Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
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1967
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319
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Libri periodici 319
linuò a rumoreggiare in Parlamento con la solita asprezza e con le solite intemperanze e soltanto con il completamento, nel '70, della unità della nozione abbandonò la suo spinta rivoluzionaria per una più concreta realizzazione liberale.
MARINO CIKAVEGNA
UGO GUALAZZINI, // primo secolo di vita della Banca Popolare di Cremona (1865' 1965). Saggio storico: Cremona, Cremona Nuova, 1965, in 8, pp. 362. S.p.
L'ampio volume di Ugo Gualazzhri, ha per téma la storia della Banca Po* polare di Cremona, dalla fondazione avvenuta nel 1865 ai giorni nostri. Contrariamente a quanto avviene in commemorazioni del genere, oggetto dello studio non è la Banca come istituzione a se stante, ma la Banca intesa come un unicum con l'ambiente in cui svolge la propria attiviti: la provincia di Cremona. La particolarità dell'angolo prospettico è di notevole interesse per il lettore, quando, come nel nostro caso, si tratta di un secolo di vita economica di un'importante provincia del nuovo Stato unitario.
Aumentato in estensione il territorio della provincia nei 1859, tanto da dive* nire l'autentico granaio della Lombardia, si fece subito sentire la necessità di un ente di credito a fini speculativi, aia per agevolare l'agricoltura nel collocamento all'interno e all'estero dei prodotti, sia per far fronte, ai gravami ipotecari esistenti sugli immobili. Nacque cosi la Banca Popolare di Cremona, creatura prediletta dal* l'avv. Pietro Vacchelli; testimone dall'atto di costituzione fu Giuseppe Zanardelli. Le operazioni, circoscritte ai soci, furono garantite da pegno, e mai superiori ai tre mesi; il tasso di sconto praticato all'origine fu del 7 , contro i'8 della Banca Nazionale ed il 12 di istituti similari.
H primo anno di attività, il 1866, corrispose ad uno dei più difficili della finanza del giovane regno: crollo di titoli a Parigi, guerra nella pianura padana, panico fra i risparmiatori, ritiro precipitoso di depositi. Il ricordo di questa crisi indusse il Consiglio di Amministrazione a ricercare, nel 1870, nuovi clienti ed a mutare gli indirizzi della politica creditizia; per la prima volta si inviava una circolare ai comuni limitrofi per informarli dei servizi e delle finalità dell'Istituto e si autorizzavano prestiti venticinquennali dietro ipoteca, per importi fino a lire 100.000. E dire che il movimento di cassa del 1866 era di sole 986.416 lire! Questo era stato possibile per la preveggente e saggia amministrazione di Pietro Vacchelli, che, nel 1884, divenuto Segretario Generale del ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio, presentava le proprie dimissioni da presidente. Successore fu l'avv. Alessandro Anselmi.
Le successive vicende della banca, oramai di interesse nazionale, erano legate all'economia di tutto il regno. L'Istituto risentì, nel 1884, della crisi con un calo del movimento complessivo di cassa, ma già nel 1886 la situazione si normalizzava. Apparentemente senza scosse la storia della Popolare nei primi cinquantanni del '900, anche perché le notizie forniteci dal Gualazzini sono su questo periodo molto sintetiche (solo cinquantadue pagine per sessantacinque anni).
Interessante è notare come di fronte alle ricorrenti crisi interne e internazionali, la tradizionale politica dell'Istituto fu caratterizzata dalla costante restrizione del credito, ma non, sempre dall'aumento del tasso di sconto (pp. 152, 217). Questo per rimanere almeno in porte coerenti con i principi dello statuto originario alla ani stesura avevano partecipato alcuni membri della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Cremona. Queste preoccupazioni un poco alla volta vennero meno, sia per l'estendersi dell'attività dell'Istituto al di fuori dei soci, sia per i successivi aumenti del capitale, a cui contribuirono in modo sostanziale agrari, industriali e possidenti della provincia. Lo stesso Vacchelli, di cui nel libro si dà quasi una compiuta biografia (buona parte dei capitoli V, VL VII, IX) è un agrario, conservatore in economia e politica (fece parte del primo ministero Pelloux e del secondo ministero