Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ECCLESIASTICI ROMA; REPUBBLICA ROMANA 1849
anno <1967>   pagina <349>
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Vitti dell'Istituto
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del *66 trovino positi sotto le urcute del Palazzo Gotico assieme a quelli delle altre guerre*
Serafino Maggi La Piazzaforte di Piacenza nel 1B66), ha trattato dell'importanza di PiaceDza( che con Alessandria e Bologna costimi i cardini della difesa tattica, in quanto doveva difendere verso nord, est, sud la nuova nazione italiana e contenere gli annerili, che avrebbero potuto provenire dal quadrilatero austriaco. Intenso e frenetico fu il convogliamento di truppe, quadrupedi, viveri, armi (nella nostra città erano 43.000 nomini più la truppa di presidio e 200 bocche da fuoco); furono organizzali servizi sanitari, fu posta la prima pietra dell'Ospedale Militare, attorno a Piacenza furono stanziati rilevanti contingenti di truppe anche per ingannare gli Austriaci sui possibili spostamenti che potevano avvenire sui due lati del Po. La stazione di Piacenza ebbe un intenso movimento di truppe e di Convogli. Per la prima volta nella storia dello Stato italiano si effettuavano senza studi preventivi spostamenti di uomini e materiali su strada ferrata.
Momenti di orgasmo e tensione si ebbero nella piazzaforte dopo la tragica giornata di Custoza, ma i successivi svolgimenti della guerra evitarono che Piacenza si trasformasse in un baluardo di prima linea.
Nel quadro della storia della unificazione legislativa dello Stato italiano creato dal Risorgimento e coronato dalla emanazione dei Codici entrati in vigore, un secolo fa, nel 1866, il prof. Emilio Nasalli Rocca ha esaminato la posizione dei giuristi e uomini politici piacentini e parmensi. Costoro, provenendo da una valida scuola di alte tradizioni sia universitarie che forensi, seppero unire profonda dottrina e slancio verso le esigenze giuridiche della nuova società italiana, partecipando alla vita politica e a quella delle alte magistrature giudiziarie e amministrative del Regno ai primordi della sua vita unitaria. Diversi di essi furono valorosi collaboratori, alle Camere e nelle Commissioni, della elaborazione dei vari Codici. Si debbono ricor­dare per le nostre regioni: Pietro Gioia, Carlo Fioruzzi, Filippo Grandi, Giuseppe Piroli, Gianbattista Nicolosi e ancora Leonzio Armelonghi e Giuseppe Manfredi. Particolare rilievo per questi tecnici del diritto, cooperatori di quell'opera codifica­trice, offrono però le figure di Luigi Gorra proceduralista, di Giuseppe Borsoni che, ad una prima intesa opera culturale sociologica, unì verso la fine della sua esistenza, una particolare attività di commentatore del nuovo Codice di procedura penale e di materie penalistiche. A costoro si debbano associare per una operosità che, iniziata ai tempi propriamente detti dell'unificazione, prosegui validamente anche nei decenni successivi illustri cattedratici delle rinomate Università italiane, come Francesco Saverio Bianchi, autore di un classico Corso di Diritto civile e Paolo Cipelli.
È necessario anche segnalare le importanti Osservazioni giuridiche, dettate dall'esperienza, che la Magistratura degli ex Ducati, nel complesso dei suoi organi, inviò su richiesta del Ministero > per la preparazione dei Progetti dei nuovi Codici fin dal 1860. Tutte attività, a vari livelli, singoli e collettivi, dogmatici, pra­tici, politici che convalidano, con maggiore o minore ampiezza di risultati, l'impor­tanza ebe elementi piacentini e parmensi ebbero nei secoli e mantennero sempre nel campo degli studi delle dottrine giuridiche.
Il dott. Corrado Sforza Fogliani (L'unificazione amministrativa. Valutazioni e atteggiamenti inacenni) ha esposto i vari giudizi dell'epoca sull'unificazione ammi­nistrativa a Piacenza. Attuata all'inizio in vari modi e parzialmente nelle varie regioni italiane e mano a mano che esse entravano a fare parte del Regno d'Italia, essa venne realizzata in maniera organica con la legge del 186S, della quale il relatore ha preso in considerazione soprattutto: l'abolizione del contenzioso amministrativo e la nuova legge comunale e provinciale.
L'esigenza di questa legge nasceva soprattutto da una nuova necessità di pen­siero per avviare un processo di decentramento in comuni e province più facilmente controllabili dai cittadini. Attraverso le opinioni dei giornali piacentini emerge come tali leggi vennero giudicate nella nostra ritta. I/indipendente, attraverso le parole del giornalista Bianchi affermava che unificare le leggi significa unificare la nazione