Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
anno
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1967
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pagina
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321
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Libri e periodici 221
noi quale tuttavia vibra una drammatica comprensione per l'iniquità che ai abbatte sulle classi popolari conculcale ed innocenti a causa di una scelta politica dettata da ignoranza e da immoralità. Qui è 1 motivo per cui avvertiamo il Pareto ed il suo animus pugnandi assai più vicini a noi, più partecipi di una realtà di sofferenza e di lotte, che la ragione e la giustizia tentano laboriosamente di mitigare, che non le dotte elucubrazioni del Basino, studiosissimo, sulla traccia dei più recenti risultati interpretativi e statistici, di circoscrivere, di limitare la portata polemica e l'incidenza scientifica dell'opera del Pareto, di vagliare e rassodare le ragioni degli altri, di sottolineare il progresso, lo sviluppo, il moto irresistibile d'ascesa della società italiana dì fine secolo, tutto insomma quel teleologismo economicistico di recente giustapposto e non sempre ben saldato all'originaria ispirazione etico-politica di stampo crociano. Romanticismo economico? Vaghezza d'aspirazioni? Lo si può dire davvero per uomini che avevano seguito passo passo la progressiva germanizzazione della Destra, cogliendo con acutezza il pericolo burocratico antisocialista di quelTimpetlito socialismo professionale, ma non avevano affatto chiuso gli occhi a quei moderni strumenti d'intervento, di rinnovamento, le banche popolari del Luzzatti, le casse rurali del Wollemborg. che davvero promettevano d'incidere un po' più a fondo nel tessuto della società soprattutto rurale, devastata dall'emigrazione e ferrea e dolorosa necessità * dei Pangloss dei giorni nostri, ma che tale non era, né appariva, al cadere degli anni ottanta, allorché ben si coglieva in una scelta politica, in un gioco d'interessi, e non in un'assurda e necessità la chiave del problema, ed i liberisti dottrinari potevano combattere, sulla medesima e decisiva trincea politica radicale, fianco a fianco di quel Baccarini la cui visione protezionistica dell'industria nazionale non si arrestava dinanzi alla conseguenza estrema della statizzazione purché ecco il punto! venissero sconfitte e debellate le oligarchie parassitarie arroccate nella difesa fine a se stessa dal dazio alla frontiera, irriflessivamente pronte all'incremento incontrollato e caotico della circolazione dei biglietti di Stato per salvataggi, per speculazioni, per avventure elettorali. La forza e la tempestività della polemica liberista si misurano precisamente nell'aggressione, nei dibattiti sui casi concreti, nell'illuminazione dei loro itinera tortuosi, in una parola nella dialettica politica da essa tenuta in vita, resa anzi talora addirittura possibile, e magari esasperata, contro gli accomodantismi conformisti e le unanimità patriottiche. Non chiederemo ai liberisti di risolverci la vexata quaestio della priorità dell'industria pesante su quella leggera, ma otterremo bene da essi che ci spieghino che cosa è stata, ha significato, ha pesalo la Terni nella storia dello sviluppo industriale italiano, non solo la produttività ed i macchinari dell'Ansaldo ma i carteggi ed i maneggi dei Perrone, non solo le convulsioni ricorrenti del mondo affaristico nazionale ma la storia specifica, torinese, parlamentare ed italiana, del Credito Mobiliare e della Banca di Sconto, quest'arco trentennale alle cui estremità grandeggia sempre, inesorabile, anche sé sbaglia qualche percentuale, l'ombra di Maffeo Pantaleoni. Questo è il chiaroscuro segnato indelebilmente nella storia dell'Italia unita dalla polemica liberista, non utopia sociale né ingenuità scientifica, ma pura e semplice battaglia polìtica di minoranza, nessuna come la quale, peraltro, forze, ha contribuito ad allargare consapevolmente e seriamente il fossato tra paese reale e paese legale. Pareto e Pantaleoni erano uomini in coi vibrava e batteva energico il sangue del Risorgimento, che avevano visto nel Cavour il signunt contradictio-tiis dell'Italia unita, né Certo soltanto nel campo economico. Il primo esce ben presto da quell'atmosfera, il secondo vi permane appassionatamente ed a lungo, ma entrambi con la sensazione dell'incompiuto, con la delusione del tradimento, che li accomunavano all'estrema sinistra democratica. L'Italia di fine secolo aspira essenzialmente alla normalità, al libero e non contrastato esplicarsi delle forze politiche ed economiche: sarà questa la garanzia liberale principalissima del Giolitti. Pareto vedeva l'organizzazione di massa, lo sciopero, la lotta rivendicativa, la cooperazione, come costanti capitali e feconde dell'Imminente lotta sociale, anche se su di Ini il crescente influsso del Sorci premeva ad una conclusione pessimistica per mancanza di lotta, per assenza di consapevolezza del proprio ruolo da parte dell'antagonista naturale e necessaria del proletariato in ascesa, la classo borghese. Furono l'immoralità del paras*