Rassegna storica del Risorgimento
MILLE (SPEDIZIONE)
anno
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1967
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398
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Rocca Vincenzo Miraglio
RAINIERO G. B. TADDEO TADDEI
di Giacomo di Taddeo e di Casali Anna di Prospero, n. a Reggio Emilia (Battistero) il 4 aprile 1827.
Nato da famiglia agiata di principi liberali e perciò educato all'amor di patria, fin dai primi anni si mostrò politicamente insofferente e fa tanto inviso ai gesuiti della sua città, che dovette condurre a termine a Parma gli studi secondari.
Ammesso nell'istituto dei cadetti matematici pionieri in Modena il 4 novembre 1844, interruppe gli studi, che qui duravano sei anni, il 25 gennaio 1848 e il 30 marzo successivo assunse le funzioni di luogotenente nella 3a centuria volontari della colonna mobile modenese e reggiana, comandata dal magg. Lodovico Fontana, colla quale ricevette il battesimo del fuoco a Governolo il 24 aprile. Passato l'il maggio come volontario nel btg. zappatori modenesi al servizio del governo provvisorio di Lombardia, ne fu dimeso 1*11 agosto per effetto dell'armistizio Salasco.
Rimpatrialo, cospirò, mantenendosi in continua corrispondenza coi patrioti lombardi ed emiliani e cogli esuli estensi nel regno di Sardegna; ma, venuto in sospetto alla polizia ducale, per consiglio di un amico di famiglia prese il largo, riparando in Liguria e, giacché aveva conseguito la laurea d'ingegneria nell'università di Modena il 6 febbraio 1849, potè esercitare la professione ai confini della Lunigiana, allora una delle zone più nevralgiche dell'intera penisola.1)
Rivestì di nuovo l'uniforme il 10 maggio 1859 come ff. di Igt nella 6a cp. dei cacciatori della Magra e il 7 agosto fu promosso capitano nello stesso corpo, che nel frattempo era sdoppiato in due rgl, assumendo il comando della la cp. del 1, destinato a diventare il 1 gennaio il 41 rgt. ftr. della brig. Modena; ma in questo periodo non ebbe la ventura di partecipare a vere e proprie operazioni di guerra.
Dimesso il 10 febbraio, a Tal ani OH e fu assegnato come semplice camicia rossa alla lsl cp.; ma spiegò tale valore a Calatafìnii, che, ferito il Palizzolo, assunse in Alcamo il comando della 4". Io vengo a voi non siccome capitano, ma qua! compagno d'armi; in me avrete un amico, un fratello. So che abbandonaste la vostra casa per il trionfo d'un principio, tengo però inutile l'esortarvi ad esserne degni propugnatori. Ciascuno, ponendosi la mano sul cuore ed ascoltandone i generosi slanci, apprenderà quali siano i doveri del soldato e saprà compierli. Già voi otteneste il battesimo del fuoco e continuerete con perseveranza nell'ardua, ma splendida via, sulla quale siete incamminati . Con queste nobilissime parole si rivolse ai suoi commilitoni nell'atto stesso, in cui assumeva il comando, e per tal modo guadagnava fin dal primo istante l'animo loro; né smentì mai le benevole parole di quel giorno, che anzi li colmò di sollecitudini e fu davvero per loro amico e fratello.2) Il suo valore rifulse ancora all'alba del 27 maggio all'assai Lo del ponte dell'Ammiraglio, ove toccò una ferita d'arma da fuoco, fortunatamente non grave, alla mano sinistra, che per altro non gl'impedì di proseguire nell'azione in città. Costituitasi la I brig.
'-i> G. POMELLI, / due gemetti, di.
2) G. CAPUZZJ, La spedizione di Garibaldi in Sicilia. 3* ed., Brescia, F. Apollonio e C, I960, pp. 56-57. Il Capnzzi, volontario della 4* cp., fu testimone oculare.