Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
anno <1967>   pagina <317>
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Libri e periodici J 317
misure governative impedi ogni movimento in qualsiasi direzione, compresa la invasione del Veneto. Altri tentativi seguirono per tatto il '63, ma purtroppo la Polonia restò sola a combattere, perché tutti fallirono. Così quello del 20 aprile, che doveva consistere in un imbarco sulla costa istriana ed uno sbarco tra Ragusa e Catturo collegando il moto slavo con il moto veneto; e già nel maggio le forze militari scelte cran quasi pronte per la partenza, ma esso dovette essere annullato per la denuncia esposta dal governo italiano alla repubblica elvetica.
Del tutto fallì pure la missione Bruzzesi-Guerzoni, del maggio, in Turchia, di cui nulla si sapeva Finora, ma che dalla Funaro è ricostruita con la consueta precisione sulla base di documenti diplomatici inediti. Si trattava di scrutare quale atteggia­mento avrebbe tenuto Costantinopoli di fronte al passaggio di una colonna di gari­baldini arruolati da inviarsi in Romania e di là in Polonia. Il Gucrzoni si fermò a Costantinopoli e il Bruzzesi continuò da solo il viaggio, perché era esperto dei luoghi e della lingua di quei paesi, fino a Bukarest, donde inviò al collega continui rapporti onde ne informasse il partito in Italia. Ma in Italia Tabi garibaldina non aveva fatto quasi nulla, sia perché mancavano i danari occorrenti, sia per la discordia interna che cominciava a travagliarla: il fatto è che tutto precipitò per la scoperta dell'affare da parte della polizia russa. Si sa anche, ma con notìzie molto vaghe, dì un'ultima spedizione, nell'agosto di un piccolo drappello di venti ufficiali gari­baldini comandati da Stanislao Bechi, che dovevan partite da Genova per la Po­lonia: risulta soltanto che il Bechi arrivò, si, in Polonia, ma, pare, da solo; e vi morì, fucilato dai Russi, nel dicembre.
Si suole attribuire di solito la causa dei fallimenti su ricordati quasi unica­mente alla continua tenace vigilanza delle diplomazie straniere mediante poliziotti sparsi ovunque; ma, a dire il vero, la colpa forse maggiore spetta invece, come già ho fatto cenno, al progressivo venir meno, tra i garibaldini, dopo Aspromonte, di unità, di coesione, di compostezza e, particolarmente, di slancio, sì che frequenti eran tra di loro le disarmonie, le diffidenze, i rancori, e specie trai più anziani, di solito conservatori, e i giovanissimi, che non vedevan di mal occhio che reparti dell'esercito regio, o anche solo ufficiali, si associassero con i partenti per l'Oriente. E dei primi ve ne erano alcuni che ritenevano si dovesse rinunciare a mandare armi e uomini in Polonia, poiché già troppa miseria angustiava il paese o perché altri problemi più urgenti di politica interna attendevano la loro risoluzione. Mi basterà ricordare il Bertani, dotato più di ogni altro di vigore di ingegno e di generosità di cuore, che, in quel torno, tutto affaccendato nella propaganda per la fondazione di Società Operaie, perché, a suo avviso, la democrazia mancava di effettivi radici popolari , affermava senza ambagi che fuori d'Italia non si doveva combattere e morire per essa i). E si aggiunga ancora che, contrariamente al mito dell'impostazione tradizio­nale (e ce ne dà ampie prove la Funaro), eccetto qualche breve intervallo, per tutto il T63, e anche oltre, ci fu pieno disaccordo tra l'ala garibaldina e Tabi di Mazzini, il quale insistette quasi di continuo, e spesso con frasi violente, che ogni moto per la Polonia doveva assolutamente essere associato al moto per la Venezia, ove erano già pronti per un'eventuale difesa i Comitati locaH. A questo stato di cose, e pro­priamente alle sue insofferenze per le incertezze dei preparativi per la prima spe­dizione, per le continue polemiche e per la rottura dei rapporti tra le due ali, la garibaldina e la mazziniana, si deve senz'altro, e non a un momento di follia perso* naie (come opinò qualcuno), l'improvvisa partenza per la Polonia, nell'aprile, con una piccola schiera di Italiani, in maggioranza bergamaschi, di Francesco Nullo, che mori da prode, combattendo tra le file polacche, il 5 maggio, colpito da una pallottola russa -).
i > Su Cotesta attività del Bertani, poca noia, e della quale tace anche la Funaro, vedi le dense pagine con ricca bibliografia di RENATO COMPOSTO, Democratici e Società Ope­raie stilla via di Aspromonte, in Rassegna Storica del Risorgimento, 1964, n. 2,
*) Alla copiosa bibliografia sulle vicende dolPavvenuturosa spedizione del Nullo