Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
anno
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1967
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pagina
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313
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Libri e periodici 313
bile (e provvidenziale) da questa selva di migliaia di fittissime pagine, articolando tm discorso critico che per la prima volta sembra ricusare a priori i presupposti o i pregiudizi ideologici per affidarsi esclasivamonte (ma è davvero possibile?) alla voce imparziale del documento.
Se tutto ciò è vero (e vero è senza dubbio nell'intenzione, largamente verificata nella pratica) non ho esitazione a dire che il volume del D'Addio meriterebbe di essere assunto come testo di lettura obbligatoria per l'educazione civica e la storia contemporanea nelle scuole superiori e fors'anche in quelle dell'ordine universitario, pochissimi libri come questo riuscendo, e con la forza immensa di una mano che non pare aver nervi (alla modestia dell'amico D'Addio non dispiacerà l'illustro similitudine manzoniana) a sradicare un luogo comune dei più inveterati, infondati e funesti come quello del paradiso perduto dell'età della Destra. Si sa, sulla Sinistra pesava la vecchia rampogna spaventiana cui il Croce aveva aggiunto Yindignatio giovanile contro i trafficanti delle libertà e quella più meditata e feconda della maturità nella Storia d'Italia* Marxisti, cattolici, economisti, avevano allargato nei campi più disparati quest'opera di demolizione, qui corrodendo l'impalcatura sociale, di borghesia predatoria ed affaristica, della Sinistra, li disvelando le sue insufficienze ideologiche e filosofiche, lì infine abbattendo persino quella bandiera liberistica e privatistica che a fine secolo e per parecchi decenni ancora era apparsa quale segna* colo in vessillo nelle battaglie per la pericolante libertà. Tutte cose giustissime e sacrosante purché non si dimentichi mai la matrice donde sgorga il Risorgimento fallito , il periodo che lo condiziona e Io determina, e cioè appunto il quindicennio della Destra, purché non si trascuri che le destituzioni telegrafiche di Crispi, i trasferimenti di Tajani, i commendatorati di Nicotera, non sono altro che il preciso pendant di una prassi altrettale instaurata e tenuta in vita dai Pironti, dai Cantelli, dalla Per* manente piemontese. Esigenze rivoluzionarie dell'unità? Questa è la menzogna convenzionale che il D'Addio vanifica energicamente, ravvisando una costante coerente nella politica della Destra (vorremmo dire meglio dell'entourage cavouriano, certe sfumature pseudoprogressiste del Rattazzi o del Mancini trovando là la loro collo* cazione politica più appropriata) attraverso il primato incontrollato dell'esecutivo sugli altri poteri dello Stato, compreso, anzi in primissimo piano, quel legislativo a cui milord Camillo affettava di riservare le sue tenerezze più deferenti e premurose. Un potere giudiziario distinto, chiarisce preliminarmente il D'Addio, non è contemplato in via esplicita dallo Statuto albertino, a differenza che nelle carte di Roma e di Palermo, dove l'impegno liberale è vissuto e sofferto non solo più intensamente ma su slancio autonomo ed in prospettiva rivoluzionaria, e Un esperimento della sua fede politica è chiesto espressamente per il magistrato dal Rattazzi e dal Brofferio e ciò, si badi bene, discende dall'equivoco fondamentale d'ipotizzare modalità e con* seguenze rivoluzionarie per quel che rivoluzione non è, un'intransigenza epurativa puritana e giacobina mentre le strutture sociali ed istituzionali dello Stato rimangono pressoché intatte, un rendere la giustizia strumento non degli immortali principi ma del mortale e mutevole partito al governo. Questa è, brutalmente, prosaica* mente, la prassi piemontese, la continua e severa sorveglianza teorizzata da Rattazzi ma realizzata da Galvagno, tollerata da Azeglio, sistematizzata da Cavour, posta in opera dagli stessi magistrati meglio inseritisi nella particolare atmosfera politica del momento come Vigliani (il nome di un altro di loro, lo Spingardi, ci richiama alla mente il generale Paolo, il giolitriano ministro della Guerra, a testimoniare visiva* mente la continuità di una classe dirigente schiettamente, duramente piemontese ancora ben dentro l'unità d'Italia). In siffatta prassi l'attenuazione del principio del* l'inamovibilità, la graduazione degli stipendi come e correttivo disciplinare della magistratura, la strumentalizzazione elettorale, la fissazione di una retta via come doverosa ed obbligatoria per l'ordine giudiziario!, il colpo di mano dell'estensione della legge Rattazzi allo Stato unitario in virtù dei pieni poteri, tutto ciò si pone come un seguito graduale, sistematico e coerente di momenti operativi di governo Tolti ad annullare non solo l'indipendenza ma il significato e la ragion d'essere di