Rassegna storica del Risorgimento

anno <1967>   pagina <415>
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Elezioni e parliti a Padova '66-'70 415
che già l'aveva votato in precedenza. ') In ogni caso, questo tipo di resistenza passiva si andava rapidamente assottigliando: la percentuale ottenuta dal Venier sul totale dei voti, che da 122 del 20 gennaio era salita al 44 nel ballot­taggio, cadeva ora nuovamente al 24 . Si trattava sempre, in sostanza, di frange personalistiche, di voti moderati pronti a raccogliersi sul candidato ufficiale al primo apparire di una netta candidatura d'opposizione. Francesco Piccoli invece aveva guadagnato molto terreno: il suo nome, che aveva avuto il 20 gennaio il 37 dei suffragi, poi, al ballottaggio del 27 gennaio, il 56 , raggiungeva ora il 65 . Anche volendo escludere dal computo i pochi voti ottenuti tramite il Circolo Popolare politicamente non omogenei , il senso della progressione non muta. Il Piccoli s'era ormai imposto come il rappresen­tante d'una larghissima maggioranza del moderatismo patavino. Erano così gettate le basi della sua lunga carriera parlamentare.
7. - Dopo il 10 marzo 1867 i moderati patavini, che in vista delle elezioni avevano superato i vecchi rancori e s'erano ritrovati compatti nella Associa­zione Elettorale, non disponevano tuttavia d'una propria organizzazione unir taria a carattere permanente. Da parte loro i progressisti raccolti nel Cir­colo Popolare avrebbero perseguito ancora per lungo tempo la politica cauta e conciliante cui s'erano ispirati in quell'occasione. Neppure la questione dell'asse ecclesiastico e l'acuirsi della questione romana nel corso del '67 dovevano esser fomite di gravi dissensi tra le due componenti della vita poli­tica patavina.
Il progetto di legge del Rattazzi sulla liquidazione dell'asse ecclesiastico
che lasciava impregiudicato, per ora, il problema della libertà della Chiesa
fu hen accolto da un vasto arco delle forze parlamentari, e avversato da una piccola minoranza in cui spiccavano, accanto ai così detti clerico-moderati, molti dei nuovi deputati veneti. Il 28 luglio 1867 questi ultimi votavano contro l'art. 17 del progetto di legge, sul quale il Rattazzi per tagliar corto alla di-Ecussione aveva posto la questione di fiducia. Le accuse di clericalismo fiocca­rono, al di qua e al di là del Mincio.s) Tra i deputati della provincia di Padova, avevano votato no Andrea Cittadella e Francesco Piccoli, il quale dava, in questa occasione, un primo saggio delle sue tendenze politiche.s) I moderati patavini, che pur non erano tutti d'accordo col Piccoli, tacquero;
1) Tale settore doveva essere almeno parzialmente rappresentato nell'Associazione Elettorale, se questa, m occasione del ballottaggio a Este, si pronunciava il 13 marzo a favore del Venier. In seguito a ciò, tuttavia, buona parte del Comitato dell'Associa­zione si dimetteva per protesta. Il Giornale di Padova, nella stessa occasione, ap­poggiava il Morpurgo, e cosi pure il Circolo Popolare {Giornale di Padova, 14 e 15 marzo 1867).
2) X*a Libera Stampa, 30 agosto 1867 (f deputati della nostra provincia). Al parlamento, i voli contrari all'art. 17 erano stati 50.
3) Giornale di Padova, 31 luglio o 1 agósto 1867. Il Cittadella difese il suo operato in una lettera agli elettori del 10 agosto, nella quale egli motivava il suo rifiuto in base a considerazioni d'ordine economico-sociale (v. A. MANETTI;, Cronaca di Padova, cit, II ce. 72 r.-7S r.jh-
II Piccoli sostenne essere stato, il suo, soltanto un giudizio di carattere tecnico Bttll'operazione finanziaria prevista dall'art* 17. V. Giornale di Padova, 5 agosto 1867 (Lettera al giornale del Piccoli, 1 agosto 1867); Discono dell'ex-deputato Fran­cesco avi!. Piccoli... 1870, eit.