Rassegna storica del Risorgimento

COMPROMESSO AUSTRO-UNGHERESE 1867; ITALIA POLITICA ESTERA 1867
anno <1967>   pagina <371>
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Il compromesso austro-ungherese del 1867 371
opera dì informazione sui problemi nazionali della Monarchia degli Absburgo, in collegamento anche con Prie e con la sua Correspondance Tchèque. Suo scopo come ebbe a scrivere a Fric era quello di sprovincializzare i mag­giori organi italiani, renderli sensibili ai maggiori problemi europei, tenendo in vita la convinzione che il sistema dualistico non aveva affatto esaurito le questioni nazionali nell'ambito di quella che ormai si chiamava la Du­plice Monarchia.
Vista dunque panoramicamente, la presenza degli Italiani e del­l'Italia come diplomazia e pubblica opinione di fronte ai problemi aperti dal Compromesso fra la Corona e l'Ungheria è particolarmente attiva e vivace. Con diversi accenti e differente sensibilità Funa e l'altra finiscono per sottolineare che il Dualismo non era poi quel toccasana che il conte Beust si aspettava. Più ottimistico, forse più miope, il giudizio dei rappre­sentanti diplomatici, i quali nei pochi mesi dalla ripresa delle relazioni fra Italia ed Austria si trovano impreparati ad emettere un giudizio che vada al di là delle idee espresse dai circoli ufficiali della corte e dell'ammi­nistrazione. Ben altra consuetudine con i problemi dell'Impero occorreva avere per comprendere a fondo il travaglio costituzionale o, meglio, il dram­matico secolare problema di far convivere, nella cornice dinastica absburgica, stirpi tanto diverse, ormai in piena ascesa nazionale. Pochi mesi di sog­giorno non erano certo sufficienti e cosi si spiega come all'acutezza di certi giudizi generali non si affianchi una visione più varia e articolata delle situa­zioni particolari.
Quale eredità risorgimentale, rimane, però, sempre viva, anche nella diplomazia la sensibilità di fronte al problema nazionale. Questa sensibilità si nota soprattutto nella pubblica opinione, specie in organi della Sinistra, come 11 Diritto o La Riforma, così vicini a Mazzini e a Garibaldi ed al movimento garibaldino. Come l'idea centrale del Risorgimento italiano, comune in particolare a Mazzini e a Garibaldi, era che lo sforzo nazionale e risorgimentale italiano non poteva dirsi esaurito ove, in Europa, non fossero soddisfatti gli altri risorgimenti nazionali, così si comprende come il Dua­lismo fosse interpretato per quello che era: un freno allo sviluppo nazio­nale delle popolazioni slave e romene della Monarchia, a favore del predo­minio delle due nazionalità storiche , gli Austro-tedeschi e i Magiari. E poiché, sin dal 1848-49 e poi con Cavour e quindi in vista della guerra del 1866, in sede governativa o tramite Mazzini e Garibaldi, i problemi nazionali della Media Europa e dei Balcani erano stati fortemente sentiti come vicini e strettamente legati al problema italiano, così con la conclusione della guerra del 1866 e col Dualismo per la coscienza politica italiana era un pezzo di Risorgimento che se ne andava. Un altro capitolo di esso si era stabilmente concluso.
ANGELO TAMBORRA.