Rassegna storica del Risorgimento

anno <1967>   pagina <421>
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Elezioni e partiti a Padova '66-70 421
differenza dei deputati veneti, la questione si era arenata. ') Rimanevano cosi in vigore nel Veneto quasi tutte le leggi austriache, il codice civile, il codice penale, i due codici di procedura, il codice di commercio, e così via. Soltanto nel 1869 il ministro De Filippo, obbedendo al voto della maggioranza della Commissione, presentava un progetto di legge che estendeva alle pro­vince venete e a Mantova l'intera legislazione italiana.
Tra i progressisti patavini le posizioni non erano unanimi sulla que­stione: vi era chi reclamava l'immediata, completa unificazione, e chi invece la voleva graduale nelle materie e nei tempi.2) Certo, nessuno di loro condi­videva la posizione radicalmente negativa assunta da Francesco Piccoli nella discussione del progetto di legge.8) Per le ragioni più diverse, il Piccoli si disse contrario all'estensione d'una parte rilevante delle leggi italiane: a suo parere alcune di esse erano tecnicamente inferiori alle austriache, mentre per altre come il codice penale era opportuno attendere le importanti riforme che da tempo erano nell'aria. Anche Emilio Morpurgo, deputato di Este, esprimeva di li a poco analoghi concetti.
Il dissenso su questo punto era profondo, e doveva essere espresso con vio­lenza sui fogli progressisti e democratici rappresentati allora, a Padova, solo dall'aurora. La questione dell'unificazione legislativa involgeva tutti gli aspetti della vita civile e politica nel Veneto: quivi ogni pubblica libertà sancita dallo Statuto del regno era recisamente contraddetta e negata dai codici...>; le libertà personali, d'associazione, di culto, di stampa erano alla mercè dell'in terpretazione più o meno evolutiva delle leggi esistenti, dello spirito più o meno liberale degli amministratori e dei giudici chiamati ad applicarle.4) V'era una diversità di trattamento inammissibile, specialmente in materia penale, fra i cittadini d'un medesimo Stato... .5) V'erano casi di giornali sequestrati e incriminati, a Padova, per aver riprodotto articoli che erano pas­sati inosservati in altre città del regno. ) Non erano ancor giunte, nel Veneto, istituzioni come il matrimonio civile e i giurati, che erano nei voti di tutti i sinceri liberali.7) Le posizioni di certi moderati superavano qui i limiti d'una legittima istanza regionalistica e dimostravano, nell'attaccamento al passato re­gime, un carattere intimamente reazionario.
In questo clima si delineava a Padova una netta ripresa del movimento d'opposizione, nel quale confluivano, oltre agli studenti e più tardi profes­sionisti democratici, anche parecchi giovani ex-emigrati che dopo il '66 erano vissuti in disparte, senza approvare né combattere l'onnipotenza moderata.8) Dal 20 novembre 1869 il presidente del Circolo Popolare, Gaspare Pacchierotti, cessava di far parte della Giunta municipale non si sa se per propria volontà o perché estromesso dai moderati. Pare che nel Circolo acquistassero maggior peso, ora, gli elementi meno disposti ai compromessi e di più netta fedo demo-
!) Discorso delVex deputato Francesco ava. Piccoli... 1870, cit. 2) Giornale di Padova, 11 marzo 1869. s) F. PICCOLI, Discorso pronunciato V8 giugno 1869 cit. <) L'Aurora, 14 e 15 giugno 1869 (La unificazione legislativa del Veneto). B) Discorso del R. Prefetto cav. marchese Poverelli all'apertura del Consiglio Provinciale di Padova, seduta 4 settembre 1871, Padova, 1871, p. 7. 0) Avanti Sempre!!!, 31 luglio 1870. 7) L'Avvenire, 30 aprile 1870 (A rivederci!). S) C. TIVAHONI, Le elezióni politiche CJL, p. 5.