Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
anno <1967>   pagina <315>
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piemonlnstsmo che in Italia in realtà non c'è fiata mai, vuoi che sottovaluti l'impor­tanza dell evoluzione economica e civile della tradizione amministrali va murattiana a Napoli, vuoi finalmente che sì appelli alla testimonianza discutibilissima di uomini quali Massari, Sciai oj a. De Mais, per gettare la realtà social e ri tardai ari a e imma­tura del Mezzogiorno nel calderone dell'unificatone piemontese (ecco il ruolo dialettico del libro di D'Addio!). In verità l'involuzione unitaria reazionaria di un Carlo De Cesare non può far dimenticare la splendida fioritura li fieristica del suo pensiero borbonico (il problema piuttosto è di vedere se, come e quanto l'ima abbia condizionato e determinato l'estinzione e quasi il rinnegamento dell'altra) né Spaventa e Tocqueville possono tranquillamente armonizzarsi nel Pantheon mode­rato trascurando la fondamentale divergenza a proposito dell'autonomia dei corpi tradizionali, né il liberalismo toscano e siciliano, di cosi illustre tradizione dottri­naria, può ricondursi all'etichetta politica, sorta di parapioggia polivalente, del conte di Cavour, né la vittoria del plebiscito sulla Costituente può spiegarsi altrimenti se non con l'esigenza demagogica e strunientalistica del momento. Cose complesse, insomma, che s'intersecano e si contraddicono Firn l'altra* ma nulla mai guadagnano dall'essere forzate in impossibili schemi razionali (che dire di quella politica militare filotedesca propria cosi del moderato Ricotti come del progressista Mezzacapo, una costante che s'infischia delle vicende parlamentari ed elabora un disegno tutto proprio della Corona e dell'alta ufficialità?), al pari mutatis mutandis di un fenomeno colos­sale come l'emigrazione, una cui visione esteriore e tabellari a è fatta apposta per confondere le idee. Occhio dunque all'Europa ma purché e perché questo sguardo ci aiuti meglio a comprendere noi stessi; tale sembra essere il risultato critico più ragguardevole e l'avvertimento metodologico più serio che si ricava dalla silloge venuta oggi, sotto la guida sapiente e discreta del Ghisalberti, felicemente a com­pimento.
RAFFAELE COLAPIETRA
La guerra di Secessione degli Stati Uniti d'America nei rapporti del col. Augusto Fogliurdi, a cura di GIUSEPPE MASTINOLA; Lugano, Rivista Militare della Sviz­zera italiana, 1966, in 8", pp. 121, ili. 15. S. p.
Augusto Fogliardi, nato a Marsiglia nel 1818 da genitori ticinesi, laureato in diritto e poi, datosi alla carriera militare, capitano dei carabinieri ticinesi (nel '47 partecipò con lo stesso grado alla guerra del Sonderbund), maggiore dell'esercito federale svizzero (nel '50), luogotenente dello Stato maggiore generale (nel '52) ed infine istruttore con gradi sempre più elevati dell'esercito svizzero, nel 1863 venne mandato in missione negli Stati Uniti ai tempi appunto della terribile guerra civile che vedeva contrapposti non solo due eserciti, ma due mentalità, due strutture eco­nomiche e sociali due Confederazioni.
Dopo una visita minuziosa alle accademie militari, alle fabbriche d'armi e ai cantieri nordisti, dopo contatti ufficiali con le autorità americane e varie ispezioni, il Fogliardi ai trovò sul fronte di guerra, proprio mentre stava per iniziare la grande battaglia di Gettysburg; in seguito potè osservare la prima fase della successiva battaglia di Cbattanooga.
Circa questi ed altri scontri il Nostro scrisse undici rapporti, dal 6 marzo al 6 novembre del 1863, che indirizzò a Berna e che ora vedono la luce. In essi si con­densano le multiformi impressioni che il Fogliardi riportò dal suo soggiorno statu-niten.se e soprattutto dall'apparato militare delle forze di Lincoln, guidate da capi come Sherman e Grani ch'egli vide alla prova del fuoco, impegnate in duelli gigan­teschi e sanguinosissimi. Fu impressionato dalla potenza dell'artiglieria, non meno che dell'impreparazione della ufficialità e scrisse pagine molto interessanti sull'anda­mento della guerra civile. Non ritengo opportuno soffermarmi oltre sull'argomento, che esula dal fine precipuo della rivista.
Ricordo solamente che il Fogliardi, svizzero italiano, partecipò ardentemente