Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
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1967
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310
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310 Libri e periodici
queniatori e di prestigio : Hubner La un bel richiamarsi, più o meno co perla mente, ai vecchi trattali separati tra Vienna e Napoli ed alle affinità sentimentali tra le due Corti, ha nn bel sofisticare sulla neutralità come concessione austriaca anziché come iniziativa napoletana, ha nn bel l'accontentarsi dell'implicita connessione tra neutralità ed irrigidimento anticostituzionale: Francesco li risponde di suo pugno all'impera* tore, all'indomani di Solferino, definendo e très avantageuse la posizione di neutralità ed indipendenza del suo Stato, posizione dettata del resto (è una vecchia scappatoia napoletana) dalla stessa dislocazione geografica del reame. D'altro canto, appunto Solferino ha, per cosi dire, tagliato la testa al toro, eliminando alle radici la querelle sull'intervento. Ora, semmai, è da temere che la vittoria alleata rinfocoli l'aveuglement dei conti d'Aquila e Siracusa, sopraffaccia la poca esperienza del re, già costretto à bitter cantre tout le monde ed un po' ingenuamente rodomontesco nel profferirsi disposto a perdere un braccio piuttosto che ad accordare una costituzione. L'austrofilia della regina, l'indignazione per i compromessi di Gor-ciàkov, non varrebbero a resistere ad una precisazione, ad una intimidazione francese sistematicamente organizzata. Hubner se ne rende conto (e con lui, ancor più pessimisti camente, il ministro Martini), strepita contro il rimpatrio degli esuli siciliani cai* deggiato da Elliott. deplora la missione Ischi tei la. registra con qualche amara soddisfazione il declino di popolarità di Filangieri e con gran finezza l'ostilità delle popolazioni rurali lombarde alle armi liberatrici francesi, nonché il vicolo cieco sovversivo in cui la via intrapresa sospinge Napoleone in tutta Italia, teme i contatti francesi con Pietroburgo ma confida nel significato conservatore del finale inevitabile intervento dell'Inghilterra perché non si alteri l'equilibrio europeo. Certo, Vil-lafranca assesta un duro colpo ai vagheggiamenti degli itnlianissimi ed allarma il re Francesco con i suoi accenni confederali: ma i problemi interni napoletani non cessano perciò di rendersi assillanti, col licenziamento, indilazionabile eppur estremamente preoccupante, dei reggimenti svizzeri, con la difficoltà di rimpiazzare l'ambiguo Filangieri, con la pressione della borghesia e di quelques jeunes tétes della nobiltà per la concessione di una costituzione.
Trascorrono cosi gli ultimi mesi del 1859, sempre prestigioso ed insostituibile il Filangieri, sempre costante il governo napoletano nel respingere le pregiudiziali del congresso e della confederazione, malgrado le garanzie di Rechherg sull'impiego della forza e l'intervento armato. A Napoli si temono perfino le inclinazioni compromissorie di Pio IX e, in: ogni caso, si dà mandato all'Antonini, primo delegato all'eventuale congresso, d'impugnare di nullità ogni mutamento intervenuto nell'Italia centrale. Su quest'ambiente tentennante e pavido l'opuscolo Le Pape et le Congrès cade come un colpo di fulmine, con l'interpretazione rigidissima che se ne fornisce a Vienna, col sentimento di < surprise estrème et inquiétante che esso suscita a Napoli, le dimissioni di Filangieri, l'ostinazione tremebonda di Carafa a non impegnarsi, in alcun modo in uno stato di cose così allarmante. Martini, del resto, tiene ad ammonire il suo governo sull'intonazione dello, spirilo pubblico a Napoli assai diversa da quel che fosse nel 1799, l'indifferenza egoista predominante, l'assenza assoluta di ogni fanatismo per la causa legittimista. Quanto poi al dinamismo tecnico diplomatico, si sa, non c'è molto da aspettarsi da un Carafa che non esita ad avanzare, quasi umoristicamente, la candidatura di un principe borbonico al fantomatico Stato emiliano-romagnolo bonapartista! Lo stesso Rechherg non può fare a meno di htigmatizzare lo scoraggiamento e la suscettibilità dilaganti a Napoli come elementi perniciosi, al pari degli irriflessivi arresti in massa che vengono compiendosi nel seno dell'aristocrazia e della classe intellettuale, o del désarroi in cui versa il gabinetto. I veri o presunti disegni francesi per compromettere il governo napoletano, il vicariato delle Legazioni o l'occupazione di Roma, 11 richiamo negli affari di vegliardi affranti dall'età, 11 principe del Cassavo i generali Winspcare e Carrascosa, il pou de discernement che si ravvisa non di rado negli atti esecutivi di governo, tutto ciò non fa che disorganizzare ulteriormente fi sistema borbonico alla vigilia del moto della Concia. Ma il colpo di grazia, giova riconoscerlo, viene infetto il 15 aprile prò-