Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
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1967
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Vita (Iril'lslittilo
l'aw. Enrico Totoro, segretario la prof. Margherita Grimi tesoriere l'avv. Mario Ca-milli. Il nuovo presidente ha subito esposto no programma di attività per il prò-sino avvenire.
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PIACENZA. La III guerra d'indipendenza e gli avvenimenti del 2866 sono stati rievocati domenica 11 dicembre 1966 in una riunione di studio promossa dalla Deputazione di Storia patria e dal noBtro Comitato, tenutasi presso la Biblioteca comunale di via Carducci.
Il Presidente del Comitato, conte Giuseppe Salvatore Manfredi, dopo aver giudicato il 1866 come non lieto per la nostra storia, perché pieno di luci e di ombre, ma di grande importanza per la riunione del Veneto all'Italia, è passato a studiare le ripercussioni degli avvenimenti dell'anno nella nostra provincia analizzando lo spirito pubblico caratterizzato in tutta la nazione da due periodi, di profonda euforia prima, di abbattimento poi. Nella nostra città invece, da quanto risulta dai giornali dell'epoca, 6i nota lo spirito di equilibrio di tutto il popolo. Naturalmente all'inizio vi fu un grande entusiasmo in quanto l'Italia riprendeva il suo cammino verso 11 mare Adriatico; il giornale Indipendente di opposizione, che riportava i pareri dei contrari raggruppamenti politici pubblicava alate parole inneggianti alla guerra. Epigrafi guerresche apparvero sulle facciate del Collegio di San Pietro e molti studenti si iscrissero tra i volontari. A Piacenza e provincia circa cinquecento furono i giovani che chiesero di partire con Garibaldi, primo fra rutti Gian Maria Damiani* che era già stato con Ini alla spedizione dei Mille. Lo spirito pubblico, dopo la battaglia di Custoza in scosso; Piacenza invece apprese la notizia con grande dignità anzi un giornale propose che si arrestassero o si punissero coloro che spargevano notizie allarmanti o tendenziose.
Il prof. Giuseppe Berti nella comunicazione: Raggruppamenti politici a Pia' censo nel 1866, ha premesso che i raggruppamenti si sono presentati piuttosto come movimenti delle note idee: liberale, cattolica, social-progressista, centralizzate in determinati ambienti, che non come partiti organizzati. La relazione è stata documentata da carteggi inediti e circolari governative riservate, giacenti negli Archivi di Stato di Milano, Parma e nell'Archivio Centrale di Roma. Il contenuto della relazione, piuttosto complessa e approfondita, sarà pubblicato negli Atti della Deputazione. Alla fine della sua esposizione, il relatore ha tratto varie conclusioni; che la guerra del 1866 affondava le sue radici nel terreno sociale ed economico, aspetto evidente nei moderati piacentini, applicati prevalentemente all'attività amministrativa; evidente nei clericali, impegnati nel settore civile, assistenziale, etico; evidente nei progressisti, presi dai problemi della classe operaia. La frazione più estesa operante e costruttiva del gruppo liberale piacentino era quella moderata. Il raggruppamento cattolico piacentino era validamente guidato da mons. Ranza sui due fronti congiunti clericale e laico, che attuavano il passaggio dalla sparsa presenza amministrativa e assistenziale a quella organizzata. Le forze impegnale erano: la frazione laica-clerico-Iiberale, politico amministrativa, la frazione sociale, assistenziale-associativa, la compagine giovanile studentesca e del ceto medio. 11 raggruppamento progressista e associazionista operaio piacentino risentiva degli ambienti parmense e milanese partecipando all'interno rivolgimento proprio del 1866, nel quale il mondo operaio, abbandonati il bakunjsmo e il mazzinianesimo, si volgeva al socialismo democratico.
Il maestro Dante Rallini ha quindi parlato dei combattenti e dei caduti piacentini nella terza guerra d'indipendenza, il cui numero è incompleto mancando un'opera organica per le tre guerre risorgimentali; tuttavia si può affermare che il numero dei volontari si aggiri sui quattrocento; i caduti sono solamente una decina di Piacenza e di alcuni paesi della provincia, fra cui Nibbiano, Fiorcnzuola, Riverga ro; essi caddero a Custoza, nel Tirolo. a Lisu. Non si sa di preciso quanti furono i feriti, ma tra essi' vi furono tanti membri dell'aristocrazia quanto umili popolani. 11 Rallini, dopo avere accennato all'opera del dott, Bissi, che organizzò il primo nucleo della Croce Rossa piacentina, ha auspicato clic i nomi dei gloriosi caduti