Rassegna storica del Risorgimento

anno <1967>   pagina <416>
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416 Raffaello Vergarti
i progressisti, che avevano sostenuto la sua candidatura nel marzo '67, dovet­tero limitarsi ad esprimere il desiderio che il... deputato Piccoli in avvenire [volesse] farsi più rettamente interprete delia maggioranza dei suoi elet­tori .J)
Ripercussioni più profonde dovevano avere a Padova i moti nell'agro romano del settembre-novembre 1867. Nella prima fase, quando grazie anche alle ambiguità del Battezzi pareva trattarsi d'una insurrezione divampata entro i confini dello Stato pontificio, tutti i liberali, moderati e progressisti, se­guirono gli eventi con entusiasmo e con grandi speranze. Si costituiva un co­mitato per l'insurrezione romana si apriva una sottoscrizione che in pochi giorni s'arricchì di tutti o quasi i grandi nomi di Padova: Cavalletto e Tolomei, Morpurgo e Malata, e cosi via. Il 6 ottobre il progressista Gaspare Pacchierotti teneva un comizio popolare alla presenza di circa tremila persone, al quale tuttavia i moderati brillarono per la loro assenza ;s) subito dopo veniva votato per acclamazione un indirizzo al governo, dove si reclamava Roma ca­pitale d'Italia.
Ma quando fu chiaro che non si trattava di insurrezione, bensì d'una spe­dizione garibaldina; e soprattutto quando, dopo le dimissioni del Rattazzi, fu chiaro che il Menabrea intendeva applicare la Convenzione di settembre e abbandonare al loro destino l'esercito dei volontari, i moderati si ritrassero. L'ordine, la stabilità, l'autorità del governo erano i valori supremi: Roma poteva anche aspettare.8) I democratici rimasero soli a lamentare il sangue versato a Monterotondo e Mentana, a imprecare contro il governo, il papa e i Francesi. A livello nazionale, la stampa d'opposizione scatenava una vio­lenta campagna contro il Menabrea; a Padova, le facevano eco L'Antenore e La Lìbera Stampa.*) Com'era successo nel gennaio in conseguenza della po­lemica sul governo Ricasoli, i moderati serrarono le file.
Mentana faceva rabbrividire i moderati. L'idea che si potesse impadro­nirsi di Roma, senza il permesso di Napoleone HI, senza i mezzi morali, a colpi di fucile, da qualche migliaio di volontari guidati da Garibaldi, irritava gli autoritari. E si vide allora, sotto la protezione del generale Menabrea, alla nefasta ombra della reazione contro il movimento verso Roma, sorgere a Padova V'Untone Liberale ! approvarne il contegno, stringersi in braccio chi aveva arrestato Garibaldi a Figline, solo, senz'armi, vinto, ma più grande di prima . ) Il 20 gennaio 1868, in una riunione che vedeva tra i partecipanti il Cavalletto, il Meneghini, il Tolomei, il Malata, il Coletti, il Rosanelli, il Saloni, il Luzzatti e molti altri moderati, veniva fondata l'Unione Liberale di Padova. Nella deliberazione votata la sera stessa alla quasi unanimità si di­chiarava: Essere necessità per l'Italia di seguire un indirizzo pratico e fermo, lo. avere... governo deciso, stabile e autorevole, Riporre essa piena fiducia nel-
1 Giornale di Padova, 17 agosto 1867 (Ordine del giorno votato dal Circolo Popolare il 16 agosto 1867).
2) L'Antenore, 7 ottobre 1867. A. MANKTTI, Cronaca di Pndovu, cir., II, e. 78v. 82 r.
8) L'Avvenire, 21 aprile 1870 (Il Circolo Popolare).
*) Angelo Wolff, il giovane direttore della Libera Stampa, era partito volontario per il Lazio, dove rimase fino alla giornata di Mentana. Dorante la sua assenza aveva affidato la direzione a no amico, dui quale non e fatto il nome,
5) C. Tmaom, Le elezioni politiche ciL, p. 4.