Rassegna storica del Risorgimento

COMPROMESSO AUSTRO-UNGHERESE 1867; ITALIA POLITICA ESTERA 1867
anno <1967>   pagina <363>
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II compromesso austro-ungherese del 1867 ' 363
La stessa necessità, di latti, che occorre al di qua della Leitha, per sod­disfare gli Czechi e gli altri Slavi, occorrerà al di là per soddisfare i Croati, i Dalmati, i Serbi e i Transilvani. Se Vienna e Pestìi vogliono rimanere centri senza troppo contrasto devono contentarsi di lasciare grandissima libertà alle membra. E bisogna dire che il paese al di qua della Leitha ha già più giunture ed articolazioni, più divisioni regionali di paesi, che non rtJngheria: cosicché se a Pesili i Magiari non vogliono vedere troppo con­tesa la loro supremazia, dovranno creare al settentrione del Regno un'auto­nomia rutena, come n'hanno una croata al mezzogiorno, ed una transil-vana all'oriente... Ma chi tiene insieme tanti popoli mentre sono soggetti a questo lavorìo di trasformazione interna? Non hanno che due vincoli soli, la lealtà tradizionale alla dinastia e la paura della Russia. Basteranno? Non sarà ogni tentativo d'interna ricostituzione reso vano dalla sempre imminente dissoluzione della Turchia? L'Austria sarà abbastanza cauta da persuadersi che 35 milioni di popolo le bastano, e che non le può giovare l'accrescere la forza ed il numero del suo elemento slavo, aggiungendovi altri popoli della stessa stirpe, ora soggetti al sultano? Intenderà che il suo utile sta nel lasciar creare a' suoi fianchi uno Stato, cui l'ingrandimento della Russia faccia ombra non meno che ad essa, cosicché se ne possa gio­vare, senz'aver ragione di temerlo? .
Questi interrogativi, messi innanzi alla vigilia di grandi decisioni costi­tuzionali da Ruggero Bonghi, rappresentano indubbiamente quanto di più intelligente ed informato, in tutto aderente alla situazione interna austriaca ed a quella generale centro europea e balcanica, sia uscito dalla penna di commentatori italiani. Tenere conto dell'elemento slavo, del suo peso poli­tico e numerico, quanto alla concessione di ampie autonomie; mettere in guardia l'Austria perché non si faccia tentare da accrescimenti territoriali nell'area balcanica, con la conseguenza di veder aumentata la consistenza dell'elemento slavo dell'Impero; esortazione ad essa perché guardi lontano e preferisca ad un proprio ingrandimento la formazione ai suoi confini di un forte Stato jugoslavo; tutto questo mostra come vi sia da parto italiana un contributo sincero ed obbiettivo al rinnovamento interno dell'Impero ed uno sforzo di fare comprendere come qualsiasi mutamento costituzio­nale sarebbe stato vano ove non avesse riconosciuto agli Slavi il peso poli­tico loro spettante; anche in clima di dualismo, quello che viene auspicato è un regime di sostanziale parità degli Slavi della Monarchia con le altre nazionalità storiche . Naturalmente, al Bonghi non fa difetto un certo scetticismo circa le capacità della classe dirigente austriaca ed ungherese di ascoltale la lezione della realtà. Questo scetticismo sarà la nota domi-
i) R. BONGHI* L'Austria 1865-1866, in Nuova Antologia, 1866, voi. IH, pp. 175-176.