Rassegna storica del Risorgimento

MILLE (SPEDIZIONE)
anno <1967>   pagina <386>
immagine non disponibile

386 Rocco Vincenzo Miraglio.
colla condizione che fosse riconsegnato, tantoché la di lui persona non avesse più interessato le viste del governo austriaco >
Dopo due mesi, non potendo più oltre tenersi sulla negativa, confessò, senza compromettere alcuno, anzi addossandosi colpe non sue. La mia confessione fu quella d'un uomo, che va altiero per tutto che ha fatto e giammai si pente del suo operato. Difatti, interrogato perché cospirassi contro l'Austria e non contro il duca di Modena e come avessi assunto il suddetto incarico, risposi che avevo cospirato contro l'austriaco impero nel Lombardo-Veneto, affine di ottenere con maggiore facilità l'emancipazione del mio paese, laddove non sa­rebbe stato tanto facile il conseguirla con una cospirazione contro il regnante estense, per essere quello Stato una particella piccolissima in confronto del re­gno lombardo-veneto e che, ottenuta l'indipendenza del suddetto regno, ne conseguiva di necessità la caduta del ducato modenese... Chiusi poi il costituto dettando la mia professione di fede nei seguenti termini: essere stato sempre mio desiderio l'emancipazione degli Stati italiani dal governo austriaco, l'indi­pendenza e unità di tutta Italia ed esserlo anche presentemente, senza pensare a forma alcuna di governo, né alla dedizione al Piemonte da me sempre avversata, spettando alla nazione unita, emancipata e libera l'erigersi sotto quella forma di governo, che le fosse più opportuna e convenevole .2) Coraggio a tutta prova fierezza e dirittura di carattere promanano da tutto l'atteggiamento del Monta­nari e s'impongono all'ammirazione di chiunque senta quanto sia difficile assu­merlo e mantenerlo. Ma non era ancora suonata la sua ora, sebbene egli non si facesse illusioni e si preparasse ad affrontare impavido la morte: il 19 marzo 1853 Francesco Giuseppe decise infatti di sopprimere il processo per alto tra­dimento, che si stava istruendo a Mantova: tutti gl'imputati fruirono dell'in­dulto, tranne il Montanari, che il 9 aprile fu invece tradotto al confine della Moglia di Gonzaga e di qui a Modena, per essere giudicata da un'apposita com­missione militare, a norma dell'editto ducale del 17 sui delitti di lesa maestà e di offesa dei pubblici funzionari verso uno Stato estero e amico e in aperta violazione del giure, giacché gli si conferiva valore retroattivo.
Tale commissione l'assolse il 28 luglio, ma Francesco V non si tenne pago e lo sottopose al giudizio d'una nuova commissione militare, chiedendo ad un tempo al feldmaresciallo Culoz, già presidente di quella di Mantova, se il Montanari, qualora non fosse stato riconsegnato prima al governo estense < e fosse stato arrestalo in territorio austriaco, avrebbe fruito della grazia concessa dall'imperatore agli altri coinquisiti.
La risposta era ovvia: arrestato in territorio austriaco, l'imputato sarebbe stato senz'altro accusato d'alto tradimento e in nessun caso, data la gravità del reato, sarebbe stato proposto per la grazia sovrana. La via era segnata e il 18 ottobre la nuova commissione, pur riconoscendo mancare la prova che il Mon­tanari avesse mirato a rovesciare, ad eccezione del governo austriaco, gli altri governi d'Italia e quindi il governo estense e pur ammettendo che il reato da lui perpetrato si limitava alla rea intenzione di distaccare violentemente, d'accordo col comitato rivoluzionario di Mantova, il regno lombardo-veneto dal complesso dei paesi componenti l'impero austriaco , lo condannò quale
l) Sac F. CKHETTI, Biografie mirandolesi, tomo II (L.O.), Mirandola, tip. C. Grilli, 1902, p. 198.
3) Da unu lettera del Montanari alla contessa d'Arco in DB CASTRO, op. eie* pp. 433434.