Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
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1967
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345
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Vita dall'Istituto
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MODENA. Il 18 febbraio u. s., in collaborazione con la Deputazione di Storia patria, si è tenuta una seduta di studio nella quale sono state lette le seguenti comunicazioni: prof. Alfonso Morselli, La prigionìa mantovana di Ciro Menotti; doti. Adolfo Volta, Rapporti consolari tra Stati Uniti d'America e Ducato Estense. Il pubblico, numeroso e qualificato, ba seguito con molto interesse e al termine si sono avuti diversi interventi, che hanno dato origine ad un'ampia e proficua discussione.
In occasione della X Settimana dei Musei è stato riaperto al pubblico il Museo del Risorgimento di Modena, completamente riordinato con criteri moderni dal Presidente del Comitato prof. Giorgio Boccolsri. All'inaugurazione erano presenti molte autorità cittadine, fra cui il Provveditore agli Studi, ed un numeroso pubblico comprendente parecchi soci del Comitato. Nel corso di tutta la settimana, e anche oltre, le visite al Museo da parte di cittadini, ma soprattutto di scolaresche provenienti sia dalla città, sia dalla provincia e dalle zone finitime, si sono succedute con ritmo sempre crescente, tanto che la manifestazione si è conclusa con un bilancio di oltre tremila visitatori. La riapertura del Museo è stata messa in notevole rilievo anche dalla stampa cittadina.
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MONTEVIDEO. - Il Presidente del Gruppo del nostro Istituto, dott. Armando D- Pirotto, titolare di storia nella Università della Repubblica, ha tenuto il 14 aprile u. s. una conferenza dal titolo : Garibaldi y Ias mujeres . Ne diamo il resoconto dal Corriere degli Italiani del 20 aprile:
Venerdì 14 n. s., come annunciato, ha avuto luogo presso la sede dell'Istituto Italiano di Cultura, la conferenza su " Garibaldi e le donne ", che è stata pronunciata dal dottor Armando Pirotto, profondo conoscitore e cultore dell'Eroe dei dne Mondi. La conferenza è stata pronunciata sotto gli auspici dell'Istituto Italiano di Cultura e dell'Istituto per la Storia del Risorgimento.
L'oratore ha iniziato accennando a un passaggio di Lytton Streckey, che si domanda la ragione della benevolenza che i diversi storici hanno dimostrato verso Garibaldi e crede che la spiegazione è data dallo straordinario fascino e dalla personalità del geniale condottiero. Un investigatore illustre. Cesare Giardini, ha confessato che è quasi impossibile essere severo con Garibaldi. Se a questo fascino hanno ceduto gli storici, è spiegabile che ad esso si siano assoggettate le donne del suo tempo. La vita dell'eroe è trapunta di nomi femminili, ma non per questa ragione bisogna vedere in Ini una reincarnazione di don Giovanni. Appellandosi a uno studio di Maranón, il dottor Pirotto ha detto che Garibaldi non considero le donne come un semplice strumento di piacere, ma le dignificò e idealizzò come un poeta del * dolce stil novo ". E, a riprova di questo, ha letto un poco conosciuto scritto di Garibaldi nel quale questi si dimostra precursore del femminismo propugnando nel 1862 l'intervento delle donne nel governo, e ha dettagliato in seguito il prestigio romantico di Garibaldi, che si distaccava dalla sua errabonda vita al servizio della causa degli oppressi e fa riferimento alla sua bellezza virile, attestata dai quadri di Induno e Lorusso. Quindi, è passato a parlare della sua apparizione sulla scena americana, dove nascerà, nel Rio Grande la passione dominante della sua vita, concepita nel momento in cui conobbe Anita Ribeiro, la bella brasiliana con la quale si sposa ed abita a Montevideo per molti anni. Evoca, poi, il conferenziere, gli anni di lotta in Uruguay e in Italia, e descrive la tragica fine di Anita nella pineta di Ravenna. Garibaldi, datosi alla lotta, assume l'aspetto di un paladino leggendario. Conosce anche altre donne, del popolo e della più alta aristocrazia, come la bella duchessa di Su-tberland che lo riceve festosamente a Londra. Ricorda, in seguito una distintissima scrittrice tedesca, Elpit von Schworz, e dietro di lei molte altre donne come la marchesa della Torre. Lo declive poi nell'austero ritiro di Caprera, dove si sposa per la terza volta con una donna modesta ed evangelico, Francesca Armosino che è quella che l'assisterà sino al momento della sua morte il 2 giugno 1882.