Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELLA SEGRETERIA DI STATO DEI BORBONI DI NAPOLI
anno <1967>   pagina <468>
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Libri e periadici
modo die il libro del C. risulta non solo un lavoro speri fico ma anche nn notevole contributo alla storia brasiliana. Un pò* brevi* forse, le pagine dedicate al lercio napolitano e alla guerra contro gli Olandesi, soggetto, del resto, già studiato in Brasile, in Olanda e in Balia: per quanto ci riguarda basti ricordare le pubbli* cazioni del Dona.
Quanto l'A. scrive sullo Zambeccari, Garibaldi e la guerra farropa può, a nostro avviso, servire di utile integrazione alle altre opere sul medesimo argomento e in particolare ai lavori del Varzea e dello Spalding, ancora eccellenti, ma ormai, almeno in parte, sorpassali.
Le pagine migliori del lavoro del C. sono dedicate alla emigrazione di massa e alle sue conseguenze sociali. Preciso è Tesarne del periodo tra il 1885 e il 1900, quando l'artificioso aumento della emigrazione sussidiata i> minacciò di una seria crisi economica sia parte del Brasile sia le nostre collettività: a questa situazione pose rimedio il decreto Pr inetti (1902) eli e sospese le licenze per trasporto di emigranti a viaggio gratuito.
La vasta serie di tabelle statistiche riportate dall'A. rappresenta un sussidio particolarmente utile per l'esame dell'attività economica, specie per quanto si rife­risce all'origine e sviluppo dei grandi complessi agricolo-industriali (Crespi, Limar-della, Mata razzo ecc.).
Dalla lettura appare evidente che il Ci puntualizza la sua attenzione su Sao Paulo e il suo Stato: il che è allo stesso tempo un pregio ed un difetto. Non v'è dubbio che la maggioranza degli oriundi italiani vive nello Stato Pontista, pero il lavoro del Ci avrebbe meritato, non fosse abito che per un maggior equilibrio nel­l'economia generale del libro, che un eguale sforzo di ricerca fosse stato effettuato anche negli altri Stati brasiliani.
Un ampio materiale iconografico è allegato al volume e rappresenta uno dei non ultimi pregi di quest'opera altamente interessante.
RAOUL GUÈZE
E. J. HOBSBAWM, 1 ribelli. Forme primitive di rivolta sociale (Sàggi, 386); Torino, Einaudi, 1966, in 8, pp. 265. L. 2500.
Forme primitive di rivolta sociale suona il sottotitolo italiano di un'opera che anche nell'originale inglese sottolineava la primitività come nozione fondamen­tale dell'indagine. Essa va invero tenuta ben presente per poter rettamente giudicare di un lavoro che s'inquadrerebbe altrimenti con facilità nella cornice dell'anarchismo o del titanismo più o meno romantici. Primitivo rispetto a che, tuttavia? Rispetto alle forme più evolute di organizzazione politica del movimento operaio, risponde l'A., per cui di ribellismo (vorrei dire di storia in generale) non si può cominciare a parlare se non a partire dalla rivoluzione industriale, dalla posizione marxistica* mente (e più o meno dogmaticamente) corretta di postulati quali lo sfruttamento capi* talistico, il proletariato operaio, la lotta di classe e via dicendo. È evidente che un'impostazione siffatta lascia quanto meno perplessi noi lettori italiani, che siamo oltre tutto i più direttamente interessati a tali vicende, la maggior parte del libro articolandosi nel nostro Mezzogiorno. Che il brigantaggio nasca dopo l'unità, che la mafia sia in qualsivoglia modo nn fenomeno di rivolta sociale, che la camorra sia a sua volta pura manifestazione di criminalità, che il millenarismo di Lazzaretti possa prescindere dalla psicologia individualistica dei minatori dell'Annata, tutte queste sono proposizioni che lasciano sconcertati. L'impostazione dell'A. (studiare il pro­cesso di adattamento o di fallimento di moltitudini politicamente e socialmente squalificate nel tessuto della società capitalistica) è corretta ed altamente opportuna, cosi come benemerita ò l'attenzione da lui concentrata sul perenne fermento preparatore degli scoppi rivoluzionari* sulla convergenza del bandito e del sovrano assente e lontano nella rivendicazione di una superiore giustizia conculcata dal potere locale. Sono gli esempi che non brillano per felicità, e ciò, ripetiamo, specie a propo­sito dell mafia interpretata come rivolta sociale regionalistica contro le delusioni