Rassegna storica del Risorgimento

anno <1967>   pagina <414>
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414 Raffaello Vergarti
Riapparivano il Negri e il Bernardi, già battuti all'elezione di gennaio. Vari nomi erano presentati dai Comitato dell'emigrazione istriana, senza indicare, però un collegio preciso : ma né questi, né quelli avrebbero avuto alcun seguito. Circolava anche, e con ben maggiore fondamento, il nome del eonte Pietro Venier, la cui candidatura correva tra gli elettori grazie probabilmente a quei canali personali e clientelati che ne avevano resa possibile la sortita del gennaio.
All'avvicinarsi del 10 marzo, giorno fissato per la consultazione elettorale, la campagna del Giornale di Padova per la stabilità, per nn governo forte e autorevole, per deputati ministeriali si faceva sempre più martellante. Anche il prefetto Zini, in una circolare ai sindaci del 28 febbraio, aveva spezzato una lancia in favore del Ricasoli : Il Governo del Re ha... dimostrato di aver piena fede nel maturo senno delle popolazioni: le quali certamente non pos­sono rimanere indifferenti in tanto gravi contingenze; e soltanto per via di coscienziosa e ponderata scelta di nuovi Rappresentanti possono aiutarlo e dar­gli forza per tradurre in atto, e quanto più sollecitamente si possa, quei con­cetti pei quali esso si ripromette l'assestamento della pubblica economia, il riordinamento definitivo della Azienda dello Stato, lo scioglimento della que­stione politico-religiosa, senza detrimento del diritto nazionale... . Quindi lo Zini, memore della forte dispersione di voti avvenuta nel gennaio, si rivolgeva a ciascun sindaco: Voglia la S.V.lll.ma adoperarsi, perché gli Elettori si riunisca­no preventivamente, conferiscano e si concertino tra di loro, e con quanti più sia possibile degli altri Comuni dello stesso Collegio, allo scopo di intendersi e di concretare le candidature, per non isperdere inutilmente i suffragi .') Dopo le elezioni generali dei 10 marzo 1867, che contro le speranze della Sini­stra avevano portato a una Camera poco diversa dalla precedente, l'opposi­zione parlamentare diffuse la voce di forti pressioni governative. *) A Padova, tuttavia, l'assenza di ulteriore documentazione e soprattutto le profonde convin­zioni liberali dello Zini fanno pensare che egli non fosse andato più in là di questo formale intervento.
La riunificazione del partito moderato, la relativa chiarezza delle candì dature e la semplicità della campagna dovevano aver influito favorevolmente sull'elettorato patavino, che dimostrò di aver ormai superato l'incertezza mani­festata nella votazione del 20 gennaio. Il 10 marzo 1867 si recava alle urne infatti il 67 degli elettori, contro il Bolo 55 del gennaio. Anche la disper­sione dei voti registrava una forte diminuzione: i due candidati più votati Piccoli e Venier ottenevano insieme F89 dei voti, contro il 59 del gennaio. Il Piccoli veniva eletto al primo scrutinio.3)
Anche questa volta il successo del Venier doveva attribuirsi a quello stesso settore dell'elettorato, poco politicizzato, conservatore e tradizionalista,
l'aw. Piccoli Francesco >, scriveva con una punta di rammarico il Cavalletto al Bianchi (Lettera cit. del 23 febbraio 1867, in A.C.S., Carte Ricasoli-Bianchi, busta 2, fase. 14/B).
J) A. S. P., Comune di Padova, busta 2474, fase. 12951. Il prefetto ai sindaci della provincia, 28 febbraio 1867 (Circolare a stampa).
-) CiuBBizzt, op. eli., p, 506.
*) Giornale di Padova* Il marzo 1867. Il Piccoli otteneva 293 voti contro i 109 del Venier. Quest'ultimo entrava anche in ballottaggio al collegio di Ete: ma anche qui sarebbe stato battuto dal suo concorrente, Emilio Morpurgo (1J marzo 1867).