Ancora una volta sono gli Austriaci a cedere Bolla questione del debito pubblico* e ad accodarsi ai loro interlocutori nella trattazione superficiale e sbrigativa dell'ormai già superato progetto confederale. Si è pertanto alle ultime battute, drammatizzate dalla morte del conte Collorcdo e da qualche schermaglia assai significativa intorno al diritto di proprietà da accordare o meno ai Gesuiti lombardi, per non parlare degli estremi irrigidimenti sardi a proposito delle spese di guerra, un argomento fredda mente tecnico su cui si stende l'appassionante ombra politica di ISizza e Savoia. Sem* pre perentori e severissimi, interpreti d'una posizione di forra che in Italia va facen­dosi sempre pia inequivocabile, i delegati francesi controllano appieno la situazione, talché il testo definitivo del trattato e delle convenzioni annesse rispecchia nel modo pia, soddisfacente il punto di vista delle Tuileries, anche nelle formulazioni impe­riose a cui Walewski s'era cosi volentieri abbandonato.
Il Saitta integra e conclude la silloge con una serie di carteggi collaterali. Dei più importanti contributi di quello Persigny s'è già accennato. Beata da soffermarsi sul fondamentale documento liberista del 1 agosto 1859, sulla rappresentazione vìva* rissima di Londra qnale covo dell'estremismo sovversivo internazionale, su quella assenza di spirito rivoluzionario ed autenticamente bonapartista, insomma, pro­pria di Persigny, con i suoi panorami da nuova Santa Alleanza conservatrice ma senza le sfumature clericali e più o meno confusamente ideologiche di "Walewski : un'impostazione ricca dell'ipocrita moralismo tvhìg in quel delineare, ad esempio, la question morale dello affranchissiment della penisola italiana come fonda* mento precipuo della vagheggiata alleanza anglo-francese (e non si parla di certo, cinismo soldatesco anticlericale particolarmente caro alla legnosa religiosità degli uomini del gabinetto Palmerston, né dell'adulazione concitata che traspare nn po' tra tutte le righe del carteggio). Tra gli altri documenti raccolti dal Saitta singolar­mente notevole la lettera Moxtstier 2 agosto 1859 sull'unanimità dello spirito pubblico austrofobo in Italia, che colpisce profondamente i circoli governativi berlinesi.
RAFFAELE GOLAPIETRA
.Le relazioni diplomatiche fra l'Austria e il regno delle Due Sicilie; III serie 1848* 1861. Voi. II: 22 maggio 1859-19 febbraio 1861, : cura' M-. RUGGERO MOSCATI (Fonti per la storia d'Italia, 69); Roma, Istituto storico italiano per l'Età mo­derna e contemporaneo, 1964, in 8, pp. XII-277. L. 4.000.
Momento di crisi complessa e suprema, questo curato da uno specialista raffi* natiBSimo dell'argomento come il Moscati (il cui excursus introduttivo sulle relazioni romane tra palazzo Farnese e palazzo Venezia dopo la resa di Gaeta meriterebbe uno sviluppo particolare). La morte di Ferdinando II, che apre la raccolta, allorché la sorte delle armi pende ancora incertissima e gravita ancora nelle province piemontesi invase dal Giulay, si connette strettamente con la missione straordinaria a Napoli del barone Hubner qui connait lea pensée de l'Empercur una un secondo la incisiva espressione del conte Rechberg, Quanto a lui, Francesco Giuseppe, testimo­niando anch'egli al nuovo re toute sa confiance nell'inviato straordinario, non può fare a meno di sobillarne lo sdegno contro la e guerre révolutionnaire che è por­tata all'Austria con l'intento sovvertitore di mettere in pezzi il sistema territoriale stabilito dai trattati. A Vienna, insomma, si respira tenacemente clima legittimista da Restaurazione; ma Francesco II, fermo nella rivendicazione dello status quo e nel diniego d'ogni concessione costituzionale, non è meno tenace nel sentiero paterno nel ribadire la più stretta e gelosa neutralità. Invano Rechberg tempesta, con un dispaccio che reca la stessa data di Magenta, agitando il fantasma del < radicalismo le plus avance scesa in campo a fianco del Bonaporte per rinnovare le imprese ever­sive dello zio. A Napoli l'ascesa di Filangieri alla testa degli affari è valutata nel* l'ambito dell'influenza inglese, se non addirittura di quella pociginu, le dimostrazioni popolari per gli alleati si susseguono, il salotto del conte di Siracusa cresce di rc-