Rassegna storica del Risorgimento
COMPROMESSO AUSTRO-UNGHERESE 1867; ITALIA POLITICA ESTERA 1867
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1967
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// compromesso austro-ungherese del 1867 367
Su questo tono di scetticismo sottolineando che i progressi sono finora più apparenti che reali il giornale continua il 1 febbraio 1867, nonché 1*8 e il 10 febbraio, mentre il 1 marzo esso scrive: Se anche il signor Beust fallisce nel suo tentativo converrà pur confessare che il problema di cui l'Austria cerca la soluzione è un problema insolubile. Noi del resto ne siamo da lungo tempo convinti: quando l'Austria cesserà di essere potenza tedesca forse potrà rifare la sua fortuna .
Più ottimista, invece, la moderata Opinione, che riflette per gran parte la valutazione degli ambienti governativi. Per essa a raccomodamento col-l'Ungheria è uno dei perni della politica austriaca, anzi è il solo mediante il quale una politica è possibile per lei (3 febbraio 1867); infatti, scrive il giornale il 6 febbraio, se si guarda alla politica interna, gli anni che trascorsero dalle sanguinose e crudeli repressioni del 1849 in poi, hanno provato che se l'Ungheria non può abbattere né svincolarsi dall'Impero, può però paralizzare gran parte delle sue forze, e rendere vano ogni ordinamento interno, ogni efficace e reale rappresentanza del centro. Se poi si guarda al di fuori, all'influenza, all'azione che l'Austria vorrebbe esercitare nella politica estera, apparisce manifesto che quella influenza, che quell'azione, singolarmente là dove essa vorrebbe più esercitarla, vale a dire in Oriente, non possono ricscire efficaci ove le manchi, per così dire, la base naturale d'operazione, che è l'Ungheria . Il rafforzamento dell'Impero e le sue possibilità di azione internazionale, specie nel settore danubiano-balcanico ed in rapporto alla questione d'Oriente, sono dunque condizionate da una intesa franca e leale con la nazione ungherese.
Non mancano, naturalmente, le difficoltà, che sono varie e complesse e che si riassumono tutte nel problema nazionale. Come sottolinea H. Hantsch, gli uomini di Stato magiari avevano difeso con successo i diritti propri dello Stato magiaro. Essi, con l'incorporazione della Transilvania e del Regno di Croazia-Slavonia avevano ricostituito l'integrità della Corona di Santo Stefano, ma con questo avevano trasformato lo Stato magiaro da nazionale in Stato di nazionalità , determinandosi così ben presto una frattura fra la nazione (considerando tale solo quella magiara) ed il a popolo . Quanto ai Cechi, giusto nel 1865 F. Palacky aveva continuato a sviluppare nel suo libro Idea siala Rakoukého (L'idea statale austriaca) il suo programma federalistico: nessuno Stato sovrano, ma distinzione fra governo imperiale e governi locali, con attribuzione a questi ultimi di larghe competenze autonome, specie in fatto di pubblica istruzione, giustizia, economia. Per lui il dualismo avrebbe condotto con sé una radicalizzazione dei contrasti nazionali: a II giorno in cui sarà proclamato il dualismo, egli scrisse, si avrà nello stesso tempo con irrevocabile necessità la nascita del panslavismo, almeno nella sua forma più simpatica ... Noi Slavi guardiamo ad