Rassegna storica del Risorgimento

MONTANELLI GIUSEPPE POESIE
anno <1967>   pagina <405>
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UN'ODE DI GIUSEPPE MONTANELLI A ROMA
La solenne popolare dimostrazione di ieri ci porge opportnnissima l'occa­sione di pubblicare una poesia su Roma del professore* ed ora deputato, Giu­seppe Montanelli : così, il 2 febbraio del 1862, il supplemento al n. 263 della Nuova Europa presentava ai suoi lettori la saffica montanelliana che qui pub* blichiamo e della quale abbiamo trovato una precedente redazione manoscritta fra le Carte Montanelli dell'Istituto mazziniano di Genova. *)
Non si tratta di un componimento d'eccezionale validità poetica, anche se non vi mancano versi di buona fattura letteraria e talora addirittura efficaci; ci sembra, tuttavia, che esso possa valere come testimonianza dell'atteggiamento dell'ultimo Montanelli su due problemi politici allora fondamentali: il pro­blema romano e la politica napoleonica in proposito.
L'idea di Roma capitale di un'Italia democraticamente unita, sostanzial­mente non era nuova nel pensiero di Montanelli. Per non spingerci lontano a ricostruirne le premesse, ci basterà notare che già nei capitoli sull'Ordinamento nazionale, pubblicati dal 30 aprile all'8 agosto del 1861 sulla Nuova Europa, dopo avere sostenuto, particolarmente nei capitoli IX e X, la priorità di Roma sugli altri centri regionali ( le succursali di Roma ), egli aveva concluso le sue argomentazioni ribadendo il convincimento che l'idea à'imprefettare l'Italia potè nascere alle falde del Monte Cenisio, ma non sosterrebbe la discussione sulla cima del Campidoglio. Roma non iscambiò mai l'unità coll'uniformità. Roma non può temere che alcuna delle sue figlie succursali concepisca l'insano e parricida disegno di segregarsi dalla madre e dalla patria italiana . È il tema delle prime quattro strofe, che supera l'accenno antipiemontese della prima nella duplice immaginazione della voce ammonitrice di Dante e della passione di Garibaldi.
Più rilevante ci sembra, però, la testimonianza sull'evoluzione del giudizio montanelliano nei riguardi della politica napoleonica. Un'evoluzione per la quale è lecito muovere dalla recisa negazione, sul finire del 1859, che il pen­siero di Napoleone IH potesse essere di dare agl'Italiani una nazione trattan­doli come l'armento umano distribuito e mercanteggiato alla fiera viennese del quindici . All'ora. Montanelli contrapponeva ad un cattolicesimo feudale, assolutìstico* avente il suo sostegno nella corte di Vienna, un cattolicesimo demo­cratico della cui espansione si faceva promotore l'imperatore dei Francesi. An­cora nel gennaio del 1861, negli Schiarimenti elettorali, pur dubitando che l'al­leanza francese potesse essere il perno della politica italiana , si dimostrava convìnto che Napoleone tenesse l'occhio ai Iaberinti che l'Europa feudale a lui ed a noi apparecchiava > e convinto, soprattutto, che personalmente l'impe­ratore fosse stretto alle nostre fortune per nodi più potenti che scritta parola >, sia, cioè, per le giovanili esperienze italiane, sia per quanto il più maturo senno politico doveva suggerirgli. Da qui, la non esclusa ipotesi che egli potesse deci*
i) Di quelle carte abbiam dato più distesa notizia nella premessa alla pubblica-stane di un inedito montanelliano (Un abbozzo di redazione in francese delle < Me­morie* montanelliano), in Rassegna storica toscana, anno XII (1966), n. 2, pp. 213-222
2) Vedi L'Impero, il Papato e la Democrazia in Italia, ristampato in appendice in G. SPADOLINI, Un dissidente del Risorgimento, Firenze, Le Mounier, 1962, p. 157.